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Il “no” di un arbitro marchigiano ai calzettoni rossi in ricordo di Costantino Rozzi

A COSENZA l'Ascoli ha vinto nel giorno del 28° anniversario della scomparsa del Presidentissimo. Avrebbe voluto farlo indossando i "suoi" calzettoni, ma Juan Luca Sacchi di Macerata ha avuto paura di confondersi. In precedenza non era mai successo così come sono state numerose le squadre con maglie rosse che hanno affrontato il Picchio
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Juan Luca Sacchi (foto Fabio Falcioni)

 

di Andrea Ferretti

 

Nell’epoca in cui le squadre di calcio giocano sempre più di frequente con maglie che, per scelte dettate da accordi con potenti sponsor tecnici, quasi nulla hanno a che fare con i colori sociali, ecco che arriva quello che non t’aspetti. Da oggi l’arbitro Juan Luca Sacchi entra a pieno titolo nella lista nera (il colore della classica divisa dei suoi antenati) dei tifosi dell’Ascoli con una decisione che lascia increduli tutti coloro che in Italia seguono il calcio, tutti gli ascolani in primis la famiglia Rozzi.

 

E’ l’arbitro designato a dirigere Cosenza-Ascoli e oggi, domenica 18 dicembre, è stato lui a non autorizzare l’Ascoli Calcio a far indossare ai propri giocatori i calzettoni rossi in memoria del Presidentissimo Costantino Rozzi. Il 18 dicembre di 28 anni fa, era il 1994, Rozzi ci lasciava e le sue gesta – sportive e non solo – sono diventate leggenda. E’ stato ricordato, solo per restare ad Ascoli, con un settore dello stadio, con l’antistante piazzale, con il ponte dietro la Sud costruito dalle sue imprese. Per non elencare quello che ha fatto Rozzi (ci vorrebbe una enciclopedia), ci limitiamo alla messa che ogni anno, oggi compreso, ogni 18 dicembre viene celebrata in Duomo. Lì dove si svolse il suo funerale alla presenza di oltre ventimila persone.

 

Quel triste giorno Juan Alberto Sacchi aveva da poco compiuto dieci anni, frequentava la quinta elementare, probabilmente nella sua Treia. Non è escluso che la sua maestra, proprio in quei giorni, abbia parlato in classe, ai suoi bambini, della scomparsa di un personaggio del calibro di Costantino Rozzi che aveva dato tanto non solo ad Ascoli, ma al Piceno e alle Marche tutte, la regione dove sorgono anche Macerata e la sua piccola Treia.

 

Tornando ai calzettoni rossi, che non fanno parte della divisa ufficiale dell’Ascoli, l’iter prevede che una società in questo caso chieda l’autorizzazione alla Lega per utilizzarli. La Lega di B, è il caso dell’Ascoli, rimette la decisione all’arbitro. Mai nessun direttore di gara in questi 28 anni aveva preso una decisione del genere. Il primo “niet” è arrivato da Juan Luca Sacchi di Macerata secondo cui quei calzettoni avrebbero potuto confondersi con le maglie del Cosenza. La squadra calabrese indossava una divisa che di rosso aveva mezza maglia (solo sul davanti) e una spalla.

 

All’inizio di questo campionato, durante quasi tutto quello passato e anche nel precedente l’Ascoli ha spesso giocato con i calzettoni rossi, anche contro squadre con maglie intere o con intarsi rossi. Mai nessun problema. Oggi l’arbitro ha forse temuto di mettere in difficoltà i colleghi del Var? E’ stato dimostrato che basta molto meno per mandare in tilt Var e Avar. E’ stato invece proprio il Var a non avere dubbi: autogol di Juan Luca Sacchi prima ancora del fischio d’inizio.


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