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Giuliano Bertarelli, emozionante amarcord  

ASCOLI sportiva non dimentica i suoi eroi. I cinquant’anni trascorsi non hanno cancellato il ricordo di una sua doppietta memorabile realizzata contro la Sambenedettese. Davide Tempera ha voluto bissare, come in un nostalgico remake, mezzo secolo dopo, il gesto di gratitudine che suo zio, Mimì Tempera, ebbe per il giocatore dopo la grande gioia per la vittoria in quel derby indimenticabile del 1972
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Davide Tempera, Giuliano Bertarelli, Walter Luzi

 

di Walter Luzi

 

Olive verdi e gol memorabili. Cinquant’anni dopo, Giuliano Bertarelli, centravanti dell’Ascoli nei primi anni Settanta, ha rivissuto, e fatto rivivere, l’emozione di quegli anni che videro l’alba del miracolo Ascoli. Carlo Mazzone lo volle infatti nella sua squadra, facendolo prelevare dall’Arezzo, nel novembre del 1970, per affiancarlo, in prima linea, a Renato Campanini. I due costituiranno una coppia di attacco micidiale, che contribuirà in maniera determinante alla prima, storica, promozione in serie B nella stagione 1971-972. Non solo.  L’Ascoli mancherà per un solo punto, al suo esordio in cadetteria, il doppio salto consecutivo in serie A nella successiva. Bertarelli e Campanini, coppia di gemelli del gol dalla media realizzativa impressionante con la maglia dell’Ascoli. La migliore di tutte le loro intere, e pur intense, carriere calcistiche.

Giuliano Bertarelli è stato raggiunto nella sua splendida tenuta di campagna di Castelplanio, nell’Anconetano, dove vive insieme alla moglie Paola. L’ex attaccante, oggi settantaseienne, è stato omaggiato da Davide Tempera a nome di tutta Ascoli sportiva. Sulla sciarpa bianconera la scritta “Noi siamo la storia”, e poi il gagliardetto. Omaggi rituali in occasioni di questo tipo, ma c’è anche altro. Gli consegna emozionato anche un fustino di olive verdi, e una foto incorniciata di bianco e nero. Lo scatto lo ritrae mentre esulta dopo un gol nella corsa sotto i vecchi “Distinti” (lato est) dello stadio “Del Duca”, straboccante di pubblico in festa. Non era un gol qualsiasi, quello appena segnato in quella domenica 26 marzo 1972. Siglava, a pochi minuti dalla fine, una doppietta personale  in quella che non era una partita qualsiasi. Era un derby Ascoli-Sambenedettese. Destinato a sancire una svolta epocale delle fortune calcistiche dei due club.

 

Giuliano con la moglie Paola

I FRATELLI TEMPERA

 

Francesco “Cecchì” ed Emidio “Mimì” Tempera hanno iniziato giovanissimi, già nell’immediato secondo dopoguerra, ad occuparsi con sapienza di olive verdi in salamoia. Condivideranno, fianco a fianco, una vita di duro lavoro nel loro laboratorio artigianale di Castagneti, e, la domenica, una passione viscerale per le sorti della squadra calcistica della loro città. Sorti invero precarie, ed avare di grandi soddisfazioni, almeno fino al provvidenziale avvento dei fratelli Del Duca. Gli editori mecenati originari di Montedinove, che in Francia hanno fatto fortuna, salvano infatti l’Ascoli, dopo l’ultima umiliante retrocessione in Quarta Serie, dal fallimento nel 1955. L’anno dopo, invece, la Sambenedettese conquisterà, prima squadra del Piceno a riuscirci, la promozione in serie B. Un autentico miracolo per un piccolo centro di appena sedicimila abitanti che vive, ancora, esclusivamente di pesca. Ed è proprio la potente flottiglia peschereccia a sostenere, anche economicamente, una superiorità calcistica regionale schiacciante, che si protrae per tutti gli anni Sessanta. E che anche i fratelli Tempera, come tutti gli sportivi ascolani, subiscono, e soffrono, per decenni. Spesso, di ritorno dalle trasferte ad Ancona o Macerata, devono sopportare le pesanti attenzioni dei sambenedettesi alle forche caudine di piazza Battisti. Il semaforo rosso lungo la Nazionale diventa infatti, per gli ascolani, sulla via obbligata verso casa, una umiliante trappola di rito. Al “Ballarin” l’Ascoli perde, anche pesantemente, nove derby su dieci. Contro la Samb si soffre sempre anche in casa. Una sofferenza continua insomma. Fino all’inizio degli anni Settanta.

 

“Il Miracolo Ascoli”: la raccolta di Walter Luzi, pezzo più unico che raro

GIULIANO BERTARELLI SEGNA LA SVOLTA

 

Il 31 ottobre del 1971, nel derby di andata, alla ottava giornata, l’Ascoli pareggia (0-0) con autorità al “Ballarin” confermandosi imbattuto capolista. Contro la Samb, d’ora in avanti, non perderà più. Il vento sta cambiando. Il popolo bianconero comincia a conoscere una euforia di altissima classifica mai provata prima. L’accoppiata vincente Costantino Rozzi-Carlo Mazzone inizia a costruire in quella stagione quello che passerà alla Storia calcistica nazionale come il Miracolo Ascoli.

