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Da Totò fino a Pino Daniele e Troisi, Eugenio Ravo racconta la lingua napoletana

ASCOLI - Incontro speciale alla libreria Rinascita con "Voce 'e notte". Un viaggio nella città del sole attraverso musica, cinema, teatro e poesia, tra artisti noti e meno noti
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di Luca Capponi 

 

Dal mitico principe Totò al sempiterno Massimo Troisi, dal grande Roberto Murolo all’inossidabile Eduardo De Filippo. Con la musica di Pino Daniele a fungere da collante, proprio nei giorni in cui ricorrono gli otto anni dalla sua scomparsa.

Eugenio Ravo

 

Si intitola “Voce ‘e notte” l’incontro che Eugenio Ravo terrà il prossimo 11 gennaio alle 18 presso la libreria Rinascita. Il sottotitolo esplica al meglio l’argomento al centro dell’evento: “Il napoletano, un’altra lingua”. Sì, perché l’artista partenopeo (ma ascolano d’adozione) condurrà il pubblico in un viaggio dentro la cultura della città del sole. Che inevitabilmente passa attraverso un dialetto così vasto, noto, interessante. Un universo tanto diverso, spesso intrappolato in cliché e luoghi comuni insiti nell’immaginario.

 

Attore, mimo, musicista, poeta, performer che sfugge alle definizioni, Ravo sale dunque in cattedra per raccontare, divulgare, intrattenere.

 

«Lo farò sfogliando testi, canzoni, poesie, musica, cinema, citando personaggi noti al pubblico italiano e internazionale e altrettanti contemporanei meno conosciuti, ma anche prendendo a riferimento alcuni testi teatrali in napoletano da me scritti e rappresentati -spiega Ravo-. Pino Daniele farà da spartiacque per conoscere i tanti aspetti della realtà musicale, tuffandoci nel passato e nel presente per cogliere un tempo sempre vivo. Sono consapevole che la proposta culturale è molto più vasta di quella che percorreremo, così come è importante iniziare a fare i primi passi con vivacità e piacere d’incontrarsi».

Massimo Troisi

«È un excursus tra la fonetica, il parlato nei diversi territori, la sonorità onomatopeica, le zinniate, gli accenti gestuali, il detto e non detto, la musicalità…praticandola -continua-. La lingua autoctona fa parte dell’universo in cui sono cresciuto e che ho assimilato; suoni, colori, voci, parole, gesti, movimenti, il non detto, il contatto fisico e le tante emozioni primarie senza parole. Il ritmo di quei luoghi dove la natura ha lasciato il suo incanto, il mare, ha spaziato nei suoi orizzonti, dove la parola ha assorbito l’humus popolare ed ha lasciato alle scartoffie la muffa del non saper come dirlo se non in quella espressione che è della lingua stessa. Da lingua orale è divenuta man mano lingua scritta su carta, mettendo a punto una tradizione letteraria, teatrale e musicale oggi diffusa in tutto il mondo».

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