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Dalla siccità ai nubifragi: le conseguenze per biodiversità ed equilibrio di tutte le forme viventi 

ASCOLI - Lo afferma la biologa Nadia  Trobiani che, per conto dell'Arpam, ha pubblicato uno studio che mette in correlazione il regno vegetale e le  sollecitazioni climatiche, avvalendosi delle rilevazioni, dal 2010 ad oggi, della stazione di monitoraggio di Castel di Lama
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Nadia Trobiani

«Tra specie botaniche e clima esiste un legame indissolubile»: lo afferma la biologa Nadia  Trobiani che, per conto dell’Arpam, ha pubblicato uno studio che mette in correlazione il regno vegetale e «l’ambiente esterno con le sue sollecitazioni, come la temperatura (calore), l’acqua e la luce (irraggiamento solare)».

 

L’indagine si è avvalsa delle rilevazioni effettuate dal 2010 ad oggi dalla stazione di monitoraggio Arpam che si trova a Castel di Lama.

 

Le recenti alluvioni e la siccità che hanno riguardato le Marche come tutto il territorio nazionale hanno dato spunto ad  studiare le conseguenze dal punto di vista aerobiologico, «indagando cioè le fioriture tipiche di questa stagione per comprenderne l’eventuale mutazione», continua la biologa.

 

«Da tempo ormai – spiega – l’armonico scorrere delle stagioni subisce sempre più frequenti alterazioni.

Un ultimo esempio si è verificato proprio tra la fine del 2022 e l’inizio del 2023, quando la stagione invernale, anch’essa fondamentale per la produzione vegetale, ha invece registrato temperature tipicamente primaverili (soprattutto nei mesi di dicembre e gennaio) rendendo il trascorso trimestre invernale tra i più caldi di sempre.

Già l’anno 2022 si è rilevato molto caldo, con temperature sopra la media.  Dal mese di aprile, e ancor più da quello di maggio, piogge, temporali e grandinate hanno dominato in gran parte dell’Italia.

Nelle Marche, come già nel 2019, le precipitazioni sono state abbondanti e ben superiori alla media.

Un’anomalia che è proseguita e si è ulteriormente accentuata anche nelle prime due settimane di giugno.

Le mutazioni climatiche – si legge ancora nello studio di Nadia Trobiani – portano a gravi rischi per le biodiversità e per l’equilibrio di tutte le forme viventi del nostro pianeta.

Da tempo si sta indagando il ruolo che i cambiamenti climatici possono avere sulle variazioni delle stagioni polliniche e le conoscenze si stanno via via ampliando.

I grafici elaborati dalle rilevazioni di Castel di Lama attestano l’influenza che le variabili climatiche esercitano sui pollini dispersi in atmosfera.

Tra queste, è proprio la temperatura ad avere il maggiore effetto sul loro andamento. Si osserva infatti la forte interazione tra pollini primaverili e aumento delle temperature, che risulta in anomali allungamenti della stagione dei pollini e conseguente protrarsi dei relativi disagi a carico di chi soffre di allergie.

La piovosità sembra invece meno influente sulle fioriture; anche se è noto che le precipitazioni riducono la concentrazione di pollini abbattendoli a terra, piogge molto intense e di breve durata conducono alla loro frammentazione e distribuzione altamente irregolare nelle 24 ore, dovuta sostanzialmente ad una emissione discontinua pur non incidendo sul loro quantitativo.

Dal punto di vista allergologico, se ciò li rende più facilmente inalabili, segnaliamo che sono in corso anche interessanti studi in corso circa l’effetto della pioggia sulla parete cellulare dei pollini, tendenti a dimostrare, ad esempio, l’amplificazione delle reazioni allergiche durante i temporali.

 

Il mese di marzo ha registrato temperature più alte ed il quantitativo di pollini di Olea e. (Ulivo) è meno consistente rispetto agli anni con temperature più basse.

Viene dunque confermata l’importanza della temperatura nei mesi antecedenti la fioritura di questo taxa, dove la sua influenza assume un carattere inversamente proporzionale a causa della vernalizzazione, cioè l’induzione al processo di fioritura di una pianta mediante una prolungata esposizione al freddo».


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