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«Io il prof più severo d’Italia? No, sono pagato per fare il mio lavoro e lo faccio con correttezza»

PARLA Giulio Palomba, professore associato dell'Univpm, finito alla ribalta delle cronache nazionali dopo l'articolo de "La Repubblica". Nel mirino anche una gamba sulla scrivania durante l'esame nella sede di San Benedetto: «Appoggio spesso la gamba per alleggerire il dolore conseguente a due interventi subiti al ginocchio. Sono consapevole che la posizione davanti ad un esaminando non è consona al mio ruolo e solitamente avviso gli studenti. Quel giorno non l'ho fatto. Chiedo scusa»
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Giulio Palomba

 

di Alessandro Luzi

 

Il suo nome, dopo l’articolo del giornalista Corrado Zunino pubblicato su “La Repubblica” sabato scorso col titolo “All’esame del prof più severo d’Italia «Preparate i fazzoletti, qui si piange»“, è balzato comprensibilmente alla ribalta delle cronache nazionali. Stiamo parlando del professore universitario Giulio Palomba, docente associato della Univpm e originario di Porto San Giorgio.

 

Come era facile prevedere, dopo l’articolo di Zunino, il professor Palomba è stato al centro di un battage mediatico fatto, sì, di commenti non proprio lusinghieri ma anche e soprattutto di una levata di scudi da parte di colleghi, studenti di oggi e di ieri che si sono schierati apertamente in sua difesa.

 

Palomba, dopo la pubblicazione dell’articolo, ha preferito restare in silenzio, nessuna dichiarazione. Almeno fino ad oggi (giornata in cui oltretutto si è riunito il Senato accademico per valutare l’accaduto, ndr). Sì perché oggi il prof ha deciso di dire la sua. E il minimo comun denominatore delle sue dichiarazioni è chiaro: «Sono pagato dai contribuenti per fare il mio mestiere, e questo faccio, con correttezza provando sempre a dare il meglio per il bene degli studenti».

 

Nel suo articolo, Zunino scandaglia l’esame di Economia Politica I tenuto dal prof nella sede universitaria di San Benedetto, con il giornalista a riportare commenti in aula, dati (pubblicati dallo stesso Palomba), parole di alcuni studenti, qualche dichiarazione del prof e anche delle foto in cui viene “immortalato” con una gamba stesa sulla cattedra «gesto di cui mi sono già scusato –  ribadisce Palomba – con chi di dovere. Questo, a mio parere, è stato il mio unico “peccato”. Ma, per dovere di cronaca, ho un problema al ginocchio che i miei studenti conoscono».

 

Ma allora, dati alla mano, tra promozioni e bocciature, lei può essere definito davvero un professore castiga-studenti?

 

«Ci sono i dati e le statistiche che io stesso pubblico sistematicamente. Sono quelli a parlare. Purtroppo, invece, mi trovo nella situazione nella quale sono messe in discussione la mia professionalità e la mia buona fede. Il mio approccio didattico è il frutto di un’esperienza pluriennale la cui validità e confermata dalle valutazioni anonime degli studenti, con punteggi quasi sempre al di sopra delle varie medie. No mi sento di recriminarmi alcunché. Ho sempre messo a disposizione degli studenti il materiale didattico completo e aggiornato dopo ogni lezione così come i testi di tutti i compiti di esame sono stati sempre resi pubblici e ho sempre illustrato le soluzioni agli studenti che hanno chiesto chiarimenti. Il mio ricevimento studenti, poi, avviene in due incontri settimanali, ad Ancona e a San Benedetto del Tronto, durante il periodo delle lezioni. E tutte le attività svolte in aula sono reperibili all’interno di ogni pagina e-learning dei corsi di cui sono titolare. tutto questo per andare incontro alle esigenze degli studenti che non frequentano».

 

L’articolo de “La Repubblica”

La gamba sul tavolo, però, c’è stata. Atteggiamento irrispettoso? Evitabile.

 

«Appoggio spesso, non nego, la gamba destra su un piano rialzato, come dicevo, per alleggerire il dolore artrosico. Ho subìto due interventi chirurgici al ginocchio. Sono consapevole che una tale posizione davanti ad uno studente non è consona al mio ruolo. Solitamente dico in aula che potrei avere bisogno di sollevare la gamba. Purtroppo quel giorno non l’ho fatto, vero. Non ho problemi a chiedere scusa».

 

E quel sarcasmo, quell’ironia in aula? Sono proprio necessari? Qualcuno potrebbe non gradire, no?

«Penso che l’ironia sia un buono strumento per spezzare la monotonia di una lezione o lo stress che potrebbe essere accumulato durante una prova d’esame. Ahimè, mi rendo conto adesso che è soggettivo comprendere una frase ironica. Mi impegnerò quindi a fare un passo indietro, parola».

 

Tornando ai dati, nell’articolo de La Repubblica si parla di ben un 84% dei candidati che a luglio 2022 non è passato. “All’appello di 5 mesi prima – si legge nell’articolo – il 15 febbraio, lo score è stato di zero su otto. La media bocciati degli ultimi dieci anni è attestata al 64,57% (…)”. Si menziona anche uno studente che ha fallito per ben 33 volte.

 

«Allora  specifichiamo, per chiarezza, che quell’84% è la somma dei ritirati, degli insufficienti e dei bocciati all’orale. Quindi, al netto dei ritirati, il 75% è chi non ha superato la prova. Il “famoso” studente 33 volte ripetente ha deciso 29 volte di ritirarsi. Quindi formalmente l’esame non l’ha passato 4 volte. Io ho l’abitudine di conservare tutti i verbali dei miei esami, come pure tutti i compiti degli ultimi quattro anni. Chi volesse controllare può farlo tranquillamente».

 

Ok, la sua posizione è chiara. Ma l’esame “incriminato”, quello ossia di Economia Politica I è davvero così tosto?

«Sì, perché mentire? Nella nostra Facoltà l’esame è svolto con serietà. Siamo quattro docenti e gestiamo tutti la materia con rigore utilizzando oltretutto le stesse identiche modalità. La struttura del compito scritto non permette di copiare e all’orale ogni studente sorteggia casualmente la propria domanda. Nel valutare sono applicati tutti i criteri riportati nelle guide. L’elevata selezione è frutto della serietà dell’esame. Io metto passione e dedizione nel mio mestiere e mi sento ripagato di questo sforzo dalle valutazioni positive degli studenti, e dalla realizzazione professionale dei miei ex studenti e tesisti. Come persona e come docente ho sempre sostenuto e promosso la meritocrazia, la trasparenza e la correttezza. E faccio in modo che siano le mie linee guida anche sul lavoro. Quindi la mia coscienza è assolutamente a posto».


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