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Il Parco dei Sibillini
apre la nuova casa green:
«Qui c’è voglia di ricostruire e ripartire»

MONTAGNA - Inaugurata la nuova sede dell'ente alla presenza delle massime autorità civili e militari. Presenti, tra gli altri, anche la sottosegretaria Fontana ed il sindaco di Arquata Michele Franchi
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di Andrea Braconi

Una struttura temporanea, costruita con criteri di ingegneria ambientale ed elementi smontabili e riutilizzabili. Una nuova casa dal sapore green per il Parco Nazionale dei Monti Sibillini, a Visso, inaugurata alla presenza delle massime autorità civili e militari, compresa la sottosegretaria Ilaria Fontana, in una data dal forte valore simbolico.

Il 30 ottobre di cinque anni fa, infatti, un terremoto di magnitudo 6.5 aveva definitivamente messo in ginocchio i Comuni dell’area montana, con la sede del Parco già inagibile a seguito delle scosse del 26 ottobre.

Ma quella che si presentata agli occhi dei partecipanti a tutti i crismi di una sede perfetta. Un simbolo di una ricostruzione finalmente partita, fondamentale anche per ribadire in questa fase storica la centralità e la voglia di collaborazione dell’ente con le altre istituzioni locali, regionali e nazionali, come spiegato dal presidente Andrea Spaterna. «In questi anni questi territori e queste comunità hanno dato un esempio altissimo di resilienza.

Prima c’è stato il fenomeno dello spopolamento demografico, poi gli eventi catastrofici del sisma e infine la pandemia, che ha significato piovere sul bagnato. Tutti accadimenti che avrebbero potuto determinare la desertificazione, ma così non è stato».

Quelli del post sisma sono stati anni bui, rischiarati soltanto dalla vicinanza delle istituzioni. «È stato fatto un grandissimo lavoro da parte dai sindaci, che hanno saputo prendere per mano le loro comunità, lasciando sempre accesa la speranza. La loro presenza qui sta a dimostrare come abbiano compreso che l’ente Parco è un’opportunità straordinaria, in grado di contribuire significativamente alla ripresa sociale ed economica».

Spaterna ha ricordato anche la vicinanza delle Forze dell’Ordine e dei Vigili del Fuoco, «la cui opera meritoria ha permesso di mettere in sicurezza e proteggere queste comunità. Sono stati cinque anni difficili, ma il peggio vogliamo considerarlo alle spalle anche grazie alla ricostruzione».

Un tema al centro dell’agenda del presidente è quello del personale del Parco. «La stabilizzazione delle posizioni è diventata irrinunciabile – ha sottolineato, salutando la nuova direttrice Maria Laura Talamèconosciuta da questo territorio che ne ha sempre apprezzato le doti umane e professionali, a cui tutti auguriamo un mandato pieno di gratificazioni e soddisfazioni personali».

Gian Luigi Spiganti Maurizi è il sindaco di Visso, Comune che ospita orgogliosamente la sede del Parco. «Il terremoto è stato un trauma, siamo stati delocalizzati al mare, a me addirittura mi hanno mandato in Abruzzo, ma non ho mai pensato di lasciare il mio posto. Quello che il Parco oggi ci può dare è tanto. C’è un rapporto anche di amicizia con il presidente e con chi lavora qui, ma in questa nuova fase abbiamo sicuramente bisogno di aiuto da parte della politica».

La ricostruzione è un processo lento, ha ricordato Spaterna ringraziando i commissari straordinari che hanno preceduto l’insediamento di Giovanni Legnini, l’uomo della svolta. «Qui stiamo sperimentando quella forma di governo multilivello dentro il quale si incunea la funzione di un’istituzione come il Parco – ha evidenziato Legnini, che in mattinata aveva preso parte ad un evento a Norcia, sul versante umbro dello stesso Parco -. Una forma di governo cooperativo, come dimostrato in un anno e mezzo di mandato e di decisioni assunte senza dissenso. Ma non dimentichiamo mai che dietro dati e numeri si cela il ricordo delle vittime e la sofferenza dei cittadini, che hanno dimostrato uno spirito di resilienza molto forte».

