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Al “Museo della ceramica” sei mesi con Silvia Fiorentino

ASCOLI - Il sindaco Marco Fioravanti, l’assessore alla cultura Donatella Ferretti e il direttore dei musei civici Stefano Papetti sabato 30 aprile al taglio del nastro della mostra “Economia dell’originario”
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Il Museo della ceramica di Ascoli

 

Al Museo della ceramica di Ascoli, in Piazza San Tommaso, sabato 30 aprile (ore 17,30) verrà inaugurata la mostra di Silvia Fiorentino “Economia dell’originario”. E’ curata da Stefano Papetti, direttore dei musei civici e al taglio del nastro, oltre allo stesso Papetti, saranno presenti anche il sindaco Marco Fioravanti, l’assessore alla cultura Donatella Ferretti e la giornalista e critica Lucilla Niccolini. La mostra resta aperta fino al 6 novembre: sabato, domenica, festivi e prefestivi dalle ore 15 alle 19. Chiuso il lunedì, festivi esclusi. In questi mesi sono previsti appuntamenti interdisciplinari che coinvolgeranno professionisti e realtà culturali locali come l’Istituto musicale “Gaspare Spontini” e le associazioni Cultural-mente Insieme, Integra e Il Picchio.

 

Su Silvia Fiorentino ecco cosa dice l’assessore alla cultura Donatella Ferretti: «La pluralità espressiva dell’artista, il suo serrato dialogo con gli spazi espositivi, e il concetto di xenia che desidera evocare, rappresenteranno un invito a visitare uno dei luoghi più affascinanti della città. Vibrante è il suo concetto di accoglienza mista a riflessione empatica. Potente è quello “stare nel sentire” per uscire dall’esperienza espositiva con un dono». Queste invece le parole di Stefano Papetti: «Da Milano, dove è nata e si è formata frequentando i corsi della facoltà di Architettura, Silvia Fiorentino è poi giunta nelle Marche, ad Ancona la città in cui da anni vive e lavora. Poetessa, pittrice, autrice di installazioni e ceramista, l’artista percorre tutte le strade della comunicazione artistica per esprimere l’inquietudine di un animo sensibile, fuori dagli schemi. L’arcaismo delle sue opere parla un linguaggio contemporaneo che coinvolge senza mai gridare, che emoziona senza mai ricorrere alla teatralità: sempre e comunque emerge la capacità di saper fare, di manipolare i materiali più diversi superando gli schematismi del tecnicismo, adattando al suo sentire tutti i linguaggi dell’arte».


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