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Crisi ucraina, Cna: «Le nostre imprese rifiutano la guerra e ogni forma di violenza»

ASCOLI - Lo afferma la presidente della confederazione picena Arianna Trillini, nel ribadire, insieme con il direttore Francesco Balloni, i risvolti negativi per l'economia locale. «Diverse aziende si sono viste costrette, in questi giorni, a rivedere il piano di investimenti a breve e a lungo termine, mentre altre stanno già pensando di chiudere»
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(Foto Gunther Pariboni)

 

Le imprese del Piceno stanno pagando a caro prezzo il recente conflitto tra Russia e Ucraina, con un inevitabile calo dell’export che, in un momento storico determinante per la ripresa delle attività economiche, unito alle difficoltà legate al reperimento delle materie prime e al vertiginoso aumento dei costi dell’energia e del carburante, rischia di segnare un punto di non ritorno per diverse realtà imprenditoriali del territorio.

 

Arianna Trillini e Francesco Balloni

Una problematica decisamente complessa che ad oggi coinvolge in maniera trasversale marchi storici e piccole aziende a conduzione familiare, costretti a rinunciare a una significativa fetta di fatturato per via delle tensioni che al momento vedono protagonista l’Europa orientale, con inevitabili ripercussioni su tutto il mercato estero.
Se, come evidenziato da Cna, il caro energia è già costato oltre 60 miliardi di euro al nostro Paese, l’improvviso blocco delle commesse, delle esposizioni e di canali di scambio che nel corso degli anni sono stati in grado di garantire importanti opportunità in termini di esportazioni e di business a tante aziende del Piceno richiederà ulteriori interventi di tutela da parte delle istituzioni nei confronti di un meccanismo economico virtuoso, che tuttavia oggi rischia di incepparsi da un momento all’altro.

 

In questo senso, nonostante l’annuncio da parte del Governo di un pacchetto di misure per fronteggiare l’emergenza energetica, la Cna Picena sottolinea la necessità di intervenire al più presto e con decisione per contenere l’aumento incontrollato dei costi di gestione attraverso agevolazioni e contributi in grado di sostenere le imprese ed evitare così che qualche imprenditore sia costretto ad abbassare la serranda una volta per tutte.

 

«La situazione è preoccupante – conferma Francesco Balloni, direttore della Cna di Ascoli -. Diverse imprese attive nell’industria meccanica e nel manifatturiero si sono viste costrette in questi giorni a rivedere il piano di investimenti a breve e a lungo termine, mentre altre stanno già pensando di chiudere».

 

«La Cna Picena rifiuta la guerra e ogni forma di violenza nell’interesse delle aziende e dei cittadini – aggiunge Arianna Trillini, presidente della Cna di Ascoli -. È necessario che il Governo mostri al più presto la propria vicinanza agli imprenditori attraverso provvedimenti concreti e in grado di far fronte alle problematiche legate al conflitto e all’incontrollato aumento di tutti i prezzi, dalle materie prime all’energia e ai carburanti.

 

Le nostre imprese non riusciranno a sostenere per altro tempo una tale pressione inflazionistica, dobbiamo scongiurare ridimensionamenti produttivi e occupazionali».


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