Legnini ha sciorinato anche le cifre della ricostruzione, a partire da quei 10 miliardi che in un anno il Governo centrale ha stanziato per l’area del cratere, ai quali si aggiungono le somme del periodo precedente.

«La voglia di ricostruire c’è, anche se oggi si manifesta un avversario che non era previsto, cioè la saturazione del mercato dell’edilizia con il grande successo del bonus 110%. Dobbiamo però continuare a lavorare per far sì che non si trasformi in un rischio concreto di attenuazione dell’attività di ricostruzione post sisma».

Sul come farlo il commissario straordinario si dimostra piuttosto chiaro. Da un lato continuando a trasmettere senso affidabilità e solidità delle procedure ad ogni livello («Se si investe nella ricostruzione in un territorio così esteso lo si fa potendo contare su strumenti affidabili»), dall’altro evitando che il 110% diventi una misura competitiva nel processo di ricostruzione. «Adesso abbiamo bisogno di più tempo, la corsa affannosa non deve rischiare di svuotare il processo di ricostruzione. Se avremo 3-4 anni di programmazione stabile, potremo coltivare quell’ambizione della sicurezza sismica degli edifici e della sostenibilità energetica».

Impossibilitato a partecipare a causa di alcune emergenze sul territorio nazionale, Fabrizio Curcio, capo del Dipartimento di Protezione Civile, ha delegato il dirigente Nazzareno Santilli. «Oggi è un segno del rapporto forte che continua e che continuerà. Abbiamo vissuto insieme questi anni di particolare difficoltà e sacrificio, noi siamo molto vicini alla realtà del Parco, che ha una valenza strategica per questi territori, a partire dall’attività di tutela della risorsa naturale e nella prevenzione dei rischi, come non si può dimenticare il ruolo del Parco come traino economico e sociale».

Camerino, Macerata e Perugia custodiscono atenei da sempre vicini a queste zone. «Ho sempre considerato il Parco come una porta di entrata per le università e viceversa – ha affermato Claudio Pettinari, rettore di Unicam -. Lo sforzo che dobbiamo fare nei prossimi anni è che il Parco venga valorizzato attraverso iniziative culturali e scientifiche che le università possono mettere in campo. Noi guardiamo con grandissima attenzione al PNRR, dove dovremo fare gruppo per presentare progettualità legate a quei temi che il Parco può sviluppare.

Lavorare sul Parco, con il Parco e per il Parco potrà aiutarci ad avere parametri più favorevoli, guardando con gioia alla crescita delle nostre bambine e dei nostri bambini che nel periodo della transizione ecologica si troveranno al centro di queste dinamiche».

In rappresentanza della Regione Umbria, l’assessore Enrico Melasecche Germini ha parlato di una giornata simbolica e della necessita di guardare avanti. «L’Umbria c’è, i rapporti con le Marche sono splendidi, come con il Parco e con il Governo. Finalmente dopo anni di scoramento e perdita della speranza, oggi c’è una primavera davanti a noi».

«Queste sono terre in cui il terremoto è un compagno continuo – ha aggiunto il collega marchigiano Guido Castelli, con delega proprio alla ricostruzione -. Ogni volta però la ricostruzione rappresenta un’occasione per migliorare le modalità. E questa ricostruzione ha una caratteristica in più perché incrocia almeno due transizioni, quella ecologica e quella digitale. Quanto al 110%, c’è la necessità che venga mantenuto almeno nel nostro cratere.

Il nostro obiettivo è anche dare qualità alla nostra ricostruzione e di rendere il tutto un modello sul come ricomporre una società».

