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Sanità, la denuncia dei sindacati
parte seconda:
tutti i mali degli ospedali piceni

ASCOLI - I rappresentanti dei lavori di Cgil, Cisl e Uil, si sono ritrovati, a distanza di una settimana, per illustrare i problemi che - sulla scorta di finanziamenti discriminatori e di una gestione non appropriata - affliggono “Mazzoni” e “Madonna del Soccorso”. Dalla impossibilità di ambire all’innovazione tecnologica alla cronica carenza di personale, passando per il diverso trattamento tra gli operatori no vax
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di Maria Nerina Galiè 

 

Sindacalisti della funzione pubblica comparto Sanità, parte seconda: tutti i mali dell’Area Vasta 5, conseguenti, secondo i rappresentanti provinciali di Cgil, Cisl e Uil, alla “mala gestione” da parte delle autorità regionali, Regione Marche e Asur.

I sindacalisti denunciano i mali degli ospedali piceni

Ha parlato di «gravissime disfunzioni» Giorgio Cipollini, segretario provinciale della Cisl funzione pubblica, «per noi inaccettabili. E ci sono precise responsabilità. Il budget, nell’anno della pandemia è stato ridotto di oltre 5% invece di aumentare».

«Ribadisco le discriminazioni di trattamento, rispetto alle altre Aree Vasta della regione, e che hanno messo all’angolo il nostro territorio che, in questo modo, non può ambire all’innovazione tecnologia ed a risolvere il problema della carenza di personale, continua».

Il tutto, per il sindacalista Cisl, comporta un’assistenza pubblica molto modesta, dove i carichi di lavoro per il personale sono maggiori. A beneficio della Sanità privata, ben incardinata qui e molto qualificata.

Per spiegare meglio, rappresenta un “paradosso”: «Se un operatore, in base ai turni o perché viene richiamato, deve aumentare le ore di lavoro, invece di essere remunerato lo si obbliga a recuperare. Accentuando la carenza di organico».

Ancora l’appello alle istituzioni regionali, che riconosce già orientate a «voler tornare al vecchio sistema di finanziamento, dando autonomia giuridica alle Aree Vaste. Se c’è stato questo cambio, dimostra in modo inequivocabile che è stato riconosciuto il fallimento dell’Asur».

Gli ospedali “Mazzoni” di Ascoli e “Madonna del Soccorso” di San Benedetto

Gli ospedali di Ascoli e San Benedetto: realtà diverse ma stesse criticità, stando alle parole di Viola Rossi, segretario provinciale Cgil funzione pubblica: «La carenza di dotazione organica e la gestione che si riflette sull’organizzazione del lavoro e delle risorse a disposizione. Basti pensare a come, i vertici della Sanità si stanno comportando con medici, infermieri e oss no vax: alcuni sono già stati sospesi, altri continuano a lavorare perché l’Asur invia i nominativi “spizzichi e bocconi”».

«Dal 15 dicembre – sullo scottante argomento interviene Paolo Villa (Cisl)- la responsabilità sarà degli Ordini professionali, ma intanto un operatore no vax a cui non è stato impedito di venire a lavorare si è contagiato ed è anche grave: stanno decidendo se intubarlo».

Ha ricordato la Risonanza Magnetica ancora fuori uso, Roberto Fioravanti (Cgil), che lavora nel presidio di San Benedetto, e la situazione della Murg, con un turno in meno la notte.

«Quest’ultima aveva una mission importante dopo il taglio dei posti letto per acuti avvenuto nel 2013: quello di filtrare i pazienti stabilizzati prima del ricovero negli altri reparti. Ora il servizio è a carico della medicina. La Gastroenterologia – è sempre Fioravanti che parla – non riesce ad abbattere le liste di attesa e dovrà rinunciare alla diagnostica perché di 4 medici, ne sono disponibili al momento solo 2. La Pediatria è un unico reparto su due ospedali, con organici ridotti. Chirurgia e Ortopedia, accorpati e con 10 posti in meno, hanno due primari d’eccellenza ma che non possono operare in elezione».

Francesco Massari (Cisl), in forza all’ospedale “Mazzoni” ha parlato del blocco operatorio, «sotto stress per turni massacranti con 12, 13 pronte disponibilità al mese per ciascun dipendente». Mentre Villa ha evidenziato i motivi alla base della cronica carenza di personale, in entrambi i presidi «per le leggi 104, con aspettativa fino a 2 anni, i congedi parentali, le gravidanze e le aspettative retribuite per figli fino a 3 anni di età e non retribuite fino a 12 anni. In più i 15 giorni per i figli in dad. Tutto questo determina difficoltà funzionale e organizzativa, per la mancanza di coordinatori e funzioni organizzative. Sono le figure che responsabili della tecnologia, elaborano turni, gestiscono ferie ed il rischio e infezioni».

Sempre su Ascoli, Villa ha ricordato la somministrazione delle terapie monoclonali, da parte del personale di Pneumologia, attraverso i rientri ma da recuperare. «Abbiamo chiesto lumi in merito all’utilizzo del “fondo del disagio” ma non abbiamo avuto risposta, come della stabilizzazione dei precari. Psichiatria di San Benedetto – è sempre Massari che parla – con 13 posti letto, spesso insufficienti, tanto che i pazienti vengono trasportati in altri ospedali italiani».

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