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Nuovo ospedale, l’allarme di Nos: «L’obiettivo è realizzare un piccolo presidio locale»

SAN BENEDETTO - Per Nuovi Orizzonti Sambenedettesi, il mancato coinvolgimento dei sindaci del comprensorio e l'eccessiva attenzione sulla "scatola" rappresenterebbero elementi di criticità nell'iter di riforma della sanità picena
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Il terreno nel quartiere Ragnola sul quale sorgerà il nuovo ospedale di San Benedetto; in alto a destra, Daniele Primavera (Nos)

 

di Giuseppe Di Marco

 

Eccessiva attenzione sul “contenitore”, scarso coinvolgimento dei Comuni coinvolti nel processo: sono questi, per il gruppo Nos (Nuovi Orizzonti Sambenedettesi) gli elementi di criticità che rischiano di far deragliare il processo di riforma sanitaria, nel Piceno, in situazioni non utili alla popolazione di riferimento.

 

A criticare l’operato degli attori istituzionali, in primis la Regione Marche, è Daniele Primavera, che tira in ballo anche l’operato del sindaco Antonio Spazzafumo.

 

«Guardiamo con preoccupazione alla situazione del “Madonna del Soccorso” – scrive il referente – e alle prospettive di breve e medio periodo della nostra struttura. L’entusiasmo del sindaco Spazzafumo per una bozza di accordo operativo tra enti ci pare infatti mal riposto. Continua infatti a non essere chiaro il profilo funzionale della struttura promessa, che è l’unico dato che davvero interessa ai cittadini. Continuano a non esserci impegni di finanziamento concreti. Continuano a non essere comunicati tempi attesi ma solo formule generiche di impegno sine die».

 

Il dibattito sul nascituro ospedale, secondo questa visione, rischia di distogliere l’attenzione dai problemi del nosocomio esistente. «Come Nos – continua Primavera – ci siamo candidati a sostegno di Aurora Bottiglieri impegnandoci a difendere il “Madonna del Soccorso”. Non siamo tra coloro che si augurano di vedere l’Amministrazione fallire su questo punto né tra coloro che ancora sostengono soluzioni di delocalizzazione che feriscono la città e il comprensorio, proposte che la città ha già bocciato all’unanimità in Consiglio comunale. La strada intrapresa da Spazzafumo però continua a non convincerci: intanto perché nulla si sta facendo per migliorare nell’immediatezza la qualità delle prestazioni offerte dall’ospedale sambenedettese, nell’assenza di qualunque rivendicazione di servizi tempestivi ed efficienti che oggi, per carenze legate alla dotazione organica e non per l’inadeguatezza edilizia, risultano ancora carenti».

 

Non solo. «Secondariamente – aggiunge il membro di Nos – perché del futuro si sta ragionando in termini urbanistici quantitativi e non sanitari. Si discute molto della “scatola” ma senza un progetto chiaro. C’è chi come il sindaco parla di “ospedale di primo livello” (come richiesto dal Consiglio comunale), chi come la Regione ha finora parlato di “primo livello su due plessi”, e già non è affatto la stessa cosa. Ma senza impegni chiari e formali, e anche una pianificazione economica a regime, il rischio è che nella migliore delle ipotesi ci si ritrovi con un semplice presidio di base, utile solo a smistare i pazienti verso strutture più attrezzate per ciascuna esigenza. Il che peraltro è purtroppo coerente con il percorso scelto: aver coinvolto il solo Comune di San Benedetto e aver totalmente ignorato gli altri sindaci del comprensorio è un chiaro segnale di ridimensionamento del progetto, che pare avere come obiettivo quello di essere un piccolo presidio locale a servizio della città e non uno snodo rilevante dell’assistenza sanitaria regionale. Diversamente si sarebbe come minimo dovuto aprire un confronto non di facciata almeno con i Comuni confinanti per discuterne il posizionamento, cosa che non è stata fatta e non a caso».

 

Nuovi Orizzonti Sambenedettesi, pertanto, rivolge un appello al sindaco affinché torni a rappresentare le istanze del territorio che è chiamato a governare. «Tutti questi dubbi – conclude il gruppo – sono ad oggi stati soltanto rafforzati dalle dichiarazioni estemporanee e dall’approvazione di atti privi di qualunque garanzia. Nel frattempo nulla è stato fatto per arrestare il declino del “Madonna del Soccorso” e invertire la tendenza. E infatti i cittadini sono di fatto costretti a rivolgersi al privato per sopperire alle mancanze del pubblico, sobbarcandosi costi esorbitanti per prestazioni alle quali hanno diritto. L’abnegazione e lo spirito di sacrificio dei dipendenti non possono colmare le lacune di una programmazione politica approssimativa e insufficiente, né si possono curare le persone con le dichiarazioni ai giornali. Occorre che l’Amministrazione comunale svolga quel ruolo di difesa e rivendicazione che, fino ad oggi, ci pare sia totalmente mancato».


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