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Il Crocifisso
del Santissimo Salvatore
torna ad Arquata del Tronto
(Le foto)

E' IL PIU' antico delle Marche e, dopo l'esposizione alla mostra a Castel Sant'Angelo a Roma, rieccolo nella chiesa dell'area Sae in attesa di essere sistemato nella sua sede naturale della chiesa dell'Annunziata, quando sarà ristrutturata. Venne recuperato da un carabiniere dalle rovine del terremoto del 24 agosto 2016
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Il Crocifisso mentre viene scaricato dal mezzo che lo ho riportato ad Arquata

 

Il Crocifisso del Santissimo Salvatore – il più antico della Marche – è tornato ad Arquata del Tronto dopo l’esposizione alla mostra a Castel Sant’Angelo, a Roma, “Il mondo salverà la bellezza?”.

L’antica e venerata statua lignea è stata restituita e sistemata, per ora, nella chiesa dell’Area Sae di Borgo, in attesa che la sua sede naturale – la chiesa dell’Annunziata di Arquata capoluogo – venga ristrutturata.

Eccolo ancora imballato

Recuperato dalle rovine del terremoto del 24 agosto 2016 da Carmelo Grasso, tenente colonnello dei Carabinieri, è stato esposto ad una mostra sul recupero del patrimonio culturale dai furti e dalle calamità naturali. Nella stessa sala anche opere provenienti da Accumoli e Amatrice.

Subito dopo il sisma è stato esposto per tre anni nel Duomo di Ascoli, poi le associazioni “Arquata Potest” e “Arquata Futura”hanno insistito per il suo ritorno a casa finanziando l’installazione dell’allarme nella chiesa di Borgo, d’intesa con il parroco e la Diocesi di Ascoli.

Dalla Soprintendenza venne poi prospettata la possibilità di un restauro del Crocifisso – comunque in buono stato -ma non è stato trovato chi poteva effettuarlo. Ecco allora che le due associazioni e quella dei “Proprietari di Arquata Capoluogo” hanno chiesto alla Soprintendenza di evitare la sua permanenza, a tempo indeterminato, in qualche deposito in attesa di un restauro che chissà quando sarebbe avvenuto.

Le associazioni anche oggi rinnovano il loro grazie al tenente colonnello Carmelo Grasso e al funzionario del MiC Marche Pierluigi Moriconi che non si sono limitati ad esporre l’opera alla mostra romana, mantenendo così i fari accesi sui luoghi del sisma, ma hanno anche avuto l’accortezza di ascoltare, e accogliere immediatamente, la richiesta delle associazioni per questo rientro del Crocifisso ad Arquata.

Per la comunità arquatana non è solo un riferimento religioso, un’opera d’arte, ma un vero e proprio fondamento identitario, deposito di ricordi da cui attingere per trarre forza, segno di una religiosità profonda che ha radici nel passato delle famiglie che la compongono.

Sono state toccanti le parole del tenente colonnello Grasso il quale, esprimendo la propria felicità nei confronti di un simbolo che rientra tra la sua gente, ha ricordato come durante il recupero dell’opera, avvenuta il 28 agosto 2016, rimase impressionato dell’espressività del Crocifisso.

Lo stesso effetto che il Santissimo Salvatore ha poi fatto nei visitatori durante i tre anni di permanenza dell’opera nel Duomo di Ascoli.

 

 


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