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Cani randagi da Appignano a Macerata: l’Appa replica all’associazione Argo

ASCOLI - Dopo le dichiarazioni della presidente Alexandra Florescu, la responsabile Patrizia Castelli rispedisce al mittente le accuse relative a un’eventuale cattiva gestione della struttura di Macerata. «Non critichiamo chi non conosciamo, ma come si giustifica eticamente il trasferimento di animali anziani e malati per motivi esclusivamente economici?»
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di Federico Ameli

 

Dopo anni trascorsi tra la cura e l’affetto dei volontari di Appignano del Tronto, da qualche settimana a questa parte i cani randagi di competenza del Comune di Ascoli sono finiti al centro di una polemica che, a partire dalla struttura gestita dall’Associazione Provinciale Protezione Animali (Appa), è riuscita in poco tempo a coinvolgere enti locali e realtà animaliste del territorio fino ad arrivare alle porte di Macerata dove, in base a quanto stabilito dalla gara d’appalto appositamente indetta dall’Arengo, circa 130 dei 200 animali del rifugio Appa troveranno presto una nuova casa.

Gli ospiti più fragili del canile di Appignano, nelle casette riscaldate o in passeggino

Un’aggiudicazione che ha lasciato parecchio amaro in bocca ai volontari dell’Appa che, in vista di un trasferimento potenzialmente traumatico per gli animali più anziani, hanno tentato la via del dialogo con le istituzioni nella speranza di far valere le proprie ragioni e rivedere così la graduatoria finale del bando, che ad oggi premia l’offerta economica presentata dalla cooperativa sociale “Meridiana” di Macerata.

Di fronte alle rivendicazioni avanzate dall’Appa, qualche giorno fa Alexandra Florescu, presidente dell’associazione Argo – da anni attiva nell’ambito del canile comunale di Macerata – ha colto l’occasione per porre l’accento sulla meticolosità, l’attenzione e la qualità del servizio erogato nella struttura maceratese. «“Gli amici del cane” – questo il nome del canile, ndr – non è un lager» ha dichiarato la Florescu nel tentativo di rassicurare gli animalisti ascolani.

La replica dell’Appa non si è fatta attendere. «Nessuno di noi – spiega la responsabile Patrizia Castelliha mai criticato una realtà che non conosce. Il punto è un altro, ossia che il canile di Macerata, realizzato e sottoposto a manutenzioni a spese pubbliche e gestito da vent’anni dalla cooperativa sociale Meridiana, possa essere utilizzato non per la lotta al randagismo e la tutela degli animali bensì per accogliere i 130 cani del Comune di Ascoli, contrariamente a quanto stabilito dalla stessa convenzione che regola i rapporti tra il Comune di Macerata e la società.

Uno degli ospiti del rifugio Appa si concede un passeggiata all’aria aperta

L’Appa – aggiunge – è un’organizzazione di volontariato che dà ricovero ai randagi del territorio ascolano dal 1986 contando soltanto sulle proprie forze. Oltre al servizio svolto per i comuni, operiamo gratuitamente sul territorio intervenendo concretamente in caso di animali feriti, sterilizzazioni di cani e gatti, ricerca dei proprietari e maltrattamenti».

Più che sulla qualità dell’assistenza offerta agli amici a quattro zampe dal canile di Macerata, le perplessità dei volontari di Appa nei confronti di un eventuale trasferimento hanno a che fare con le motivazioni alla base della scelta della cooperativa maceratese di prendere parte alla gara indetta dal Comune di Ascoli, con il rischio di mettere a repentaglio la stabilità dei tanti cuccioli coinvolti.

 

«La competizione sui singoli aspetti della custodia tra una Cooperativa e un’Associazione di volontariato rischia di portarci fuori strada – prosegue la Castelli – il punto fondamentale, piuttosto, è questo: come giustificare eticamente il trasferimento coatto e lo sradicamento di ben 130 cani, tra cui molti anziani, malati o addirittura disabili, per motivi economici?

Una cucciola orfana allattata dai volontari dell’Appa

E come può un’organizzazione animalista come Argo avallare il fatto che dei poveri cani randagi vengano sottratti ai volontari di un’altra associazione animalista che da anni se ne prende cura sobbarcandosi indicibili sacrifici? Può una struttura pubblica essere usata per fini diversi da quelli della lotta al randagismo e della protezione degli animali?».

Domande che l’Appa si è posta già da diverse settimane, ma che faticano a trovare risposta. «I poveri cani contesi di Ascoli rischiano di essere allontanati dal proprio territorio e da chi li ama per far risparmiare al Comune poche centinaia di euro all’anno (600-700, ndr) e per far esercitare a una cooperativa una delle sue tante attività economiche – conclude – un paradosso, proprio nel momento in cui i diritti degli animali entrano a far parte della Costituzione.

Ogni volta che un’Amministrazione ci ha chiesto di accogliere cani di altre strutture, abbiamo sempre pensato al loro benessere come alla nostra priorità, rifiutando ogni proposta tranne in caso di maltrattamenti. Riteniamo – conclude Patrizia Castelli – che questo debba essere il principio ispiratore di tutti coloro che amano gli animali e li considerano esseri sensibili, con affetti e senso di appartenenza».

 

 

Cani randagi da Appignano a Macerata: «Questo canile non è un lager, venite a conoscerci»


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