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La deprivazione demografica di Ascoli e delle aree interne

INTERVENTO della locale sezione di Italia Nostra con una lettera aperta del suo presidente, Gaetano Rinaldi, indirizzata a sindaco, presidente della Provincia, direttore della Scuola di Architettura e Design, Regione Marche e vertici nazionali di Italia Nostra
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Il Polittico di San Domenico del Crivelli

 

di Gaetano Rinaldi

 

Sembra che si stia accentuando in maniera quasi parossistica la deprivazione demografica di Ascoli e delle aree interne del Piceno. Per quanto riguarda il comune capoluogo si è scesi ormai da tempo sotto il numero di 50 mila unità e ci si avvia al traguardo dei quarantamila abitanti, per poi proseguire la discesa della popolazione ad una cifra ancora minore. Insomma invece dei 75.000 abitanti che venivano indicati come possibile obiettivo raggiungibile quando si discuteva della realizzazione del nuovo piano urbanistico cittadino, si tende ad avere meno della metà dell’ambizioso numero di abitanti indicato”.

 

E l’inizio dell’intervento di Gaetano Rinaldi, presidente della sezione di Italia Nostra di Ascoli che ha scritto una lettera aperta al sindaco Marco Fioravanti, al presidente della Provincia Sergio Loggi, al direttore della Scuola di Architettura e Design dell’Unicam Massimo Sargolini, ai vertici nazionali e regionali di Italia Nostra, al presidente del Consiglio regionale delle Marche Maurizio Sebastiani, al presidente nazionale di Italia Nostra Antonella Caroli.

 

E prosegue: “Dobbiamo chiederci: cosa si farà di tutte le abitazioni vuote che condizioneranno negativamente l’immagine della città? Quali saranno gli effetti di questa progressiva desertificazione sul tessuto economico e sociale della città e del territorio? Sarà ancora sufficiente accontentarsi dell’esistente o non sarà forse il caso di incominciare a pensare finalmente in grande per invertire un senso di marcia che conduce inevitabilmente ad uno stato di crisi e di regressione. Da tempo la nostra Sezione ha formulato delle proposte che invitavano ad una riflessione e a un confronto per tentare di avviare un processo di valorizzazione sistemica delle risorse culturali, intese come testimonianze di civiltà del territorio, privilegiando la creazione di strutture diffuse nel territorio, veri e propri laboratori, in grado di favorire forme di turismo residenziale in luogo di quello escursionistico definito volgarmente del “mordi e fuggi”. Creando, in questo modo,  nuove opportunità di lavoro qualificato in modo da evitare la progressiva inarrestabile emigrazione dei giovani più preparati e da richiamare, in pari tempo, ad Ascoli e nel territorio nuove energie ed intelligenze.

 

Quelle energie ed intelligenze che hanno contribuito a fare della città una delle più belle e vitali d’Italia quando artisti, lapicidi, architetti, artigiani provenienti da fuori contribuirono con la loro maestria a rendere splendida la città che ora ammiriamo estasiati. E non c’è bisogno di fare tutti i nomi. Basta quello del grande Carlo Crivelli che, veneziano d’origine, divenne cittadino ascolano e qui operò realizzando tanti capolavori che non si è avuto la capacità di conservare permettendo che venissero dispersi in gran parte ai quattro angoli della terra. Ci dobbiamo chiedere: È stato mai fatto l’elenco completo delle opere disperse? Perché non si riesce nemmeno a prendere in considerazione la nostra proposta di realizzare il “Centro di studio e documentazione della pittura di Crivelli e dei Crivelleschi” che consentirebbe a costo irrisorio di dotare la città di una struttura moderna ed immersiva in grado di far comprendere cosa era veramente la città nei momenti di grande splendore? Non parliamo, poi, delle tante altre proposte formulate nel progetto del “Sistema delle risorse culturali delle terre della primavera sacra e della Rivera delle Palme” e dei dieci parchi culturali e ambientali individuati come moduli nel più complesso Progetto del Sistema.

 

Su tutto è calata una   nebbia spessa che oscura il panorama e nel frattempo il numero  degli abitanti  continua a scendere  sempre di più e non  si sa quando finirà questo drammatico fenomeno. Non parliamo, poi, della “Ferrovia dei due mari”. Sembrava che qualche luce di speranza si fosse accesa. Ma anche questa luce si sta lentamente spegnendo. E’ certo, invece, che la realizzazione della linea ferroviaria, darebbe un impulso positivo al rilancio demografico della città e delle aree interne, quell’ impulso che ha determinato l’incremento demografico e purtroppo anche la cementificazione della zona costiera dopo la realizzazione delle linea ferroviaria adriatica, costruita quasi sulla battigia. Un fatto è certo. Da indagini effettuate sembrerebbe che la popolazione di Rieti se si realizzasse la “Ferrovia dei due mari” con il collegamento diretto con Roma aumenterebbe di circa 15.000 abitanti.

Forse lo stesso incremento di   abitanti non si avrebbe per Ascoli e le aree interne. E’ sicuro invece che si bloccherebbe l’ulteriore deprivazione demografica ed incomincerebbe il progressivo aumento della popolazione. Su queste problematiche è opportuno che si apra un dibattito e un confronto che coinvolga tutta la comunità, a partire dalle Associazioni culturali e di tutela, dagli Ordini professionali, dalle Università e dalla Scuola sino alle organizzazioni sindacali e al mondo delle imprese e naturalmente con la partecipazione dei Comuni, della Provincia e della Regione. Potremmo dire: se non ora, quando?


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