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Marco Ticchiarelli, il custode dei ricordi: dai cimeli dell’Ascoli fino alla collezione da 3.500 lattine

ASCOLI - Storia di una passione viscerale per la squadra bianconera, che dall'età di 8 anni lo ha portato a raccogliere oltre 400 tra magliette, pantaloncini, sciarpette e oggetti più disparati. Gli aneddoti e le ricerche rocambolesche. L'idea di ricostruire in scala lo stadio "Del Duca" e la pergamena con gli autografi della prima promozione in Serie A. Ma non è la sua unica impresa a livello di collezionismo
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Marco con la figlia Aurora tra l’oggettistica dedicata all’Ascoli

 

di Luca Capponi 

 

Lo spirito, la curiosità, la passione sono quelle di un ragazzino. E difatti questa avventura Marco Ticchiarelli l’ha iniziata che era praticamente un bambino. Prima la mitica maglietta dell’Ascoli, numero 15 con sponsor Micromax, anno 1988. Poi la lattina di Coca-Cola che omaggiava le Olimpiadi Invernali nel 1992.

Qui con la collezione di lattine

 

Ed eccolo oggi, a 42 anni, con due collezioni da far impallidire: da una parte le 3.500 lattine di ogni genere, tutte diverse una dall’altra, Coca Cola in testa e poi Fanta, Sprite, Pepsi, birre, sottomarche di ogni tipo, thè freddo e chi più ne ha più ne metta; dall’altra oltre 400 pezzi dedicati alla squadra bianconera, magliette, pantaloncini, calzettoni, gagliardetti, stemmi, bandiere, adesivi, una riproduzione in scala dello stadio “Del Duca” realizzata dopo anni di fatiche e persino la pergamena celebrativa originale con gli autografi dei protagonisti (Rozzi compreso) della storica promozione in A del 1978, quella dei record.

 

È un mondo, quello di Marco, che affascina e conquista. Chi lo conosce da quando tutto è iniziato, come il sottoscritto, non ha mai avuto dubbi sul fatto che, con la sua cocciutaggine, col suo amore viscerale per ciò che fa, non si sarebbe mai fermato. E il motivo preciso neanche lui se lo spiega bene. Molte cose sono cambiate da quei tempi, Marco oggi è sposato e papà della piccola Aurora, lavora come autista di bus, ma la costante del collezionismo resta. Anche se sul versante lattine questioni di spazio stanno suggerendo un minimo di…calma.

 

Lo scrigno di Marco è ricco non solo di pezzi rari, ma anche e soprattutto di ricordi. Per ogni scambio, acquisto o dono, ha un aneddoto da raccontare. Con un specifica importante: «Mi considero un collezionista ma solo per le lattine, per quanto riguarda l’Ascoli mi ritengo un “custode”: custodire è diverso dal collezionare».

La Coca-Cola Classic, pezzo raro

 

«La collezione di lattine l’ho iniziata a 12 anni, ne avevo già alcune da parte perché da bimbo le usavo come oggetti da caricare su camion e ruspe giocattolo, per questo mi venne in mente di iniziare a conservarle -racconta Ticchiarelli-. Cominciai con le olimpiadi invernali e con tutto ciò che trovavo o che mi regalavano amici e parenti, poi ho continuato con gadget, orologi, vassoi, t-shirt soprattutto della Coca-Cola e qualsiasi altra cosa a tema».

 

«Per quanto riguarda l’Ascoli ebbi la prima maglietta in regalo da Ivo Micucci, mi ricordo come se fosse ora -continua-. Ho i brividi mentre ci ripenso, è un’emozione indimenticabile, anche 34 anni dopo sembra adesso, è stupendo. Da lì in poi voglia di mettere nell’armadio più cose possibile dell’Ascoli è aumentata sempre più, perché per me l’Ascoli è un sentimento, faccio fatica a spiegare anche a me stesso quanto bene gli voglio».

La raccolta di articoli dedicati al Picchio

 

«La lattina a cui sono più affezionato è una Coca-Cola Classic, rarissima perché diffusa solo negli Stati Uniti, ma che per un breve periodo venne prodotta anche in Italia, con circa 5.000 esemplari distribuiti nella zona di Roma -va avanti Ticchiarelli-. Il bello è che la trovai per terra mentre andavo a scuola, nella zona di San Filippo e Giacomo, convinto che fosse una lattina straniera. La raccolsi, la portai a casa e la inserii nella collezione. Solo dopo qualche anno lessi un articolo che ne raccontava la storia e mi resi conto del valore che aveva».

 

«La maglia più rara che conservo, invece, è quella che indossava Maniero durante l’ultima partita dell’Ascoli di Rozzi in Serie A, nel maggio del 1992 -precisa-. Per la sfida col Torino al “Delle Alpi” la squadra scese in campo con una maglietta bianca sponsorizzata da Imesa, particolarissima, usata solo in quella occasione. Ricordo che Maniero fece anche gol ma non bastò per vincere (si impose il Torino 5-2, ndr)».

