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3 ottobre, l’omaggio ai martiri della Resistenza: tanti i giovani a Colle San Marco

ASCOLI - Alle celebrazioni del 79° anniversario sono mancate, sembra per un disguido, le corone d'alloro che erano state ordinate, e si è rimediato con... corone d'emergenza. Prefetto, sindaco e presidente della Provincia rappresentati da delegati. L’intervento del presidente dell’Anpi nazionale. Molte le scolaresche presenti alle cerimonie al Cippo e al Sacrari dei partigiani
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di Walter Luzi

 

Commemorazione del 3 Ottobre con deleghe. Il 79° anniversario della Resistenza ascolana a Colle San Marco registra la presenza di delegati del prefetto Carlo De Rogatis (il vicario Gaetano Tufariello), del sindaco Marco Fioravanti (il presidente del Consiglio Alessandro Bono) e del presidente della Provincia (il consigliere provinciale Simone De Vecchis). Cerimonie anomale prima al Cippo e poi al Sacrario perchè sono mancate, per un disguido, anche le corone d’alloro: un inconveniente non da poco che lascia l’amaro in bocca, anche se poi, in extremis, è stato rimediato con… corone d’emergenza.

 

Dopo le tradizionali cerimonie cittadine in Piazza Simonetti, davanti al Palazzo del Governo, e in Piazza Roma, ai piedi del monumento ai Caduti (presente anche il vescovo Gianpiero Palmieri), sono vissuti a Colle San Marco i momenti più significativi della giornata. Per l’occasione al Sacrario Partigiano è arrivato anche il presidente nazionale dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo, che ha preso la parola dopo il presidente del comitato provinciale Pietro Perini. Ad ascoltarli gli alunni di tre scuole: la media “D’Azeglio” e l’Isc “Don Giussani” di Monticelli (Ascoli) e l’Isc Folignano-Maltignano. Una presenza colorita, partecipe, confortante. Che contribuisce notevolmente a dare corpo alla platea, e speranza nel futuro. I giovani. A cui lasciamo in eredità un mondo molto peggiore di come lo abbiamo trovato noi di una certa età, e una jungla di falsi valori, di modelli discutibili, di mistificazioni quotidiane ad ogni livello.

 

Pietro Perini, nel suo intervento, al quadro, apocalittico ma veritiero, della realtà attuale che stiamo vivendo, indica loro le strade per emanciparsi, per imparare a capire, e a pensare, con la propria testa. Per riuscire a distinguere il bene dal male. Il vero dal falso. Sono lo studio, la conoscenza. E il cuore.

 

«Perché – spiega Perini rivolgendosi ai giovani studenti – tutte le dittature si sono imposte ed hanno potuto prosperare grazie all’ignoranza dei popoli. Regimi che sono arrivati persino a bruciarli, i libri. E il primo libro che dovete leggere, studiare e, soprattutto, visti i tempi, difendere strenuamente, sempre, da ogni attacco, o tentativo di manomissione, è la nostra Costituzione».

 

E l’Anpi li regala a tutti loro presenti quei preziosi libriccini. Poche pagine dai grandi significati. Poche chiare parole a tracciare la nuova rotta di un Paese rinato. Sottoscritte, in sintonia unanime, da tutti i grandi padri fondatori, di ogni fede politica, quando, subito dopo la fine della guerra, le rovine dell’Italia fumavano ancora.

 

«Ricordare significa portare nel cuore – sottolinea poi il presidente Pagliarulo – e noi i ragazzi trucidati a Colle San Marco dobbiamo ricordarli sempre. Erano vostri coetanei o poco più. La loro vita era molto più dura della vostra, e sono morti per quegli ideali che potete leggere in quel libriccino, la Costituzione, che tenete in mano. La libertà, l’uguaglianza, la democrazia, la solidarietà, il lavoro. E poi fu scritto: l’Italia ripudia la guerra. Vale sempre. Non lasciatevi ingannare da chi sostiene che la nostra Costituzione sia vecchia. Quella americana fu scritta nel 1788. Centosessanta anni prima. E nessuno si è mai sognato di metterla in discussione. L’antifascismo deve essere strumento di impegno civile quotidiano e comune. Se vogliamo restare uguali e liberi».

 

Si leva, spontaneo, come sempre a Colle San Marco, in giorni come questo, “Bella Ciao”. La intonano i meno giovani. Loro, gli studenti, ne restano stupiti. Non la conoscono. Rintronati come sono dai latrati penosamente vuoti dei troppi “fenomeni” canori contemporanei. Non si capacitano che i più vecchi la cantino invece con gli occhi lucidi. Ma hanno un cuore anche loro, i più giovani. E anche una testa. Se solo riuscissero a buttare via i loro telefonini, e a riappropriarsi delle loro anime e delle loro vite.

 

Qualcuno prende il microfono per testimoniare con i lavori preparati in classe. Uno di loro si chiama Salah. E’ nato in Italia da genitori marocchini immigrati. La sua pelle è un po’ più scura della nostra, ma è più italiano degli italiani. Cita, con voce ferma, Piero Calamandrei: “Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì o giovani, col pensiero, perché li è nata la nostra Costituzione”.

 

Il vicario del prefetto Tufariello: «Si celebrano i valori fondanti della democrazia, della libertà e dell’antifascismo e sul ricordo di quanti, qui a San Marco e in molte altre località d’Italia, sacrificarono la loro vita per difendere gli ideali sui quali è stata edificata la Costituzione».

 

Il consigliere provinciale De Vecchis: «La parola Resistenza sia un termine che non perde mai attualità e valido in tutte le fasi della storia. Voglio sottolineare l’importanza dei valori della solidarietà, della centralità della persona, dell’inclusione, del rifiuto di ogni forma di discriminazione e di razzismo». 

 

Il presidente del Consiglio comunale Bono: «Un doveroso omaggio a quanti si batterono per gli ideali di democrazia e di libertà».

 

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