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Caos al punto vaccini:
operatore sanitario
si presenta con un avvocato

SAN BENEDETTO - Si tratta di un'infermiera che in un primo momento aveva chiesto l'esonero, non previsto però per chi ha l'obbligo della copertura anti Covid. Poi ha cercato di farsi rilasciare una dichiarazione di responsabilità da parte del medico
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Operatore sanitario non vaccinato ci ripensa e si presenta al punto vaccini. Ma ci va insieme con un avvocato.

E’ una delle tante storie capitate al personale addetto alle somministrazioni: teatro il centro vaccinazioni di San Benedetto. Un’infermiera – in vista dell’imminente sospensione, prevista dalla legge per la sua categoria, se non si fosse vaccinata – ha tentato di “strappare” un certificato di esenzione o almeno una dichiarazione che il farmaco non le avrebbe comportato alcuna conseguenza negativa per la salute.

Al netto rifiuto dei medici vaccinatori, i quali hanno spiegato che non erano tenuti a rilasciare simili dichiarazioni, la donna ha iniziato a “polemizzare” sul fatto che non le era stata proposta una pratica alternativa al vaccino per non incorrere nella sospensione dal lavoro. Per tutti gli altri lavoratori, infatti, c’è la possibilità di avere il green pass valido per 48 ore con il tampone. E, per far valere la sua posizione, si è portata anche due amiche e addirittura un legale.

La tensione al punto vaccinazioni di San Benedetto cresceva tanto che è dovuta intervenire la direttrice del Distretto Sanitario dottoressa Maria Teresa Nespeca.
Le sue direttive sono state chiare. Innanzitutto è stato chiesto, ed ottenuto, l’allontanamento dell’avvocato, con la motivazione che la donna non aveva bisogno di questo tipo di assistenza essendo in grado di intendere e di volere.
In secondo luogo, sono stati ribaditi i compiti, ed anche gli obblighi, dei medici vaccinatori che consistono nell’accoglienza del cittadino, nel dare ogni tipo di informazione sul farmaco e nel valutare attentamente l’anamnesi. E, se ci sono i presupposti, rilasciare un certificato di esonero che però non riguarda gli operatori sanitari, per cui vige l’obbligo di essere vaccinati, ma i possessori di green pass.

Il nuovo punto vaccini di San Benedetto

«Bisogna distinguere tra l’obbligo di essere vaccinati ed il green pass», aveva affermato il dottor Claudio Angelini, direttore del Servizio Igiene e Sanità pubblica dell’Area Vasta 5 in una precedente intervista a Cronache Picene.

«L’obbligo – spiegava – attiene al personale sanitario, gli amministrativi sono esclusi. Per non incorrere nella sospensione dal lavoro, prevista dal decreto 44, l’omissione o il differimento per motivi di salute non devono essere documentati, ma supportati da un’autocertificazione.

La stessa deve contenere un certificato del medico curante che ovviamente si assume la responsabilità di quanto sottoscrive. Noi non dobbiamo sapere quale sia la patologia che sconsiglia il vaccino. Ci basta che il medico dica che l’utente rientra nei casi previsti per l’omissione o il differimento».

Discorso diverso invece per il green pass che prevede «l’esonero dalla vaccinazione, cioè – sono sempre le parole di Angelini – il riconoscimento di patologie o condizioni che mettono in regola il cittadino non vaccinato. Oltre a determinate patologie che prevedono l’esonero, ci sono anche,  ad esempio, i casi di trombosi dopo la prima dose o reazione allergica grave ad un componente del vaccino.

In questo caso il certificato può essere fatto dal medico curante o da un medico vaccinatore al quale si sono rivolte diverse persone. E’ ovvio che prima di procedere, il professionista deve fare tutte le valutazioni del caso».

Com’è finita? L’infermiera non si è vaccinata, almeno in quell’occasione.

 


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