 

Quando la Sambenedettese scende al “Del Duca” per il derby di ritorno, il 26 marzo 1972, è quarta in classifica. L’Ascoli è sempre saldo in vetta, a tre punti dal Parma, più immediato inseguitore. I bianconeri dominano la gara. Dopo appena dieci minuti Giuliano Bertarelli va già in gol. Isetto, portiere rossoblù, non ne subiva uno da 470 minuti. L’Ascoli, sospinto dal tifo incessante dei quasi quattordicimila spettatori, è incontenibile. Ma deve aspettare fino al 41′ della ripresa il gol del raddoppio. Lo sigla ancora Bertarelli che va a raccogliere con una lunga corsa liberatrice, braccia levata al cielo, la sfrenata esultanza del suo pubblico. Per un giorno ruba la scena al compagno di attacco più celebrato, Campanini, capocannoniere del torneo. L’ovazione che i sostenitori bianconeri gli tributano è interminabile, tanta è la gioia per un successo così atteso e perentorio. Firmato da due gol di Giuliano Bertarelli, simbolo dell’inizio, finalmente, di una supremazia calcistica che non conoscerà più alternanze.

 

OLIVE VERDI PER RINGRAZIAMENTO

 

I fratelli Tempera abitano sopra il loro laboratorio di Castagneti. Casa e bottega a poche decine di metri dalla casa presa in affitto da Giuliano Bertarelli, con la moglie Paola, nelle nuovissime palazzine Borgioni. Emidio “Mimì” Tempera suona, emozionato, di buon’ora quel lunedì al campanello di casa Bertarelli. E’ ancora raggiante dopo i grandi festeggiamenti del giorno prima. Sotto il braccio porta un fustino delle sue olive migliori. E’ un regalo per il giocatore. Il minimo che lui, e il fratello Cecchì, possono fare per lui. Per la gioia immensa che gli hanno regalato, a loro, e a tutta Ascoli sportiva con i due gol segnati alla Sambenedettese il giorno prima. Giuliano ne rimane piacevolmente sorpreso. Vuole ricambiare il gesto di cortesia ma l’unica cosa che trova nel suo borsone è un calzettone della divisa ufficiale, che autografa. Mimì lo custodirà come una reliquia sacra. Resterà appeso ad un parete del laboratorio Tempera per anni. Oggetto di venerazione da parte dei tanti tifosi bianconeri che si ritrovano abitualmente nel vicino Bar Brugni.

 

IL NOSTALGICO AMARCORD

 

Sono passati cinquant’anni. Mimì e Cecchì Tempera non ci sono più. I figli di quest’ultimo, Davide, con Luigi e Stefania, portano avanti l’azienda di famiglia. Ma il cuore è rimasto lo stesso. Le passioni straordinarie per il lavoro, e per i colori bianconeri, sono quelle dei padri. Quelle di sempre. Grazie al cronista di Cronache Picene riesce il revival. E’ Davide, stavolta, a suonare al campanello di casa Bertarelli con il fustino di olive verdi in salamoia sotto il braccio. Aveva pochi mesi di vita cinquant’anni fa, ma in famiglia è cresciuto ascoltando i racconti di quella irripetibile epopea. Respirando, insieme al profumo delle olive verdi, i sapori buoni dei bei tempi andati. Con Ascoli, e l’Ascoli, sempre nel cuore. Il suo è un grazie che si rinnova. Con piacere, con emozione. E con una punta di  commozione. Perchè babbo e a zio, lassù, saranno contenti anche loro oggi.

 

Giuliano Bertarelli nella verde quiete della campagna anconetana di Castelplanio quasi non crede alle sue orecchie: «Mi sembra incredibile, ma mi fa immensamente piacere – commenta visibilmente emozionato – che qualcuno si ricordi ancora di me dopo tantissimi anni. Mi riempite il cuore di gioia con questa iniziativa. Io in fondo ero pagato per fare i gol, voi invece mi commuovete con questo vostro bel pensiero. Sono io che devo ringraziare voi». Il figlio Mauro ha raccolto a sua eredità militando con buoni risultati ai massimi livelli, e arrivando anche alla maglia azzurra delle Under, prima che un grave infortunio ne compromettesse la carriera. In giardino Giuliano ha montato una porta di calcio, perché anche ai tanti nipotini, tutti maschi, quando vengono, piace tirare quattro calci ad un pallone insieme al nonno.

L’esultanza di Bertarelli dopo il suo secondo gol nel derby contro la Samb

 

Questione di geni. «Conservo  un bellissimo ricordo di quei pochi anni ascolani – ricorda ancora – del presidente Rozzi, persona schietta e genuina. Di Renato Campanini, recentemente scomparso, a cui ho sempre “invidiato” il fiuto del gol, la scaltrezza di farsi trovare sempre al momento giusto nel posto giusto. Non a caso i tifosi lo avevano ribattezzato la faina per la sua furbizia, mentre io mi spolmonavo a fare a sportellate con i difensori». Poi, scorrendo le statistiche, scopri che i quozienti reti dei due bomber, in maglia bianconera, sono molto vicini: 0,40 reti/presenza per Renato; 0,35 reti/presenza per Giuliano. Due fenomeni.

 

Si emoziona Bertarelli scorrendo e riscorrendo la copiosa raccolta dei poster e degli articoli di giornale di quegli anni ruggenti. Pagine che lo riportano, ci riportano tutti, indietro negli anni. Pagine che abbiamo gelosamente conservato aspettando giorni come questo.

 

Cecchì Tempera con i figli allo stadio negli anni 70

Una pagina de “Il Messaggero” di Ascoli esalta Bertarelli


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