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“Festival dell’Appennino”, partenza con esposto

DIMEZZATO il programma per ragioni di sicurezza dopo un esposto in Procura presentato alla vigilia. La sgradita sorpresa non ha rovinato la festa per il concerto di Leo Gassman. Lo sconcerto degli organizzatori
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di Walter Luzi

 

In tredici anni di vita non era mai accaduto. Un esposto, presentato in Procura proprio alla vigilia del primo evento in calendario, ha rischiato di far saltare un extremis la prima tappa del Festival dell’Appennino 2023. La prima escursione stagionale, prevista da bivio Cerreto di Venarotta verso Colle Amatucci di Palmiano, e ritorno lungo la stessa via, dopo il concerto di Leo Gassman, è stata in dubbio fino all’ultimo. Un itinerario di quattro ore complessive, definito “facile-per tutti”.

 

Come tradizione della manifestazione, che, dal 2011, ha avuto fra i tanti meriti quelli di far avvicinare migliaia di persone alle nostre montagne, e di contribuire fattivamente alla riscoperta e alla valorizzazione degli angoli più affascinanti e meno noti della nostra terra. Una mission che è diventata ancor più preziosa dopo i devastanti sisma del 2016 e 2017.

 

Le autorità competenti sono andate in fibrillazione, e solo dopo una serie di confronti con gli organizzatori hanno infine dato l’ok, vietando solo il rientro a piedi lungo la mulattiera fino alla base di partenza al bivio per Cerreto. Motivi di sicurezza. Timore (eccessivo?) per il sopravvenire dell’oscurità nel giorno più lungo dell’anno. Il tempestivo esposto presentato è stato sul punto, di fatto, di sabotare la quattordicesima edizione del Festival dell’Appennino. E ha fatto molto discutere.

 

«In tutti questi anni – ha precisato il direttore artistico Carlo Lanciotti – ci siamo avvalsi e onorati della preziosa collaborazione di guide alpine e accompagnatori di media montagna di riconosciuta fama, e ufficialmente iscritti ai rispettivi albi nazionali. Con i Comuni interessati abbiamo sempre concertato le soluzioni migliori per neutralizzare ogni criticità. Mai avuto problemi di nessun tipo. Mai registrato incidenti o infortuni di qualsiasi natura. E questo proprio perché ci avvaliamo di accompagnatori competenti che sono dei professionisti del settore. Noi non abbiamo mai improvvisato, nè affrontato con leggerezza i tanti rischi che una passeggiata in montagna può comportare. Non è nostro costume. Quando abbiamo iniziato noi con questo Festival rappresentavamo una novità assoluta. Poi ci hanno imitato in tanti. E sottolineo che nessuno delle decine di migliaia di partecipanti alle nostre escursioni, o spettatori ai nostri eventi collegati, ha mai pagato una lira».

 

A proposito di eventi. Leo Gassman ha richiamato su questo balcone naturale affacciato sul Vettore e i Sibillini, ma lo sguardo può correre, quando l’orizzonte è limpido, fino al mare, moltissime teenagers. Le più coraggiose a piedi lungo la mulattiera. Una sudata che non ti dico. Molte altre in auto. L’importante era esserci, per vivere questo solstizio d’estate, e poter vedere da vicino uno dei talenti emergenti della canzone italiana.

 

In apertura avevano portato i loro saluti dal palco l’attore e scrittore romano ma di origine montegallese, Francesco Eleuteri, che nell’occasione ha presentato il suo ultimo libro, e il presidente del Bim Tronto Luigi Contisciani. Il Festival dell’Appennino, nato come detto nel 2011 da una intuizione dell’attuale assessore regionale Andrea Antonini, si concretizzò grazie alla passione infinita proprio di Carlo Lanciotti con la sua Compagnia dei Folli. Sempre con un’etica rigorosa, un rispetto sacrale per i luoghi che ospitano la rassegna, e i residenti che li popolano. Con un occhio sempre attento, sensibile, lucido, rispetto alla fattibilità, all’impatto ambientale, e, soprattutto, alla sicurezza delle centinaia di escursioni ed eventi organizzati.

 

Il Festival dell’Appennino ha fatto conoscere e vivere la montagna, le mille storie e le millenarie tradizioni dei nostri territori a tanta gente che le ignorava. Ha suscitato emozioni toccando luoghi incantati e sconosciuti. Ha riportato sorrisi e speranza nei paesi sconvolti dai terremoti. Non solo. Di più. L’attenzione. Per non dimenticare la storia secolare e le antiche usanze di questi luoghi del “prima”, e le esigenze, i problemi, le tante istanze, troppo spesso frustrate, di chi ha voluto restare, del “dopo”. Anche per questo meriterebbe elogi e appoggio, non bastoni fra le ruote.

 

Domenica prossima il Festival dell’Appennino tornerà a toccare nuovamente Capodacqua di Arquata del Tronto. Sarà un’altra giornata memorabile. Dalle forti emozioni. Come quelle, di segno opposto, già vissute qui nelle edizioni del 2013 e del 2017. Il “prima” e il “dopo” di cui parlavamo.

 

 

 


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