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“Vorrei”, Giulia canta la perdita del papà: «Così ho imparato a convivere col dolore»

ASCOLI - Il singolo di Riccardo Fabiani, alias Chemistry Heisen, racconta una storia dura e difficile. Ma dal messaggio potente. Un colpo di pistola e la fine di una vita. Nel ritornello la voce della figlia, che ha imparato a non scappare: «La soluzione giusta non è sparire. Il coraggio sta nell'affrontare le proprie paure e lasciarsi aiutare». Il pezzo rimasto sette anni nel cassetto e la chiusura del cerchio grazie anche alla collaborazione di Alex Accorsi
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Riccardo Fabiani, in arte Chemistry Heisen, e Giulia Conti

 

di Luca Capponi 

 

“Era un giorno come un altro di settembre/io sdraiato sul divano a fare niente/quando mi chiami piangi e gridi/non capisco cosa dici/ma era chiaro che saranno giorni grigi/C’è un agente sulla porta quando arrivo/mi dice “lei è in cucina che ti aspetta”/io ero tipo stordito non capivo/non dico niente ma ti tengo stretta/Mi raccontano una storia/mi dicono “è finita con un colpo di pistola”. 

Sono i primi versi di “Vorrei”, il brano di Riccardo Fabiani, in arte Chemistry Heisen, appena uscito su tutte le piattaforme digitali. Fabiani l’ha realizzato con la collaborazione di Giulia Conti, che canta il ritornello, e di Alex Accorsi, che ha scritto le parole dello stesso ritornello e ha mixato il tutto nel suo studio di registrazione.

Riccardo Fabiani

Vorrei” si porta dietro un pezzo di vita importante. Duro. Difficile. Che vale la pena di portare alla luce. Per mandare un messaggio potente. Almeno tanto quanto le parole e il coraggio che ci vogliono per andare avanti in certi momenti che il destino ci mette davanti. Come la tragedia familiare che ha colpito Giulia e di rimando lo stesso Riccardo, all’epoca dei fatti suo fidanzato.

Il colpo di pistola a cui fa riferimento il testo, infatti, è lo stesso che si è portato via il papà della ragazza, nel settembre del 2014. Attimi che scavano dentro buchi eterni. Difficili da spiegare. Impossibili da riempire. Ma insieme, quanto meno, ci si può provare. Anche attraverso la musica.

«La prima stesura del testo risale a pochi mesi dopo il fatto, registrammo insieme insieme alcune strofe ed un ritornello edito tra le note vocali del cellulare, senza nessuna idea di pubblicarlo -racconta Giulia-. Riccardo era l’unica persona con cui condividevo questo dolore perchè a casa non se ne parlava più di tanto, era diventato una specie di tabù».

Poi però certi cerchi sono destinati a chiudersi. Inevitabilmente. Così, dopo sette anni Riccardo riprende in mano il pezzo, complice anche l’incontro con Accorsi, con l’intenzione di rapparci sopra parole nuove.

«Qualche mese fa, parlandone con Giulia e la madre, ci ricordammo della nota vocale e la riascoltammo -conferma Fabiani-. Da lì ci è venuta idea di realizzare un brano vero e proprio, riscrivere tutto e pubblicarlo. La cosa più difficile è stata quella di cercare di far sì che il testo non fosse retorico, volevamo provare a mandare un messaggio di forza senza scadere nella banalità, che con un argomento del genere è sempre in agguato».

La copertina del singolo

«Riccardo mi ha coinvolta da subito, ha deciso di ricontattarmi per collaborare nonostante ci fossimo persi un po’ di vista, e la cosa mi ha fatto molto piacere -ricorda Giulia-. Quanto accaduto ci terrà uniti per sempre, solo lui sa quello che abbiamo passato perchè l’ha vissuto in prima persona, di questo lo ringrazio. Così come ringrazio Alex Accorsi, che con le sue parole è riuscito a mettere nero su bianco quello che è esattamente il mio pensiero».

Un pensiero difficile da materializzare, incastrato tra le pieghe dell’anima. Come un groppo in gola che resta bloccato a metà strada. Tra il cuore e il dolore.

«Tengo particolarmente al messaggio contenuto nel brano- va avanti Giulia-. Per molti anni ho temuto il giudizio delle persone, di ciò che potevano pensare della mia famiglia e del gesto che mio padre aveva compiuto. Addirittura nell’anno seguente facevo anche fatica ad uscire perché avevo paura di guardare in faccia le persone, pensando che tutti avessero un’idea brutta sulla mia famiglia. Per questo motivo ho sempre fatto fatica a raccontarmi, ho fatto fatica a raccontare chi era mio padre e cosa aveva fatto e se qualcuno mi chiedeva come l’avevo perso sviavo spesso il discorso».

“E mi fa bene pensare/anche se a volte fa male/che torneranno giorni felici/scambio ricordi con cicatrici/sai che vorrei non lasciarti andare/sai che vorrei, ti vorrei parlare”. 

«Invece con questa canzone mi sono voluta mettere a nudo, ho voluto far conoscere me e far capire cosa c’è tante volte dietro la maschera che mi metto addosso per nascondere ciò che ci è capitato -conclude la ragazza-. Ho sofferto molto negli anni, sono arrivata al punto di paragonarmi a mio padre e al punto di dire “se lui ha sviato così la sua depressione perché non dovrei farlo anch’io che sono come lui”, quando invece quello che dovevo imparare era convivere con un dolore che sarà sempre incancellabile e da cui non ha senso scappare. Vorrei far capire a tutti quelli che hanno perso una persona cara in questo terribile modo che se anche nella vita sembra che tutto sia buio e nero, se anche la gente ti giudica per ciò che è successo o perché non appari sempre al top agli occhi degli altri, la soluzione giusta non è quella di sparire. Bisogna affrontare le proprie paure e lasciarsi aiutare perché questo è un grande segno di coraggio e non c’è nulla di male nel farlo».

 


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