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Ascoli-Como, emozioni fino all’ultimo

SERIE B - Alternanza di gioie e dolori per i tifosi bianconeri, ma resta il rammarico di aver giocato quasi un tempo in dieci
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di Lino Manni

 

Non la consiglio ai deboli di cuore la partita Ascoli-Como. E’ una alternanza di gioie e dolori, di errori e giocate sopraffine. Alla fine vince, o meglio pareggia, la rabbia bianconera. Un pari giusto, che vale come una vittoria. Ma resta il rammarico che si poteva fare – forse – anche di più. Mi accontento. Non faccio neanche in tempo a gustarmi il caffè (rigorosamente) corretto all’anisetta, che l’Ascoli va in gol. E’ fatta, ho pensato, oggi ne facciamo tre o quattro. A volte però le apparenze ingannano e quella sensazione di superiorità non si concretizza. Mentre Dionisi e compagni sono ancora a festeggiare, arriva il pari del Como al termine di un’azione che lascia tutti di stucco, per primi i bianconeri. Vabbè, ho pensato, ma dove vanno questi con tre punte? Ed invece i lariani raddoppiano sfruttando al massimo un cross finito sulla testa di Mancuso. Si va al riposo in svantaggio e negli spogliatoi mister Bucchi cerca la soluzione per rimettere in carreggiata risultato e partita. Entra Ciciretti, ma poi perde Gondo che aveva sostituito capitan Dionisi sul finire del primo tempo. L’entrata di Gondo su un avversario scoordinata e violenta e il Var lo manda sotto la doccia. Un rosso pesante, un macigno che può chiudere definitivamente la partita. I tifosi non si perdono d’animo e continuano ad incitare la squadra. Esce fuori l’orgoglio, e soprattutto la rabbia bianconera, ed è “l’anguilla” Ciciretti a insaccare in rete la palla del 2-2. Un pari meritato dopo un palo di Caligara e una ghiotta occasione per Bidaoui. Vabbè, ora è finita. In superiorità numerica il Como cambia tre giocatori e Blanco, uno dei nuovi entrati, fa gol con il primo pallone che tocca. Non è giusto, ma il calcio è così.  Il pari lo realizza Simic e fino al triplice fischio, dopo cinque minuti di recupero, la squadra più insidiosa è senza dubbio l’Ascoli. Il pareggio è giusto e mi sta anche bene. Unico rammarico è non aver visto un certo Fàbregas, campione del mondo e d’Europa con la Spagna ed ex calciatore di Arsenal, Barcellona, Chelsea e Monaco.


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