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Polizia Municipale, è tempo di armarsi: pistole semiautomatiche per gli agenti ascolani

ASCOLI - Se ne discuterà tra qualche ora in Consiglio comunale, quando l’Amministrazione richiederà l’approvazione del regolamento che consente a tutti gli organi di polizia di avere un’arma in dotazione. Una scelta dettata dalle sollecitazioni della Prefettura per ampliare il ventaglio di servizi offerti alla collettività e potenziare la collaborazione con le Forze dell’ordine, ma che ha già innescato la polemica dei gruppi consiliari di opposizione
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di Federico Ameli

 

Il corpo di Polizia Municipale del Comune di Ascoli girerà in città armato di pistola semiautomatica e due caricatori a disposizione. Serviranno ancora diversi mesi di pazienza prima di vedere un agente imbracciare un’arma da fuoco sotto le cento torri, ma con la presentazione di una specifica delibera in Consiglio comunale l’iter amministrativo è ormai ben tracciato.

 

Tra i diversi punti all’ordine del giorno in sala della Ragione per la seduta odierna del Consiglio di oggi, infatti, spicca “l’approvazione del regolamento comunale per l’armamento del personale di Polizia locale”.

 

In altre parole, l’Amministrazione comunale guidata da Marco Fioravanti chiederà formalmente all’assemblea di adottare il regolamento redatto nel 1987 che consente a tutti gli organi di polizia – e non solo alle Forze – di avere un’arma con sé nello svolgimento dell’attività di controllo del territorio comunale.

 

Una questione che negli anni ad Ascoli è finita al centro del dibattito cittadino in più di un’occasione e che oggi sembra vicina a un punto di svolta tutt’altro che caldeggiato dai banchi dell’opposizione.

Palazzo dei Capitani, dove quest’oggi il Consiglio comunale discuterà l’approvazione della delibera sull’armamento

Nelle ultime ore, infatti, i gruppi consiliari di minoranza – Pd, Movimento 5 Stelle, Ascolto & partecipazione, affiancati da Azione-Italia Viva-Renew Europe, Prospettiva Ascoli, Dipende da Noi, Art. 1, Psi e Popolari Ascolihanno espressamente condannato la proposta dell’Amministrazione, scagliandosi contro una decisione che a loro avviso mette a repentaglio il rapporto e la fiducia tra cittadini e Polizia municipale.

 

«Dire “no” alla volontà di dotare i vigili urbani di pistole è un atto di civiltà e di democrazia – esordiscono i rappresentanti dell’opposizione -. Armare le forze di polizia comunale riduce le libertà individuali e del vivere civile e “offende” i cittadini ascolani, trasformandoli da persone perbene a potenziali criminali creando, inoltre, un’enorme frattura fra i cittadini e le forze di Polizia municipale.

 

Gli ascolani sarebbero intimoriti nel vedere i vigili urbani, con cui hanno un rapporto di fiducia e di amicizia, indossare armi di offesa.

Alcuni rappresentanti dell’opposizione in Consiglio comunale

Mentre comprendiamo perfettamente la necessità che forze di polizia municipale siano dotate di strumenti di sicurezza personale, non comprendiamo la necessità di dotarli di armi di offesa.

 

Ascoli Piceno non è e non è mai stata al centro dell’attenzione nazionale per crimini efferati contro la popolazione o contro le istituzioni. Ascoli è la città dove oggi il vigile urbano è il tramite diretto fra cittadini e istituzioni e rappresenta quel senso di sicurezza personale e sociale che rende libera e fruibile la città.

 

Dotare i vigili di armi di offesa allontanerebbe i cittadini dall’attuale rapporto di fiducia facendo comprendere loro di essere passati da uno stato libero ad uno “stato di polizia”».

 

Una presa di posizione piuttosto netta nei confronti di una scelta che in realtà, dal punto di vista dell’Arengo, avrebbe a che fare con l’adempimento di doveri istituzionali che con una scelta politica vera e propria.

 

«Si tratta di un provvedimento puramente tecnico – dichiara il sindaco Marco Fioravantiabbiamo ricevuto una richiesta scritta da parte del Prefetto relativa all’armamento dei nostri vigili per poter migliorare i rapporti con Polizia di Stato e Carabinieri e alzare ulteriormente il livello di sicurezza della città.

Marco Fioravanti

 

Siamo all’inizio di un processo lungo, necessariamente approfondito e su base volontaria, non ci troviamo certo di fronte all’armamento tout-court».

 

Il Comune di Ascoli, peraltro, non è il primo a compiere un passo del genere sul territorio provinciale. A proposito di Provincia, infatti, è stato proprio il Comune di Monteprandone, amministrato dal presidente provinciale Sergio Loggi, a inaugurare già lo scorso anno la dotazione di armi da fuoco per i vigili urbani del paese. Allargando il campo al panorama regionale, invece, da segnalare tra gli altri anche il caso di Civitanova Marche, che nel novembre 2020 ha assegnato una pistola d’ordinanza ai 24 agenti risultati idonei.

 

Già, perché prima di impugnare un’arma gli agenti che confermeranno la propria disponibilità – ovvero tutti coloro che non presenteranno richiesta di esenzione, valida solo in caso di comprovate motivazioni – dovranno sottoporsi a un percorso di addestramento e formazione operativa ma anche psicologica, con un rigido programma di sessioni di tiro al poligono, corsi di aggiornamento, visite mediche e valutazioni di ogni sorta di rischio, come confermato anche dalla comandante Patrizia Celani.

 

«L’armamento presuppone un percorso amministrativo e formativo che richiederà parecchi mesi di lavoro, se non qualche anno. Il primo passo è rappresentato dall’approvazione della delibera in Consiglio comunale, una delibera che tra l’altro era già stata approvata diversi anni fa nel corso di una seduta consiliare.

 

Abbiamo semplicemente aggiornato, anche per una questione di correttezza amministrativa, il testo della delibera in base alle normative vigenti, che in astratto prevedono tutta la dotazione utilizzabile dai nostri agenti offrendo diverse possibilità di scelta, dal taser alla sciabola, ognuna delle quali prevede che il Consiglio comunale si esprima con una delibera a monte.

Patrizia Celani

 

L’armamento non è una questione politica o una scelta morale, non è questo il punto – precisa la comandante -. È una scelta che va verso una piena operatività del corpo di Polizia municipale. Abbiamo ricevuto delle sollecitazioni scritte e formali da parte della Prefettura su questo tema, in quanto un corpo di 50 vigili agli occhi di un prefetto può rappresentare un vulnus.

 

In Italia la maggior parte delle Polizie locali ben strutturate è dotata di armamento, in quanto l’essere armati consente di effettuare tutti i servizi senza limitazioni.

 

È una questione meramente tecnica, che autorizza lo svolgimento di determinati servizi come quelli di ordine pubblico e di scorta in collaborazione con la Polizia di Stato e i Carabinieri, i servizi elettorali o anche quelli servizi serali o notturni, come nel caso dei posti di controllo dopo le 22. D’altra parte, anche una banale verifica con l’etilometro fatto, ad esempio, alle 23 senza armamento, espone gli agenti a dei rischi tali per cui il servizio non potrebbe essere svolto».

 

Una volta ottenuto il via libera del Consiglio comunale, occorrerà provvedere a degli stanziamenti di bilancio per promuovere i corsi e armare il personale, con le prime stime che parlano di un anno di attesa prima che l’armamento diventi realtà. Tempistiche opportune sia per provvedere all’addestramento del personale, sia per ravvivare il dibattito politico cittadino.


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