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Covid e carenza di medici non fermano l’Inail: «Il nostro impegno, dalla cura al miglior reinserimento»

VIAGGIO nella sede ascolana dell'Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, che è sotto la direzione territoriale unificata di Ascoli Fermo Macerata. Parlano la responsabile locale Antonella Andreani ed il primario di Medicina legale Rosa De Rose
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di Maria Nerina Galiè

Un infortunio sul lavoro è molto di più di un occasione per puntare il dito contro la potenziale mancata applicazione delle norme sulla sicurezza, che restano – in ogni caso – fondamentali.

Dietro ad un operaio che si fa male, spesso seriamente, si può celare un dramma personale e familiare, cure lunghe e complicate da sopportare, poi, al termine, la difficoltà a ricominciare.

 

«Ed è per questo che, dietro ad un lavoratore che subisce un infortunio mentre svolge il proprio dovere, c’è un’intera equipe che si muove, per le cure e per il successivo reinserimento». A parlare è la dottoressa Rosa De Rose,  primario facente funzione di Medicina legale dell’Inail di Ascoli, e che lo diventerà a pieno titolo dal primo dicembre prossimo.

 

L’Inail, Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, non si è fermato nemmeno durante l’emergenza sanitaria. Il Covid stesso, se c’erano le condizioni, è stato considerato infortunio professionale.

 

La sede Inail di Ascoli

«Nel Piceno – spiega la dottoressa Antonella Andreani, responsabile della sede ascolana – abbiamo indennizzato 4 decessi per Covid e diversi infortuni, di persone che si sono contagiate per motivi di lavoro. E non si è trattato soltanto di operatori della Sanità. All’inizio la materia era complicata, era tutto nuovo. Non è stato semplice».

 

Un impegno costante, quello dei dirigenti Inail, portato avanti con un entusiasmo, che trapela dalle parole di De Rose e Andreani nel raccontare quello che fanno, ogni giorno. Che però non basta ad evitare “lamentele” di qualche utente, per ritardi sulle visite, collegiali in particolare.

 

L’Inail di via Dino Angelini, al centro del capoluogo piceno, è una delle tre sedi che fanno parte della direzione territoriale unificata di Ascoli, Fermo e Macerata. L’organico prevedrebbe complessivamente 9 medici legali, invece sono 4: due sono della sede di Ascoli ma coprono anche Fermo e Macerata, che invece hanno un solo professionista ciascuno. A Fermo il nuovo ingresso risale ai primi di luglio.

C’è una grande carenza di medici, anche all’Inail, acuitasi nell’ultimo anno e mezzo. Prima ad Ascoli i medici legali erano 3.

«Eppure – tiene a sottolineare la dottoressa De Rose – abbiamo una giacenza fisiologica mensile, che corrisponde alle richieste che si generano, non abbiamo il cosiddetto “arretrato”, diversamente a come si potrebbe pensare. Perché, sebbene siamo sotto organico, non lasciamo indietro nulla».

 

Le visite collegiali, ad esempio, in giacenza ce ne sono circa 50 nella provincia di Ascoli, una trentina in quella di Fermo.

«Non nascondiamo – dice ancora la De Rose – che con due medici invece che con tre, si va un po’ più a rilento. Ma andiamo avanti, stabilendo come è ovvio un ordine di priorità».

Non c’è una scadenza per effettuare le visite collegiali, mentre per il riconoscimento della malattia professionale o infortunio ci sono tre anni e 150 giorni dall’evento.

Talvolta le visite collegiali sono “urgenti” perché il ricorso che le attiva è teso a stabilire se il dipendente ha diritto ad un periodo di malattia più lungo. La finalità non è soltanto la revisione del punteggio.

«Ma in questo caso – afferma il medico legale – sono i patronati stessi, a cui si affida l’assicurato,  a segnalare l’urgenza. Il nostro rapporto con questi organismi, regolato da un protocollo d’intesa nazionale, è stretto e costante».

«La visita collegiale – tiene a sottolineare la Andreani – è solo una piccola parte del lavoro dell’Inail».

 

Quando lavoratore si fa male per motivi collegati al lavoro, parte la procedura Inail che gode di una rete di servizi, volti al pieno reintegro dell’assicurato, che diventa in quel caso paziente, nel posto di lavoro, o in un altro.

Lavorano per l’Inail diversi medici “sumaisti”, cioè aderenti al sindacato dei medici ambulatoriali (Sumai) in forza all’Area Vasta 5. Sono chirurghi, ortopedici, otorini, neurologi, oculisti che, ciascuno per la propria competenza specialistica, prendono in cura il paziente per conto dell’Inail.

L’Istituto, con il suo centro medico legale, continua a seguire il decorso sia per per la verifica della regolarità della procedura che per attivare ulteriori percorsi, tutti gratuiti.

«Per le visite strumentali – continua a spiegare la dottoressa De Rose – c’è una corsia preferenziale che abbatte i tempi di attesa. Mettiamo poi a disposizione la fisioterapia e la psicoterapia, che è servita per alcuni casi molto difficili.

In pochi sanno, inoltre, che l’Inail è convenzionata con il prestigioso centro protesi Vigorso di Budrio. Lì non istallano protesi e basta. Il paziente, senza che spenda un centesimo, viene seguito anche nella riabilitazione con il nuovo arto».

Poi c’è il reinserimento.

«Creiamo le condizioni per un rientro nelle migliori condizioni – continua la De Rose – affinché il lavoratore non incorra in discriminanti allontanamenti.
Se non è più adatto a ricoprire quella funzione, lo mettiamo nella condizione di esserlo, attrezzando il posto di lavoro. Oppure, se questo non è proprio possibile, o aiutiamo ad avere un’alternativa consona.

Non pensiamo minimamente – conclude la dottoressa – che il paziente punti all’inabilità al lavoro. 

L’assicurato vuole continuare ad essere parte del tessuto produttivo e noi siamo medici, il nostro obiettivo è la cura».


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