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Ciip, Alati: «La nostra acqua è poca ma ottima e noi per primi non volevamo l’aumento delle tariffe » (Videointervista)

IL PRESIDENTE della Ciip parla ai microfoni di "Radio Fm1". Riflettori accesi sull’ente, sulla carenza di acqua, sullo stato di salute del bilancio e sugli investimenti futuri
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Giacinto Alati, presidente Ciip, a Radio Fm1

di Francesco Silla

 

Crisi idrica e nuove tariffe al centro della video intervista a Giacinto Alati, presidente della Ciip Spa, realizzata da Giorgio Fedeli, direttore di Cronache Fermane e Radio Fm1, ai microfoni dell’emittente del gruppo.

 

La prima questione ha riguardato, appunto, il nodo tariffe con aumenti del 7,5% quest’anno e del 7,3 nel 2024: «I primi ad essere interessati ad evitare questi aumenti eravamo noi del consiglio direttivo e il personale del Ciip – ha replicato Alati -. Non volevamo aumentare i prezzi in un momento di grande difficoltà come questo.

 

Ma non sono un venditore di fumo, e faccio un esempio: sono entrato alla Ciip quando per il costo dell’energia elettrica venivano improntati nel bilancio un milione e trecentomila euro. Quest’anno l’ammontare del costo dell’energia elettrica nel nostro bilancio è di dodici milioni di euro. Dopo il terremoto, l’acqua nelle falde si è spostata verso l’Umbria e i costi per ritrasportarla nei nostri territori e immetterla nelle condutture è più alto».

 

Alati si è soffermato poi sulla gestione di una società che copre due province: «Qualcuno, non conoscendo bene la realtà idrica dell’Ascolano e del Fermano, critica i nostri investimenti con un’ottica campanilista.

Un esempio può essere il depuratore fatto a Fermo, costato 5 milioni di euro. Sicuramente non ha ricevuto un plauso unisono. Dobbiamo noi però capire le necessità dei vari territori e investire dove possono mancare servizi.

Un altro esempio può essere Marina Palmense. Se noi non ci preoccupiamo di far trovare ai turisti un’acqua pulita, in un territorio che per lo più ha vocazione turistica, non centriamo l’obiettivo del finanziamento. Un punto di cui ho voluto occuparmi personalmente è la sede che abbiamo costruito nella provincia di Fermo. Non è una scelta derivata dal campanilismo ma per la volontà di rappresentare equamente i due territorio che abbiamo in gestione».

 

Si è passati poi allo stato di salute degli impianti. Alati: «Grazie ai sindaci di Fermo e Ascoli, e grazie al senatore Guido Castelli, abbiamo degli ottimi rapporti con il Ministero delle infrastrutture.

Per quanto riguarda le strutture, dobbiamo recuperare un decennio. Parlo di impianti di depurazione e di impianti attinenti al mondo dell’ambiente.

Abbiamo un’ottima rete idrica, però deve essere accompagnata da manutenzioni costanti e da interventi strutturali.

 

Gli interventi giornalieri sono di nostra competenza: abbiamo la fortuna di avere, nei territori di Fermo e di Ascoli, 265 dipendenti che attuano un monitoraggio importante, su cui noi dobbiamo costruire gli investimenti.

Nel giro di dieci anni abbiamo speso circa 250 milioni. Siamo stati molti bravi e attenti a racimolare fondi. Li abbiamo immessi nel sistema per i vari depuratori nel territorio. Intanto stiamo organizzando un restyling dei vecchi depuratori, in particolare quello di Salvano».

 

Ma perché, presidente Alati, abbiamo poca acqua a disposizione e in alcuni Comuni delle due province continuano le chiusure notturne?

 

«Bisogna organizzare un’opera di sensibilizzazione verso la popolazione per non sprecare l’acqua, che non c’è. Ce ne accorgiamo tutti. Non piove. Prima era ciclico.

Oggi si è stravolto un percorso che dettava i tempi, le stagioni. È tutto da rivisitare e da rivedere. Per tornare sugli investimenti, in risposta a questa emergenza abbiamo costruito gli impianti di soccorso. Strutture degne di questo nome.

L’impegno economico è alto, ma serve a rispondere a situazioni di questo genere. Considerato ciò, gli aumenti sono funzionali a cercare di garantire l’acqua a tutti. Le bollette stanno aumentando e spesso i fondi che riusciamo a reperire non bastano.

L’acqua non c’è ma con questi accorgimenti e con altre soluzioni abbiamo dimezzato quelle che potevano essere le necessità della comunità. Ci sono stati momenti in cui di acqua ne avevamo fin troppa, purtroppo il sisma ha inciso fortemente, spostando le sorgenti acquifere verso l’Umbria, e siamo andati in sofferenza. L’acqua è potabile e molto buona, è mia responsabilità dirlo ed è merito del lavoro di tutti i nostri dipendenti se arriva nelle case di tutti».

 

Giacinto Alati ha concluso l’appuntamento volgendo lo sguardo al bilancio: «Andremo ad approvare a breve il bilancio previsionale, che è in fase di chiusura.

La nostra etica è quella di investire in innovazione e rinnovamenti strutturali tutti i guadagni, siamo un’azienda che si offre a servizio della popolazione. Ovviamente il bilancio previsionale è meno corposo degli altri anni.

Lo definirei povero. In passato avevamo un margine per prevedere altri investimenti futuri, ora ci aspetta un anno più statico.

Ci tengo anche a precisare che gli aumenti dell’acqua sono una realtà di quasi tutte le aziende distributrici d’acqua».


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