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Sindacati e dipendenti Ast si mobilitano: «Turni e indennità, dopo un mese e mezzo ancora nulla»

SAN BENEDETTO - Doppi turni, progressioni economiche, indennità, buoni pasto, tempi di vestizione: Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Fials mettono in scena un nuovo, durissimo picchetto all'ingresso del "Mazzoni" e del "Madonna del Soccorso"
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Sindacati e dipendenti Ast 5 protestano all’ingresso del “Madonna del Soccorso”

 

di Giuseppe Di Marco

 

Continua la mobilitazione dei sindacati in difesa dei diritti dei dipendenti Ast 5:  CgilCislUilUglFials hanno organizzato due nuovi presidi, prima all’ingresso dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli (il 6 settembre) e poi davanti quello del “Madonna del Soccorso” di San Benedetto.

 

Le sigle sindacali lamentano l’assenza di provvedimenti, a un mese e mezzo dall’insediamento di Nicoletta Natalini al vertice Ast, tesi a convergere verso le richieste avanzate da anni dagli stessi sindacati, scesi in campo in rappresentanza del personale medico ed infermieristico.

 

«Riprendiamo la mobilitazione – afferma Viola Rossi (Fp Cgil) – perché riteniamo irricevibili le risposte dateci dall’attuale dirigenza. Non è possibile demandare all’Ast di Ancona la gestione liquidatoria del pregresso: tutte le questioni contrattuali sono appannaggio dell’Ast di pertinenza. A tal proposito rammento che il presidente Francesco Acquaroli, nel presentare il nuovo Piano Sociosanitario, aveva preso degli impegni ben precisi».

 

Le richieste sono ben note da tempo: i sindacati si lamentano per i tanti doppi turni, il lavoro svolto durante il riposo settimanale, la necessità di accreditare agli operatori quanto dovuto per i tempi di vestizione. E ancora, viene ribadito il diritto ad ottenere le progressioni economiche orizzontali 2020-2022, il diritto ad indennità Covid opportunamente quantificate, il riconoscimento dei buoni pasto a tutto il personale, l’erogazione della produttività collettiva 2021 e 2022, il rimborso per le assegnazioni delle sedi lavorative.

 

Temi da discutere, dicono le sigle sindacali, per far sì che i carichi lavorativi tornino accettabili, le dotazioni organiche adeguate, gli incarichi di funzione retribuiti.

 

«Sono all’incirca 2.100, i dipendenti di questa Ast che vantano crediti da un minimo di 2.500 a un massimo di 9.000 euro – commenta Giorgio Cipollini (Cisl Fp) – E potete immaginare, dati tutti questi problemi, con quale stato d’animo vengano a lavorare. In questa Ast, va ricordato, sono stati aperti sette nuovi servizi, ma senza alcun aumento di risorse. Tenendo presente questo contesto, come si può parlare di personale in esubero? Nel frattempo, si valuta persino l’accorpamento di alcune unità operative, e la sanità privata avanza in maniera preoccupante. Il tutto, nell’assordante silenzio dei sindaci delle maggiori città. Ci saremmo aspettati di vedere Antonio Spazzafumo protestare assieme a noi per questo stato delle cose».

 

«L’insieme delle problematiche che oggi lamentiamo – conclude Benito Rossi (Ugl Salute) – si ripercuote sui servizi e quindi sul cittadino».


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