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Da 20 anni sinonimo di qualità, poi il Covid ed il buio: la rinascita del Teatro Cast si chiama “Casa di bambola”

ASCOLI - La creatura che gira attorno alla verve di Alessandro Marinelli ha portato in scena al Ventidio Basso il dramma tratto da Ibsen. Una realtà consolidata che con la pandemia, come tante, ha rischiato di spegnere la propria voce: «Come in tutte le situazioni difficili l'essere umano, se è coinvolto ed ha passione, può tirare fuori grandissime risorse. Lavorare in provincia ha anche dei vantaggi»
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Un’immagine da “Casa di bambola”

 

di Luca Capponi 

 

Dici Teatro Cast e sai già che andrai incontro a una proposta che, a prescindere dai gusti, risulterà forse spiazzante, magari controversa, sicuramente di qualità.

Alessandro Marinelli

 

Dal 2002 ad oggi. Vent’anni con base tra Ascoli e Folignano. Una di quelle piccole realtà di provincia che potrebbe benissimo, per visione e resa, figurare in prosceni ben più altisonanti, almeno a livello di pubblico. Con spettacoli che nel tempo hanno regalato emozioni. Da “La favola del figlio cambiato” a “Fremito”, da “Illusion” a “Le tre vecchie” fino all’ultimo “Casa di bambola” tratto da Ibsen, portato in scena durante l’ultima stagione di prosa del teatro Ventidio Basso.

 

Cresciuta attorno alla figura registica di Alessandro Marinelli, il Teatro Cast è una di quelle compagnie che, causa pandemia, ha rischiato seriamente di vedere spenta la propria voce. Come tante, d’altronde, nel panorama regionale e nazionale. E che peccato sarebbe stato.

 

«”Casa di bambola” è nato, come idea, immediatamente dopo il primo lockdown, quindi a fine primavera 2020 -ricorda Marinelli-. C’era grande entusiasmo perché venivamo da periodo complesso che ha provato un po’ tutti. Proprio il blocco dell’attività ha fatto sì che vi fosse una fase di ricerca molto spinta già all’inizio, probabilmente dovuta all’entusiasmo. Poi però è arrivato un altro lockdown con ulteriori restrizioni da sopportare. Lì le cose hanno preso una piega più difficile, in cui abbiamo cercato di mantenere vivo l’interesse in ogni modo, anche attraverso riunioni online per non perdere il filo di ciò che avevamo fatto».

 

“Casa di bambola” ha debuttato lo scorso 26 marzo, destando come al solito reazioni positive. Protagonista della pièce è Roberta Procaccini, attorniata da un cast di livello composto da Alessio Agostini, Maurizio Emidi, Oriana Ortenzi, Igor Ardini, Gabriella Vecchiattini ed Elisa Maestri. Scene, luci ed artwork, come sempre, sono di un big come Pietro Cardarelli.

 

«In pratica abbiamo lavorato a singhiozzo, infatti il debutto è del 2022 -continua-. Non è stato facile riprendere dopo un lungo periodo di stop, tra l’altro arrivato dall’oggi al domani senza darci tempo di organizzare la grande pausa. Credo però che come in tutte le situazioni difficili l’essere umano, se è coinvolto ed ha passione, può tirare fuori grandissime risorse. Ed è quello che è accaduto. Alla fine, nonostante tutto, si è trattato di un lavoro sì sofferto, ma che ci ha spinto a riflettere molto su ciò che facciamo, cosa che di solito coi tempi stretti non accade, una cartina tornasole sulla grande passione che mettiamo nel fare il nostro lavoro».

Insomma, come sempre, laddove c’è sofferenza in fase creativa, lo sfociare del risultato porta inevitabilmente reazioni che coincidono con una sorta di soddisfazione. Che porta ad amare ancor di più quanto concepito. Anche dalla prospettiva più “defilata” di una città di provincia.

 

«Lavorare qui ha dei vantaggi perché è possibile accelerare i tempi della burocrazia e perché tutto ciò di cui si ha bisogno è a disposizione -aggiunge Marinelli-. Lo stesso dialogo con le istituzioni è più veloce e diretto anche perché c’è stata grande partecipazione sia da parte dei Comuni di Ascoli e Folignano che dell’Amat, c’è stata una grande predisposizione a venirci incontro, ne siamo contenti».

 

«Ovvio che sia più difficile per quanto riguarda la circuitazione e i contatti con i teatri che esulano dall’ambiente Marche, ma stiamo cercando di organizzarci -conclude il regista-. Ripartire non è facile perché ci sono tante realtà che vogliono farlo e bisogna saper gestire bene una situazione così atipica in cui tutto si risveglia, piena di fermento ma anche di difficoltà. C’è voglia di fare e di riprendersi il proprio lavoro e la propria vita artistica. A tal proposito, soprattutto la Regione, emana continuamente bandi di varia natura che aiutano realtà come la nostra. Non vediamo l’ora di ributtarci nella mischia e ripartire con ancor più voglia di fare».

 

 


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