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«Nelle Marche mancano 174 medici di base, altri 77 andranno in pensione quest’anno: la Regione blocchi questa emorragia»

INTERROGAZIONE in Consigio regionale della consigliera dem Micaela Vitri. Della collega Anna Casini, ascolana, la prima firma dell'interrogazione che chiedeva di permettere agli specializzandi in Pediatria di andare a coprire i posti vuoti. L'assessore Saltamartini: «Serve un intervento del Governo». Approvato il programma "Fondi europei sviluppo regionale 2021-2027" da oltre un miliardo di euro
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Micaela Vitri

 

di Francesca Pasquali

 

Nelle Marche mancano 147 medici di base. Altri 77 ne andranno in pensione quest’anno e altrettanti il prossimo. Una «situazione disperata», per la consigliera regionale dem Micaela Vitri, prima firmataria di un’interrogazione discussa stamattina in Consiglio regionale.

 

«Serve un impegno ben preciso. Nell’ultimo anno non è stato fatto nulla per fermare questa emorragia», ha detto la consigliera dem, nella replica a Filippo Saltamartini. Rispondendo all’interrogazione, l’assessore alla Sanità si è impegnato a portare, assieme ai colleghi delle altre Regioni, la questione sul tavolo del Governo: «A monte della penuria di medici di medicina generale c’è la questione della cumulabilità del trattamento di quiescenza, «un tema che il legislatore ha ritenuto di non trattare».

 

O, meglio, non è andato fino in fondo. Nel senso che c’era un decreto legge, il 9 del 2020, che avrebbe permesso di allungare fino a 70 anni il periodo del trattamento di quiescenza dei medici di base del servizio sanitario nazionale, ma quando il decreto è diventato legge la disposizione non è stata recepita.

 

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Filippo Saltamartini

Filippo Saltamartini

«Alla scadenza del periodo previsto, i medici rivendicano il diritto al trattamento di quiescenza. Se continuano a operare, rivendicano il trattamento della loro opera professionale. Non è stato previsto il cumulo», ha spiegato Saltamartini. Tra le molle che, invece di spingere, allontanano gli studenti dalla medicina generale c’è il compenso: «47 euro lordi l’anno a paziente e una remunerazione iniziale di 800 euro, la metà di tutte le altre specializzazioni», ha incalzato Vitri. Cifre che «se potevano andare bene fino a prima della pandemia, dovevano essere subito riviste per mettere i medici in condizioni lavorative adeguate». Neppure il tentativo della Regione di attrarre nuovi camici bianchi con le borse di specializzazione è andato a buon fino, perché «non c’è richiesta e non è la soluzione».

 

Per la consigliera dem «la Regione non deve solo farsi portavoce presso il Governo, ma cercare urgentemente la soluzione migliore per bloccare prima possibile questa emorragia che nei centri più piccoli crea anche un problema di permanenza per altre attività, come le farmacie, e per le famiglie più giovani».

 

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Anna Casini

Non va meglio sul fronte pediatri. L’interrogazione a prima firma della consigliera Pd Anna Casini chiedeva di permettere agli specializzandi in Pediatria di andare a coprire i posti vuoti. Anche in questo caso, a monte, ci sono di mezzo articoli e commi. «La legge chiede che la formazione sia a tempo pieno e non consente deroghe, ma ciò non significa che gli specializzandi non possano partecipare ai singoli bandi per l’attribuzione delle carenze» ha spiegato Saltamartini, per il quale servono deroghe di uno o due anni per la cumulabilità dei medici di medicina generale in quiescenza e a lavoro e l’impiego degli specializzandi.

 

«Mi impegno – ha aggiunto l’assessore alla Sanità – a portare le due richieste sul tavolo del Governo, in modo che sia chiamato a dare una risposta o ad assumersi delle responsabilità se la risposta dovesse essere negativa». Parole che non soddisfano Casini che ricorda come «l’emendamento presentato dalla Conferenza delle Regioni all’ultima finanziaria consentisse ai medici specializzandi in Pediatria di essere convenzionati, ma è stato bocciato e non dal Pd».

 

Il Consiglio ha, poi, approvato in via definitiva il Programma Fesr (Fondi europei sviluppo regionale) 2021-2027 che mette sul tavolo della Regione oltre un miliardo di euro così ripartiti: 586.000 euro per il Fesr, 104.000 per i Poc (Programmi operativi complementari), 296.000 per il Programma regionale Fse+, altri 50.000 di Programmi operativi complementari.


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