La riproduzione del “Del Duca”

 

Ma le “avventure” e gli aneddoti, come detto, non mancano. Dalla mitica nonna Gilda che, tra L’Aquila e Roma, riuscì a trovare la lattina di Pepsi Twist col volto di Totti nella serie dedicata ai campioni dei primi anni 2000, che Marco aveva cercato ovunque, fino a quella di Coca-Cola che lo zio Amilcare riportò dall’America, un pezzo unico dalla figura geometrica sfaccettata, non il classico cilindro liscio.

 

«La maglia ottenuta in maniera più rocambolesca è sicuramente una Adidas di Barbuti -ricorda Ticchiarelli-. Ce l’aveva colui che poi è diventato un mio grande amico, Giovanni Mercuri: per avere quella maglia gli avevo offerto di tutto ma lui rimandava sempre. Poi un ragazzo mi contattò per scambiare una maglia numero 10 di Meco Agostini. Della stessa serie avevo però già la mia numero 15, la famosa Micromax, e non poteva assolutamente scambiare quello che era un regalo. Così comprai la 10 usandola come mezzo di scambio per arrivare a quella di Barbuti. Alla fine ce l’ho fatta, ma quanta fatica».

 

Altra storia da raccontare è quella che riguarda Nicola Dibitonto (a proposito, abbiamo scoperto oggi che il cognome si scrive tutto attaccato), portiere dell’Ascoli dal 1997 al 2000, da sempre un idolo di Marco. Il motivo è presto spiegato.

 

«Trovare una maglia è spesso difficile, ma quella che ho voluto con più forza è probabilmente quella di Nicola, che cercavo dall’adolescenza -dice-. Ai tempi dell’Ascoli il portiere viveva alle Tofare, quartiere che frequentavo coi miei amici. Proprio grazie a uno di loro riuscimmo a procurarci una maglia per Gianni, un mio caro amico scomparso nel 1999 ed all’epoca molto malato. Ricordo che appena saputa la cosa Nicola venne a portare personalmente la maglietta a Gianni, un gesto di grande umanità che mi rimase impresso per sempre. Anche per questo cercavo una sua maglietta ricordo, che alla fine sono riuscito a trovare due anni fa grazie ad un amico di Napoli, una Legea bianconera che Dibitonto indossa in foto nell’album Panini».

 

Infine, tra i tanti pezzi, non si può non menzionare un’altra piccola grande impresa, cioè quella di ricostruire, perfettamente in scala, una riproduzione dello stadio “Del Duca” curata in ogni minimo dettaglio.

 

«L’idea mi venne nel 2008/2009, l’anno della salvezza miracolosa con Colomba allenatore-spiega ancora Ticcharelli-. È stata davvero un’avventura incredibile durata mesi e mesi, per cui ho dovuto realizzare un vero e proprio progetto. Poi la ricerca del materiale giusto, il polistirolo compresso usato per gli imballaggi della carne, la vernice ad acqua per il colore ed il tempo speso a cercare di far combaciare i gradoni, un passaggio molto complicato. Intorno ci ho posizionato uno stemma dell’Ascoli, per il campo ho usato un tessuto tipo velcro, mentre le porte le ho fatte con i pezzi di un ripiano di frigorifero, rifacendomi a quelle degli anni ’80 con il paletto dietro».

 

Infine, il pensiero non può non andare a coloro che negli anni hanno aiutato Marco a inseguire la sua passione. Lui li ricorda tutti, uno per uno, ricorda oggetti, situazioni e date grazie ad una memoria incredibile, anch’essa probabilmente figlia di tanta dedizione.

 

«L’elenco è infinito, dai genitori dei bimbi conosciuto sul pulmino agli amici delle Tofare -ammette-. Ma chi forse mi ha aiutato di più è Gianluca Bascelli, caro amico che vive a Chieti, uno dei più grandi collezionisti d’Italia, con cui ho instaurato un rapporto incredibile. Ma, davvero, se dovessi citare tutti quelli che mi hanno aiutato in questa raccolta non finirei più».

 

Un posto speciale, però, lo meritano Antonello Antonini ed il suo album dove ha raccolto tutti gli articoli di giornale del primo anno di Serie A dell’Ascoli, anno di grazia 1972.

 

«La figlia Claudia ed il marito Andrea hanno deciso di donarmelo all’indomani della scomparsa di Antonello -conclude Marco-. Un gesto che mi ha commosso, così come le parole di Claudia: “Lo posso dare solo a te perché so quanta cura ci metti, è come se la custodissi io”. Ed io, ovviamente, lo conservo come una fosse una reliquia».

 

E su questo, caro Marco, non avevamo il minimo dubbio.

 


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