Stefano Aguzzi, assessore regionale ai parchi, ha ribadito quanto sia cruciale mantenere alta l’attenzione su questi territori. «C’è il pericolo di una popolazione spostata in altre realtà dopo il sisma che in caso di ritardi ulteriori e lunghi potrebbe non rientrare completamente.

Quando al Parco, è importante il suo ruolo come quello che ogni cittadino può portare. Raccolgo oggi tre segnali importanti: la riapertura di una sede di un Parco, che avviene in un momento di ripresa della ricostruzione e delle attività economiche, con molte più persone che si spostano verso questi territori. E, infine, che siamo nella fase post pandemica, grazie soprattutto a chi si vaccina».

Nel riprendere la parola, il presidente Spaterna ha parlato di zootecnica e agricoltura come prerogative ataviche del territorio, con il Parco che vuole rimanere vicino ad allevatori ed agricoltori, oltre che operativo in ambito di concertazione con le varie associazioni di categoria.

«Riportare i dipendenti qui è stato un segnale fondamentale di vicinanza delle istituzioni ed un segnale di ripartenza – ha proseguito Alessandro Gentilucci, sindaco di Pieve Torina e vice presidente Parco Nazionale dei Monti Sibillini -. Quelli vissuti sono stati momenti drammatici, di cui ancora sentiamo come sindaci il sapore del sisma. Quindi, quale momento migliore di celebrare il quinto anniversario se non con un’inaugurazione? Dopo 5 anni stiamo muovendo i primi passi e l’appello è di aiutarci in questo percorso di aumento straordinario di prezzi che rischia di ingessare la ricostruzione. I cittadini in questi lunghi 5 anni sono stati pazienti e meritano questo aiuto».

Altra componente imprescindibile è quella delle guide del Parco, ringraziate dal presidente Spaterna. «Sono il front office con i turisti e hanno la possibilità di trasmettere la vera consapevolezza che muoversi in un parco nazionale merita profonda attenzione e rispetto».

«È fondamentale fare squadra tra tutti i 16 sindaci della Comunità del Parco – ha spiegato il presidente Michele Franchi, primo cittadino di Arquata del Tronto -. Tutti abbiamo sofferto ed è importante il lavoro che stiamo facendo con commissario straordinario e Regione. Non dobbiamo fermarci qui ma continuare, e una sede all’avanguardia come questa fa sì che Parco possa lavorare al meglio».

«Ogni Parco ha al suo interno un reparto dei Carabinieri particolare, che agisce in maniera diversa – ha ribadito il colonnello Giampiero Andreatta, comandante dei Carabinieri Forestali delle Marche, stimolato dai ringraziamenti ai Carabinieri Forestali da parte del presidente Spaterna -. Sono reparti d’elitè perché hanno con gli enti parco una simbiosi nell’affrontare la quotidianità e vivere il territorio. Per noi la vigilanza significa prossimità alle popolazioni residenti nel Parco e questo giornata segna una nuova tappa nel percorso che lega chi vive l’ambiente della montagna. Come Carabinieri Forestali ci siamo per garantire un equilibro tra ambiente naturale e chi vive quell’ambiente».

Le conclusioni di una giornata che resterà nella storia del Parco sono state affidate alla sottosegretaria del Ministero della Transizione Ecologica. «Questa sede rientra nell’ambito dell’ambiente circostante, ma è però sede particolare, inaugurata in una giornata di speranza. Il Parco rientra al centro del percorso di ricostruzione e di transizione sia ecologica che digitale. Giornate come questa fanno capire come quando funziona una squadra si raggiungo risultati che vanno al di là delle appartenenze. Certo, ci sono cose da migliorare ma insieme cerchiamo di risolverle. Avere un ente parco vuol dire avere un volano per l’economia. E oggi siamo in una nuova fase, con il lavoro che guarda anche all’ambiente. Per questo il Ministero sarà sempre al vostro fianco».


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