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Sport in lutto: morto Andrew Jepson, “anima” del rugby sambenedettese

SAN BENEDETTO - Arrivato in Riviera all'inizio degli anni '80, ha dedicato gran parte della sua vita ad insegnare lo sport della palla ovale alle giovani generazioni. Aveva 72 anni. Il ricordo di uno dei suoi "ragazzi", Stefano Sarghini
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Andrew Jepson

 

di Pier Paolo Flammini

 

Un pezzo di storia del rugby sambenedettese, e non solo, se ne è andato. Nel pomeriggio di lunedì 22 gennaio è scomparso Andrew Jepson, da sempre vicino al mondo della palla ovale. Arrivato a San Benedetto nel 1984, è stato per lungo tempo allenatore coordinatore del settore giovanile anche se ha allenato anche a Fermo e Macerata.

 

Viveva a Colli del Tronto con la compagna Jean e nell’ultimo anno purtroppo le sue condizioni di salute si erano aggravate.

 

Una delle persone che lo ha conosciuto a lungo è Stefano Sarghini, fermano, che poi per anni seguì gli allenamenti di Jepson nella Samb Rugby: «Venne in Italia nel 1987, dopo che nel 1984 i ragazzi della Samb Rugby, per apprendere meglio l’insegnamento di questo sport, decisero di gemellarsi con la squadra di Matlock, nel Derbyshire, zona di cui Jepson era originario. I suoi insegnamenti erano all’avanguardia, soprattutto per i giovani di San Benedetto, che lui seguì trasferendosi nelle Marche. Riusciva soprattutto a far appassionare i bambini e i neofiti, tanto che gli iscritti crebbero in maniera notevole, la puntualità e il rispetto dell’avversario erano elementi fondamentali per lui».

 

Successivamente Jepson aiutò anche la formazione dei giovani rugbisti a Fermo e Macerata, ma non solo, e quindi nel 1993 tornò in Inghilterra e divenne funzionario per la federazione rugby inglese, poi nel 2003 si trasferì a Viadana, in provincia di Modena, fino a fare ritorno a San Benedetto dove ha proseguito la sua attività di istruzione con i giovani.

 

«Non ho perso solo un allenatore ma anche un amico – afferma Sarghini – Mi fece amare questo sport trasmettendo ideali di disciplina e correttezza, ho perso una persona a me molto cara».


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