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Corone commemorative, l’anno scorso il Comune ha speso più di 1.000 euro

SAN BENEDETTO - Questo particolare acquisto rientra nelle cosiddette “Spese di rappresentanza” che sono comunque in calo rispetto al 2022, quando incise l’acquisto di alcuni doni istituzionali. Dieci anni fa, tale capitolo di spesa generò quasi un attrito tra Municipio e Curia vescovile
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di Marco Braccetti

 

Un totale di 1.120 euro. Ecco la somma uscita dalle casse municipali di San Benedetto, durante tutto il 2023, per l’acquisto di corone e coroncine: particolari ornamenti, fondamentali in determinate cerimonie pubbliche. Lo si evince dalla recente pubblicazione dell’elenco delle “Spese di rappresentanza”: capitolo del Bilancio municipale, finalizzato essenzialmente a conservare o aumentare la rispettabilità dell’Ente verso l’esterno.

Nel dettaglio: sono state acquistate 12 corone e un numero imprecisato di coroncine. Le corone sono state distribuite  in varie solennità istituzionali, come: 25 Aprile, Festa della Repubblica, Commemorazione dei defunti, Giornata delle Forze Armate, Festa della Madonna della Marina, Ricordo dei morti in mare, Commemorazione dei Caduti di Nassiriya.

Per inciso, la cerimonia più “costosa” è stata quella al civico cimitero: 250 euro per l’acquisto di una grossa corona deposta all’ingresso principale durante le celebrazioni del 2 Novembre, più un numero non quantificato di corone più piccole, che il sindaco Spazzafumo ha distribuito sulle tombe di amministratori comunali defunti.

Nel 2022 si spese 2.166,56 euro. Come mai quest’impennata? La differenza la fa l’acquisto di 16 miniature del monumento al Gabbiano Jonathan: utilizzate come dono dell’amministrazione comunale agli ospiti più illustri. Complessivamente, sono costate 1.206,56 euro. Dunque poco più di 75 euro al pezzo.

In linea generale, questo canale di spesa si è andato assottigliando rispetto al passato. Nel 2014, ad esempio, si spesero 8.250 euro. Cifra più bassa rispetto al 2013 (9.978,05 euro) e al 2012, quando si spesero 9.842,69 euro. Stando ai dati complessivi, si potrebbe dunque dire che il Comune ha attivato una sorta di cura dimagrante per le spese di rappresentanza, probabilmente anche a seguito dei richiami della Corte dei Conti che, nel 2012, ravvisò alcuni “profili critici”. «Esulano dall’attività di rappresentanza – fu il chiaro monito dei magistrati contabili – quelle spese che non siano strettamente finalizzate a mantenere o accrescere il prestigio dell’Ente verso l’esterno».

Le spese di rappresentanza del 2014 causarono quasi un “incidente diplomatico” tra il Comune – allora guidato dal sindaco Giovanni Gaspari – e la Curia vescovile presso la quale si era da poco insediato monsignor Carlo Bresciani. Nel report sulle spese di quell’anno, infatti, spiccavano ben 6.250 euro per (testuale) “Acquisto opere di rilievo e pregio per obblighi di rappresentanza”.

Ciò in occasione di una (riportiamo ancora testuale dalla lista) “Visita ufficiale Vescovo appena insediato”. Secondo il Comune, con quei soldi erano stati acquistati dei libri molto rari e preziosi, uno dei quali era stato regalato al nuovo vescovo. Ricostruzione però seccamente smentita dalla Curia. La questione è scivolata nel dimenticatoio senza arrivare ad un chiarimento definitivo.

 

Spese di rappresentanza

 


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