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Come cambiano i rapporti tra banche e imprese con le nuove norme anti-crisi economica? Simone Brancozzi a Radio Fm1 (Videointervista)

INTERVISTA a Radio Fm1 al professor Simone Brancozzi, dottore commercialista e pubblicista de "Il Sole 24Ore": l’impatto delle nuove leggi sui rapporti tra banche e imprese
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Il prof. Simone Brancozzi ai microfoni di Radio Fm1

Il professor Simone Brancozzi

 

Ecco una sintesi del video allegato a cui si rimanda la visione dell’intervista.

 

Il professor Simone Brancozzi, dottore commercialista e pubblicista de “Il Sole 24Ore”, ospite ai microfoni di Radio Fm1, intervistato da Alessandro Luzi, ha commentato le ultime leggi in merito alle attività aziendali e all’imprenditorialità. In particolare, negli studi radiofonici, si è parlato dell’impatto delle nuove leggi sui rapporti tra banche e imprese.

 

«Sono usciti tanti aggiornamenti legislativi che vanno a modificare i rapporti tra banche e imprese. Il più importante, l’articolo 2086 comma 2, in vigore dal marzo 2019, impone agli imprenditori di dotare l’azienda di adeguati assetti organizzativi, amministrativi e contabili al fine di intercettare gli indizi di crisi. Quest’obbligo prima non c’era e la mancanza di questi assetti provocherà una responsabilità diretta dell’amministratore rispetto ai debiti. L’obbligo in sostanza – ha specificato Brancozzi – è quello di gestire bene l’azienda, usando tutti gli strumenti scientifici e istituzionali al meglio. Le banche quindi, quando concedono credito, devono controllare se l’azienda sia adeguata dal punto di vista organizzativo, amministrativo e contabile secondo l’articolo 2086. Non basterà più quindi avere un bilancio bancabile. Questi nuovi assetti richiesti non riguardano quindi solo il controllo della contabilità ma anche le variabili intangibili come: team aziendale, formazione, innovazione e altri fattori che influenzano sulla performance aziendale».

 

Il professore ha poi fatto una considerazione sull’applicabilità di questa norma per le aziende del nostro territorio: «Le aziende marchigiane, spesso a conduzione familiare, hanno un background dal punto di vista economico aziendale: bravissime persone e grandi gestioni di problemi. Ora devono fare uno scatto per rispondere a queste nuove richieste ed obblighi. Manca un po’ questo bagaglio tecnico che dovrebbe essere coperto dai professionisti contabili. Questa norma ha portato l’esigenza di uno sviluppo culturale dal punto di vista aziendale e anche dei commercialisti e consulenti aziendali che non possono più limitarsi a compilare l’F24 per l’azienda. Si deve andare più in profondità per coadiuvare l’imprenditore. Quest’ultimo, spesso, è lasciato solo. Non bisogna dimenticarsi poi delle nuove linee guida dell’Eba (Autorità bancaria europea), che spingono le banche a finanziare solo chi risponde ai requisiti di sostenibilità in più ambiti: impatto ambientale, rapporti sociali e trasparenza di gestione. Il rating bancario non si baserà più solamente sul bilancio ma anche su queste nuove linee guida che spingono aziende e imprenditori a rendersi sostenibili, sani contabilmente e innovatori, al fine di eliminare gli indizi di crisi nella continuità aziendale».

 

Uno strumento indispensabile che i consulenti aziendali hanno a disposizione per le imprese è il Cruscotto di controlloⓇ (www.cruscottodicontrollo.it), che  permette di avere un monitoraggio costante sull’andamento aziendale attraverso la misurazione degli adeguati assetti, ma anche di tutti quegli elementi intangibili non misurati nel bilancio come la soddisfazione della clientela, il brand, il clima aziendali o l’armonia tra soci, nel pieno rispetto dell’art 2086 cc, comma 2.

 

Il Cruscotto di ControlloⓇ è l’unico  software in Italia basato sugli studi dei professori di Harvard  Robert Kaplan e David Norton che nel 1992 idearono la Balanced Scorecard.

 

L’intervista è proseguita poi con uno sguardo alla storia imprenditoriale marchigiana: «A cavallo tra gli anni ’70 ed ’80 le aziende andavano meglio di oggi. C’era una maggiore cultura aziendale insita nel mondo contadino. La cultura contadina ci insegna che i debiti non si fanno. Si seminava e, in caso il raccolto fosse stato soddisfacente, si investiva. Oggi invece moltissime aziende non producono reddito. Gli imprenditori troppo spesso si soffermano sulla “cassa” non analizzando i problemi. Dobbiamo tornare ai valori contadini. Dobbiamo abbandonare l’idea che “the cash is king” e tornare ad incentivare il risparmio, spendendo in investimenti mirati, innovazione e formazione aziendale».

 

Infine, dal professor Brancozzi sono arrivati alcuni consigli riguardo la copertura del fabbisogno finanziario: «Il primo consiglio utile può essere quello di non indebitarsi nel breve termine. Se c’è un fabbisogno e un canale bancario praticabile, bisogna pensare ad un investimento a medio lungo termine. Se invece non si ha un canale bancario è importante coinvolgere dei soci, ovviamente con un progetto valido, programmato e che guarda al futuro con visione strategica».

 

Per vedere l’intervista integrale del professor Simone Brancozzi cliccare qui

Per vedere le precedenti interviste cliccare qui e qui

 

(spazio promoredazionale)


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