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Da Usca a Uca: nessun medico disponibile nel Distretto di Ascoli 

LA MOTIVAZIONE non è legata al passaggio da 40 euro l'ora a 23. Lo spiega la direttrice, Giovanna Picciotti: «Pochi professionisti. Abbiamo coperto le sedi vacanti di medicina generale e le guardie mediche»
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La dottoressa Giovanna Picciotti

di Maria Nerina Galiè

Da Usca a Uca per alleggerire la pressione sui Pronto Soccorso degli ospedali del Piceno (leggi qui): un progetto che non è, al momento, destinato a concretizzarsi. Dei 10 medici che hanno fatto parte delle unità speciali per curare i Covid, nel Distretto di Ascoli, ed il cui contratto a 40 euro l’ora è terminato il 30 giugno, nessuno ha confermato la disponibilità ad entrare nelle Unità di continuità assistenziali, a 23 euro l’ora.

Due i motivi che hanno concorso a creare questa situazione «e non c’è tra questi il fattore economico – spiega la dottoressa Giovanna Picciotti, direttore del Distretto Sanitario di Ascoli – Certo, passare da 40 a 23 euro l’ora è stato un disincentivo. Ma sono altre le questioni».

 

«Intanto – continua la dottoressa – i medici sono pochi e si è preferito coprire le sedi vacanti di medicina generale, garantendo un professionista per ogni comune (leggi qui, ndr), e le guardie mediche. Infatti, per i 103.000 residenti del Distretto, abbiamo 6 sedi coperte nei festivi e pre festivi. Il notturno, è coperto su 4 sedi. Ma di notte, soprattutto durante la settimana: chi va a chiamare la guardia medica di martedì notte se la mattina dopo sa di potersi rivolgere al proprio dottore? Se grave c’è sempre il 118.

La notte la sede h24 di Acquasanta copre anche Comunanza, Montemonaco e Force, Offida va anche a Rotella e Montedinove. La macchina funziona, non si stanno riscontrando difficoltà».

 

Un medico h24 anche nel carcere del Marino, ad Ascoli: «Lì ci sono 140 detenuti che hanno diritto ad ogni forma assistenziale come gli altri cittadini. Per coprire il servizio sono necessari 5 medici», sono ancora le parole della Picciotti.

 

Per tornare ai 10 medici ex Usca, nessuno dei quali ha accettato le Uca, la dottoressa precisa: «Diversi di loro sono anche medici di medicina generale o di guardia medica. Altri sono in specializzazione in posti lontani. Hanno fatto doppio, triplo lavoro con grandi sacrifici nel momento del grande bisogno. Adesso, c’è chi vuole prendersela più con calma, o terminare il percorso di studio. Ne hanno diritto». 


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