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“Spese Facili” in Consiglio regionale:
condannati Spacca e Bugaro

IN AULA - Le pene della Corte d'Appello di Perugia: un anno e sei mesi per l'ex vice presidente dell'assemblea legislativa e un anno e otto mesi per l'ex governatore delle Marche. Erano imputati per peculato nell'inchiesta della procura di Ancona per presunti rimborsi ottenuti in maniera illegittima. Confermate le assoluzioni per Oscar Roberto Ricci e Francesco Comi. Si è arrivati in Umbria dopo l'annullamento delle sentenze decise dalla Cassazione
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Gian Mario Spacca

Ennesimo colpo di scena nell’inchiesta delle cosiddette “Spese facili” del Consiglio regionale.

Nel pomeriggio di mercoledì 27 ottobre la Corte d’appello di Perugia ha condannato per peculato l’ex governatore delle Marche Gian Mario Spacca e l’ex vice presidente dell’assemblea legislativa Giacomo Bugaro.

Si procedeva con il rito abbreviato. Per il primo è stata decisa una pena di un anno e otto mesi di reclusione, per il secondo un anno e mezzo. A entrambi è stata riconosciuta la sospensione condizionale della pena. Sono stati condannati solamente per alcuni capi d’accusa: altri sono stati dichiarati prescritti (si partiva addirittura dal 2008). La Corte d’appello di Perugia ha assolto l’ex segretario regionale del Pd Francesco Comi e l’ex addetto al gruppo Pd Oscar Roberto Ricci.

giacomo-bugaro

Giacomo Bugaro

Non doversi procedere per l’ex capogruppo di Sel Massimo Binci, venuto a mancare lo scorso luglio. Per tutti gli ex rappresentanti del Consiglio regionale, l’accusa era aver ottenuto i rimborsi per spese non considerate istituzionali o, comunque, non adeguatamente giustificate.

I quattro finiti a Perugia erano stati assolti in primo grado dal tribunale di Ancona. Un’assoluzione confermata poi dalla Corte d’Appello del capoluogo dorico. E’ stata la procura generale a proporre il ricorso per Cassazione. Nel febbraio 2020, i giudici di Roma hanno deciso di annullare i verdetti assolutori e predisporre un altro processo, a Perugia. Questo pomeriggio, le sentenze di condanna, limitate solamente ad alcuni capi d’accusa: tre per Bugaro, cinque per Spacca. Entrambe le difese hanno già annunciato di ricorrere in Cassazione.

 


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