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Mangialardi e le frizioni interne al Pd: «Una delle fasi più critiche, serve una gestione unitaria del partito»

IL CAPOGRUPPO regionale del Pd invita alla calma e a «riflettere sulle azioni da intraprendere dopo le sconfitte elettorali. Spero vivamente che ci siano la volontà e l’intelligenza di fare un salto di qualità, mettere da parte i vecchi rancori e le personali ansie di rivincita»
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Maurizio Mangialardi

 

«Credo che per il bene di tutta la nostra comunità politica, non possiamo ignorare che il Partito Democratico sta attraversando una delle fasi più critiche dalla sua nascita. Le sconfitte elettorali, culminate nella nostra regione con la dolorosa perdita di Ancona, dovrebbero indurre tutti a fermarci a riflettere su come stiamo reagendo a questa situazione di grande difficoltà e sulla prospettiva che intendiamo intraprendere, un’azione di rilancio per iniziare già da oggi a progettare l’alternativa al governo della destra che dimostra ogni giorno la propria inadeguatezza a fronteggiare sfide cruciali per il futuro della regione, a partire dalla sanità e dall’economia». Senza troppi fronzoli, e senza edulcorare la pillola, inizia così, con queste parole, il capogruppo regionale del Pd,  Maurizio Mangialardi, la sua disamina sullo stato di salute dei dem, non senza provare a dettare una linea guida per la “rinascita” del Pd.

 

«A mente fredda, mi sembra di poter affermare senza timor di smentita che quanto accaduto nella direzione regionale di sabato, coerente per la verità con la linea assunta dalla segreteria regionale eletta dopo il congresso di febbraio, rappresenti il modo più sbagliato di impostare il lavoro che ci attende. Ritengo che chi governa il Partito ha il dovere di fare uno sforzo per accorciare le distanze, abbassare il livello di tensione, favorire l’unità. Oggi, Luca Ceriscioli sostiene due concetti: il primo che dobbiamo ricercare “il confronto sui temi per ritrovare unità e senso del collettivo”, e il secondo “che esiste un problema di riconoscimento dell’esito congressuale”. È un’interpretazione condivisibile che però mi sembra che non trovi fondamento nelle azioni della maggioranza del Partito Democratico e voglio spiegare il perché. Durante la direzione, e anche nelle precedenti riunioni – dice la sua Mangialardi – alcuni di noi hanno tentato di porre sul tavolo questioni centrali per le Marche, come salute, lavoro, occupazione, ma la risposta data è sempre difensiva, come se porre un tema su cui organizzare il nostro agire sia ritenuto quasi un atto di accusa nei confronti della maggioranza e non invece un tentativo di individuare percorsi di lavoro in comune».

 

«Il comportamento di chi afferma che le porte sono aperte, in uscita, ovviamente per chi non condivide la linea, ne è una triste conferma. Così come lo è – si legge nella nota del capogruppo – dire che prima si vota il documento della maggioranza e poi si continua il dibattito. Di fronte a questi fatti, come si possono porre le basi per l’unità invocata da Ceriscioli? E qui arriviamo al secondo punto: il riconoscimento congressuale. Da parte di Michela Bellomaria e di coloro che hanno sostenuto la sua candidatura si è prontamente riconosciuta la vittoria della segretaria Chantal Bomprezzi, ma non mi sembra che ci sia stata reciprocità sul fatto che la minoranza del partito rappresenta quasi il 47%: un risultato oggettivamente difficile da ignorare, come pure è stato fatto fino a oggi nella costruzione degli organismi. Dire “noi abbiamo vinto e quindi prendiamo tutto, e qualunque cosa diciate non ci interessa”, rischia di fare molto male al Partito Democratico e a tutti il centrosinistra marchigiano. Un assaggio lo abbiamo già avuto, come ricordavo, alle ultime elezioni amministrative. Ma rischiamo addirittura che le cose peggiorino in vista delle scadenze elettorali del 2024 e poi del 2025, quando si tornerà a votare per la Regione. In questo senso, come dice ancora Ceriscioli, occorre fin da adesso lavorare per le alleanze. Ma come intessiamo queste relazioni, possibilmente con atteggiamento aperto, disponibile e costruttivo? Chi fa questo lavoro? Solo la maggioranza del Pd o siamo tutti chiamati a collaborare alla costruzione di maggioranze larghe e coese? E cosa diciamo agli alleati? Dovete stare con noi a prescindere o li chiamiamo su una piattaforma programmatica capace di aprire con loro un confronto serio per il quale siamo disponibili alle mediazioni necessarie per arrivare a un accordo vero e forte?».

 

La segretaria regionale Pd, Chantal Bomprezzi

Dopo gli interrogativi dalle risposte quasi scontate, Mangialardi chiude con un invito, anzi più una sollecitazione: «Abbiamo l’urgente necessità di un cambio di marcia se davvero vogliamo ritrovare quella compattezza indispensabile a rendere il Partito Democratico un soggetto credibile nella società marchigiana. Un cambio di marcia che passa inevitabilmente dalla piena collaborazione e compartecipazione della minoranza alla gestione del Partito, dalla valorizzazione di figure oggi tenute a margine solo perché non in linea con l’orientamento della segreteria regionale, dalla immediata cessazione di questa caccia alla streghe che vede ovunque nemici all’interno del Partito, mentre di perde di vista che il vero avversario è fuori, è quella destra che anche a livello nazionale sta svelando chiaramente il volto antisociale delle sue politiche. E ciò può avvenire già nella ricerca dei nuovi assetti della Federazione di Ancona. Spero vivamente che ci siano la volontà e l’intelligenza di fare questo salto di qualità, mettere da parte i vecchi rancori e le personali ansie di rivincita, per tornare nuovamente a interpretare i bisogni della popolazione e riconquistare la fiducia dei cittadini».


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