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Casa demolita dopo i danni del sisma: arriva l’avviso di pagamento per l’occupazione di suolo pubblico 

ARQUATA - A segnalare il caso, un lettore di Cronache Picene, proprietario di un immobile a Pretare, amareggiato per l'accaduto: «E' vero che tra le "avvertenze" c'è l'indicazione per segnalare l'inagibilità. Ma non era più facile per la concessionaria accedere ai dati di Comune o Protezione Civile, per sapere quali edifici fossero stati oggetto di ordinanza di demolizione?»
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La casa di Pretare demolita nel 2017

 

E’ stato un po’ come girare il coltello nella piaga per alcuni cittadini che si sono visti recapitare la richiesta di pagamento della tassa per l’occupazione di suolo pubblico, come ad esempio per passi carrabili, su edifici che, però, non esistono più: sono stati demoliti dopo i gravi danni subiti dal terremoto del 2016.

 

A segnalare il caso, un lettore di Cronache Picene, originario di Pretare di Arquata, dove appunto aveva un immobile che è stato abbattuto nel 2017 su ordinanza del sindaco: «A molti cittadini, originari delle terre martoriate dal terremoto di Arquata del Tronto, e non solo, stanno arrivando avvisi di pagamento riferiti agli anni 2021-2022 per l’occupazione di suolo pubblico, a seguito di un censimento. La cosa più curiosa è che moltissime case non esistono più perché, gravemente compromesse dalle scosse sismiche e, per questo, demolite su ordinanza del Comune di Arquata “ai fini di Protezione Civile”.

Si tratta di case, dunque, che non esistono più. Eppure la Provincia di Ascoli, tramite la concessionaria “Abaco”, invia gli avvisi di pagamento.

E’ vero che nelle “avvertenze” si legge: “Qualora le occupazioni con passi carrai riportate nel presente documento siano riferite ad edifici inagibili e, comunque, oggettivamente inutilizzabili a causa di forza maggiore, si prega di presentare apposita dichiarazione attraverso i recapiti suindicati”.

Mi chiedo soltanto – conclude il cittadino – ma la “Abaco” non poteva accedere alla banca dati della Protezione Civile o dei singoli Comuni per sapere con certezza gli edifici che non dovevano essere interessati da questa ennesima “questua”?
Se le case fisicamente non ci sono più, le vogliamo far rivivere a colpi di canoni?

Una piccola situazione che però sa di amaro, se non di ridicolo, per chi ha perso la casa». 


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