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Infermieri stanchi e scoraggiati: «Soluzioni e più sensibilità per noi, provati da due anni di pandemia»

ASCOLI - E' quanto emerso da due assemblee del Nursind nell'Area Vasta 5. Al centro, meno risorse umane in Psichiatria, rispetto ad analoghi reparti del resto delle Marche, Chirurgia accorpata a Urologia da due anni. «Difficile garantire un’assistenza degna di questo nome»
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Gli ospedali “Mazzoni” di Ascoli e “Madonna del Soccorso” di San Benedetto

 

Meno risorse umane in Psichiatria rispetto ad analoghi reparti del resto delle Marche. Chirurgia accorpata a Urologia da due anni. Questi i temi al centro di due partecipate assemblee dei lavoratori dell’Area Vasta 5, aderenti al Nursind, il sindacato delle professioni infermieristiche, dalle quali è emerso un quadro piuttosto critico delle condizioni di lavoro degli operatori. Le richieste alla direzione della Sanità picena si possono riassumere in interventi di immediata attuazione, come separare Chirurgia e Urologia e «un corretto calcolo dei carichi di lavoro». Ma anche «più attenzione e sensibilità nei confronti di personale particolarmente provato da due anni di pandemia che non ha mai visto allentamenti nell’intensità dei ricoveri, ma che anzi ha avuto ricoveri sempre più impegnativi».

 

CHIRUGIA/UROLOGIA – Chirurgia e Urologia dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli sono state accorpate a 2020, allo scopo di recuperare unità lavorative per far fronte all’emergenza Covid. Da allora la situazione è rimasta invariata.

Maurizio Pelosi

«Attualmente – riferisce il segretario territoriale Maurizio Pelosi, che all’incontro è stato affiancato dai colleghi Devis Camilli e Patrizia Cinaglial’organico conta di 14 unità infermieristiche e 8 oss.

La disponibilità di posti letto, in virtù dell’accorpamento è di 24 unità ma la presenza di 2, 3 letti bis è una costante che arriva a puntate di 5 letti bis (è accaduto il 28 aprile 2022) arrivando pertanto alla situazione critica di 29 pazienti ricoverati contemporaneamente.

Da non sottovalutare – continua il rappresentante sindacale – i 4, 5 appoggi nelle altre varie unità operative, che sono pure una costante, con picchi di 8 pazienti. Però poi paradossalmente vengono spesso appoggiati in Chirurgia/Urologia pazienti del dipartimento medico».

Di fronte a tale quadro, l’assemblea ha raccolto lamentele circa «la cattiva organizzazione medica sotto ogni punto di vista – riferiscono ancora gli esponenti del Nursind -. Il fatto poi di collaborare con due equipe mediche (quella di chirurgia e quella di urologia) non fa altro che aggravare la situazione.

La complessità assistenziale della tipologia di paziente, aldilà della peculiarità degli interventi sempre più complessi a cui vengono sottoposti i pazienti, è elevata anche relativamente alla notevole età anagrafica di questi.

L’ordinario è già complesso da gestire, pensare poi che l’urgenza/emergenza è una costante quotidiana, rende l’organizzazione del lavoro ancora più complessa e i carichi di lavoro notevolmente aumentati oltre che sbilanciati».

 

Chiara la richiesta di «un intervento immediato prima di tutto per tornare alla separazione delle due unità operative e poi per un corretto calcolo dei carichi di lavoro e l’attribuzione di personale adeguato al giusto svolgimento del lavoro per riportare un buon clima lavorativo che genera sicuramente effetti positivi sui lavoratori (ad esempio maggiore soddisfazione, impegno, motivazione; minore desiderio di lasciare l’organizzazione e assenza di burnout) e sull’organizzazione nel suo complesso (performance, percezione di equità, assenteismo)».

 

PSICHIATRIA – In merito al Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (Spdc) «il primo aspetto dal quale iniziare – sottolinea Pelosi – è la netta sperequazione in termini di risorse umane che nell’Area Vasta 5  viene sopportato in maniera cronica nei confronti di tutte gli altri Spdc delle Marche (dati raccolti inconfutabili). La logica dei minuti assistenziali, ridicola e poco utile a garantire corretti livelli di assistenza, che fino ad ora, a detta dei nostri dirigenti, ci ha sempre penalizzato, negli ultimi due anni caratterizzati dalla pandemia, va assolutamente rivista, sorpassata o adattata al contesto vissuto.

Il tutto, da ricordare, in un reparto dove i pazienti girano continuamente fuori dalle stanze, negli spazi comuni, nelle degenze altrui, quindi con spregio delle regole, inclusa quella di indossare, o indossare correttamente la mascherina.

Tra le altre difficoltà incontrate, l’assenza dell’oss. Difficoltà, inoltre, nella realizzazione dei turni di servizio, per le lunghe assenze per malattia da Covid (anche a gruppi, ricorda il sindacalista).

 

«È stata chiesta ed ottenuta – sono ancora le parole di Pelosi – la promessa da parte del direttore di Dipartimento di limitare l’occupazione di posti letto ad un massimo di 12 su 16 posti letto (inclusi due letti bis), ma purtroppo è rimasta solo una promessa durata poche ore».

 

L’ospedale “Mazzoni” di Ascoli

«In un contesto – sono le conclusioni del segretario del Nursind – dove, specie dopo gli eventi che stanno caratterizzando gli ultimi anni, la salute mentale della popolazione è messa a dura prova, anche la carenza di medici ha ricadute inevitabili sia sul personale del comparto ma soprattutto
sull’utenza da assistere e soccorrere. L’impossibilità o quasi di reperite psichiatri e la complicata organizzazione su un territorio così vasto come è quello della provincia Picena con una sola Spdc, costringono quelli in servizio a turni ben oltre la legalità.

La nostra preoccupazione guarda lontano ma nemmeno tanto, visto che tra meno di
un mese inizieranno le ferie estive.

Saltare continuamente i regolari cicli di riposo e di ferie non fa altro che accrescere lo stress e la possibilità di eventi sentinella ed avversi. La disattenzione in un reparto come il nostro può essere fatale per se stessi e per gli utenti.
Da questo momento decliniamo ogni responsabilità su eventi che normalmente con un personale adeguato sarebbero evitabili e meglio controllabili. Non riusciamo a garantire un’assistenza infermieristica degna di questo nome».


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