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La maestra Samuela vive nel libro di Carla Silvestri e in una rosa viaggiante che gira l’Italia

ASCOLI - Un profondo rapporto di amicizia tra due donne, che passa attraverso il calvario della malattia oncologica ed il dolore della morte. Fino a diventare un racconto per bambini tradotto in inglese ed un corto d'animazione. L'esperienza negli asili e il fiore che lascia la sua impronta speciale nel cuore di chi lo incontra
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Samuela De Angelis in mezzo ai suoi bambini

 

di Luca Capponi 

 

“Una delicata carezza alle fragilità dolenti che ognuno ha dentro di sè”.

 

Per Samuela. Per tutte quelle anime sensibili che ad un certo punto volano via lontano. Anche se si credono farfalle. E invece hanno le ali maestose di un drago. Una carezza che parte da Ascoli, arriva nel vicino Abruzzo e da lì si libra in tutta Italia. Grazie ad una rosa. Alla determinazione che ci fa tenere acceso il ricordo. All’amicizia ed ai legami profondi che ne derivano.

Carla Silvestri

 

È proprio da qui che parte la vicenda. Da Carla Silvestri, psicologa di 28 anni che lavora tra le cento torri, e dal suo rapporto con Samuela De Angelis. Una connessione intensa, intima, quasi come fossero madre e figlia. Una connessione che si spezza nel dolore il 30 marzo del 2021, quando Samuela si arrende alla malattia. Nativa della vicina Ancarano, aveva 55 anni e una passione per la letteratura che nobilitava la sua professione di maestra d’asilo.

 

Passione condivisa con Carla, che proprio durante il calvario vissuto dall’amica inizia a lavorare su “Storia di un drago che si credeva una farfalla”.

 

«Samuela si è ammalata di cancro e con lei ho vissuto tutta la sua malattia, vivendo quindi anche le sue fragilità -racconta Carla-. In una nostra telefonata molto commovente e profonda, mi confessò che tutti la credevano forte come un drago ma invece dentro si sentiva fragile come una farfalla. Così decisi di scrivere qualcosa per lei, di mettere su carta il mio addio in un racconto che ne rappresentasse la vita e che potesse essere utile a chi amava di più, cioè i suoi bambini dell’asilo».

La storia è divrntata anche un corto animato

 

Fortunatamente, Samuela riesce a leggere “Storia di un drago che si credeva una farfalla” proprio poco prima di morire. Un segno del destino, per quanto crudele, dona le ali al suo percorso umano. Un esempio da tenere impresso nella mente. E da raccontare, sotto forma di favola, ai piccoli uditori che ne sanno trarre insegnamento. Un cerchio che va inesorabilmente a chiudersi.

 

Le parole di Carla, le illustrazioni di Simona Sirio ed un libro che è stato appena tradotto in inglese da Laura Silvestri e Jill Connelly, e che è diventato pure un corto animato da Alexandra Popescu su musiche di Alessio Graziani. Mentre Lela, il drago protagonista, ha scoperto un omologo in versione peluche, scovato per caso dal maestro Mattia Pelliccioni in un negozio del nord Italia. Coincidenze che toccano l’anima.

«Sono andata nella scuola di Spinetoli a leggere “Storia di un drago che si credeva una farfalla” perché è stata inserita nel Progetto accoglienza in prima infanzia, a breve poi sarò alla scuola “Ischia” di Grottammare -continua Carla-. La storia non nasce come un progetto, solo dopo si è tramutata in qualcosa di più grande, dove ogni persona coinvolta ha dato il suo contributo in modo gratuito. In particolare, però, tutta l’organizzazione e anche una voce del doppiaggio è stata curata da mia madre Patrizia Panichi, amica stretta di Samuela».

 

Ed è proprio Patrizia a regalare una nuova sfumatura a questa edificante avventura. Tra le passioni di Samuela, infatti, c’erano anche le rose e i viaggi: «Quando andrai in un posto nuovo lascia una rosa, così potrai pensarmi mentre visiterai luoghi che non hai mai visto. Io ne sarò felice. Non serve andare al cimitero».

La rosa di Samuela a Venezia

 

Detto, fatto. In ogni città dove si reca, Patrizia lascia un fiore ed un biglietto con su scritto: “Lei è Samuela, una rosa viaggiante. È lo spirito di una splendida persona che non può più viaggiare. Se stai intraprendendo un viaggio ti prego prendila con te e una volta giunto alla tua meta lasciala in un posto dove un altro viaggiatore come te può prenderla. Se ti fa piacere invia una foto del luogo dove l’hai lasciata, mi renderai felice e aiuterai a rendere immortale il suo ricordo”.

 

«La rosa sta facendo il giro d’Italia e mia madre ha conosciuto tante persone che le mandano il luogo in cui si trova, condividendo anche le loro storie e le loro emozioni», conclude Carla.

 

Dal Cilento a Matera, da Venezia fino a Spoleto e Rapolano Terme, in Toscana, il fiore di Samuela semina bellezza, rimanda sensazioni, lascia un segno. Così come la storia del maestoso drago che ha imparato a volare. Per toccare le stelle. E sconfiggere la paura.


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