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Chiude la Pneumo Covid: il “Mazzoni” verso la normalità

ASCOLI - La prossima tappa la separazione di Chirurgia da Urologia. Intanto sarà riaperto il reparto pulito di Pneumologia, diretto dal dottor D'Emilio, dove 6 letti resteranno però a disposizione di eventuali contagiati. La preoccupazione dell'Usb
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Il retro della palazzina del centro Trasfusionale, che ospita la Pneumo Covid

 

 

di Maria Nerina Galiè

 

Dall’1 giugno chiusura della Pneumo Covid e ripristino di Pneumologia: questa è l’idea dei vertici della Sanità picena che vedono ridursi, per fortuna, la necessità di una struttura dedicata ai soli pazienti contagiati dal Coronavirus e che ha impegnato un intero reparto, diretto dal dottor Vittorio D’Emilio.

 

Pneumologia tornerà alla normalità con 20 posti letto, 6 dei quali, in caso di bisogno, per ricoverare i pazienti contagiati, con patologie di tipo respiratorio ma anche  a carico di altri reparti.

 

Si tratta di 6 posti che due anni fa, quando ancora la Pneumo Covid era solo un progetto e l’emergenza sanitaria incombeva, il dottor D’Emilio si era premunito di allestire in tre camere separate dal resto, con pannellature in grado di evitare promiscuità, e ambienti a pressione negativa, per eventuali situazioni più critiche.

 

Alla Pneumo Covid sono rimasti 3 o 4 pazienti con problemi respiratori causati dal Covid e nel frattempo si sono negativizzati. Gli altri, pure pochi, sono ricoverati per altre patologie.

 

La prossima tappa – ma solo dopo le ferie poiché prima non si riesce a reperire personale – sarà la separazione di Chirurgia (24 letti) da Urologia che recupererà la sua quindicina.

 

La novità però ha suscitato la preoccupazione dell’Usb, che chiede, in merito alla scelta, «la dovuta informativa» sull’organizzazione della gestione di pazienti ordinari e contagiati nello stesso reparto. E che l’argomento venga affrontato con i delegati sindacalisti prima dell’assemblea de 26 maggio.

«Tenuto conto – scrive l’Usb alla Regione e alla direzione di Area Vasta 5 – delle indiscutibili e pesanti ricadute sul personale del comparto, è doverosa, da parte datoriale, l’informativa dettagliata di cosa si intende fare e necessario attivare il confronto, con i rappresentanti dei lavoratori, rispetto al numero di personale di cui ci sia necessità.

Il timore per i sindacalisti è che gli operatori si troveranno a dover affrontare «»un percorso a ostacoli che va dallo svestirsi di Dpi Covid nell’uscita di sicurezza fuori dal reparto, senza nemmeno un lavandino, per poi  scendere le scale, passare nel reparto sottostante e assistere gli altri pazienti. 

Invece di inventarsi progetti astrusi di tal fattezza c’è l’assoluta necessita, e non da ora, di assunzioni stabili, da graduatorie dei concorsi e da graduatorie di mobilità extra Asur, oltre a prorogare i 300 precari in scadenza il 30 giugno».

 

 


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