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Mecenero alla scoperta della Sibilla: «Vi racconto dove si trova il regno del mistero»

MONTEMONACO - L'autore veneto ma trapiantato nelle Marche è uno dei massimi conoscitori delle leggende dei Monti Sibillini. Anni ed anni di ricerca tra archivi, biblioteche, racconti degli anziani e teorie inedite. Obiettivo, svelare l'arcano intorno alla caverna posta ad oltre 2.000 metri sull'omonimo monte: «C'è un'energia che mi tiene ancorato a questi luoghi». La presentazione-spettacolo del suo ultimo libro al Caffè Meletti, dove si narra anche del Lago di Pilato
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di Luca Capponi 

 

«Gli antichi parlavano indifferentemente di Cimmeri e di Cimbri, senza distinguerli. Facendo ricerche ho scoperto che il mio cognome è di origine Cimbra, quasi fosse un filo invisibile che mi unisce a questa vicenda. In pratica, lungi da me volerla dire grossa, sarei un discendente del popolo che viveva negli antri della Sibilla. Di sicuro, quando vado lì è come se mi sentissi a casa, energeticamente collegato a luoghi che mi appartengono e a cui io appartengo».

Diego Mecenero

 

Ci sono storie che ti catturano e non ti mollano. Ce ne sono altre che hai nel destino, e di cui arrivi ad accorgerti quasi per caso. Spesso queste due categorie si sovrappongono, assumendo una forma a sé stante. Misteriosa per certi versi, sicuramente affascinante. Soprattutto se al centro del dibattere ci sono leggende ancestrali, personaggi sfuggenti e maledetti, riti e suggestioni popolari.

 

È il caso di Diego Mecenero, giornalista e scrittore, considerato uno tra i più grandi conoscitori delle leggende dei Monti Sibillini. Eppure il suo accento non nasconde le origini venete, anche se si è trasferito nelle Marche ben 18 anni fa, dividendosi tra Porto d’Ascoli e Fermo. Proprio qui è venuto per la prima volta a contatto con quella che diventerà la sua ossessione, tanto da spendere anche le vacanze pur di scoprire, ricercare, dipanare le matasse relative alla Grotta della Sibilla. La caverna delle mitica regina, posta ad oltre 2.000 metri sull’omonimo monte, nel territorio di Montemonaco, protagonista di avventure secolari. La grotta del Guerrin Meschino e di Antoine de La Sale, descritta e favoleggiata, la grotta maledetta da cui non si poteva più uscire, crollata un secolo fa ed il cui ingresso è ad oggi ostruito. Un segno che ha alimentato il mito e l’aura di magia attorno al sito.

 

L’ultimo libro di Mecenero, intitolato appunto “Le affascinanti leggende dei Monti Sibillini” (con la prefazione di Andrea Spaterna, direttore del Parco Nazionale dei Sibillini, e le tavole inedite di Chiara Silvia Salvini, Edizioni Ephemeria), conferma le premesse. Tra inediti e particolari appassionanti che è lo stesso autore a raccontare.

La Grotta della Sibilla, con l’ingresso oggi ostruito

 

«Il primo “contatto” con la Sibilla è stato attraverso i racconti degli anziani -conferma-. Da lì è partito tutto, preso da una sorta di raptus, catturato dalla bellezza, ho preso a ricercare, a leggere tutto lo scibile su questa materia; appunti, libri, sessioni in biblioteche ed archivi, interviste agli stessi anziani depositari di memoria, muovendomi tra Montemonaco e Castelluccio. Ho trascorso parecchi giorni di ferie chiuso da solo negli agriturismi dei Sibillini, con le carte spalmate sui letti per pensare ed analizzare».

 

A differenza di altri, però, Mecenero non è partito per nessuna tangente. Si è attenuto alla tradizione orale, al racconto antico, badando soprattutto alla completezza. Senza formulare astruse teorie. Per una vicenda che da sempre appassiona tutto un territorio.

Mecenero durante una presentazione

 

«Per la prima volta ho scoperto dove si trova realmente il regno della Sibilla –anticipa l’autore-. Mentalmente ci si collega sempre al monte e alla grotta, in realtà si trova ad 11,5 chilometri di distanza. Ho compiuto un complicato lavoro di traduzione delle misurazioni medievali antiche. Faccio un esempio dei calcoli: una tesa francese del 1400 non è come una tesa tedesca del 1400, quindi occorre essere molto precisi. Insomma, alla fine si arriva a una distanza tale che, anche in base alla descrizione che si fa della discesa posta all’interno della grotta, alla sua profondità ed alla velocità con cui la si percorre, si arriva in un’unica possibile direzione, vale a dire la piana di Castelluccio. Guarda caso Castelluccio si trova andando verso ovest, ed è proprio ad ovest che, prima del crollo, c’era il passaggio di cui si narra nei testi e nei racconti».

 

«Una volta localizzato, mi sono interrogato su chi vivesse in quel regno, e sono andato a scovare il popolo dei Cimmeri –continua Mecenero-. Se ne è parlato persino in tv, ma la teoria l’avevo elaborata più di 10 anni fa. I Cimmeri sono nominati nella letteratura antica ma sempre di striscio, senza che nessuno abbia mai più di tanto approfondito. Si tratta di un popolo semileggendario che viene dall’Anatolia (l’attuale Crimea) e arriva nelle nostre zone insieme ai Celti, una commistione interfacciata con popolazioni preitaliche antiche che erano in Europa e che hanno fama di vivere sottoterra, adorano la Dea Cibele, e quindi fanno tornare un po’ i conti, anche perchè diversi autori li citano presenti in Italia».

 

La narrazione di Mecenero è appassionante, serrata, ricca di spunti. Dal vivo, uno spaccato di teatro di narrazione. E l’occasione per ascoltarlo, ad Ascoli, giunge propizia oggi mercoledì 28 giugno alle 17, all’interno degli spazi del Caffè Meletti. Una presentazione dove Mecenero tira fuori il bastone da mago e il librone delle formule, tra slide e video, musica dal vivo, fotografie, ricostruzioni. Insomma, un vero e proprio spettacolo in bilico tra la Sibilla ed un altro luogo simbolo di misteri sepolti nel tempo, cioè il Lago di Pilato.

 

«Questo libro si muove sul versante della saggistica, seppure con afflati narrativi, ma il filo che mi unisce alla Sibilla è destinato a non spezzarsi -conclude-. Nel cassetto serbo infatti un romanzo che parla di una ragazzina di Ascoli, la cui storia si dipana fino ai Sibillini e da cui si sta pensando anche di trarre un film».


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