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Fa a botte con il cuoco, prima condannato e poi assolto ristoratore

ASCOLI - il diverbio avvenuto a marzo 2014 era nato per una pizza non preparata.
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Alessandro Angelozzi

L’avvocato Alessandro Angelozzi

 

La Corte d’Appello di Perugia ha assolto un ristoratore ascolano coinvolto in un diverbio con un dipendente avvenuto nel marzo 2014. In primo grado, l’uomo, difeso dall’avvocato Angelozzi, era stato condannato a quattro mesi di reclusione, mentre il cuoco extracomunitario aveva ricevuto una pena di quattro mesi e dieci giorni per lesioni aggravate e minacce contro il datore di lavoro e una donna presente nel locale.

 

La sentenza di primo grado era stata parzialmente riformata in appello a giugno 2021, riducendo la pena del ristoratore a tre mesi e 20 giorni. Tuttavia, l’avvocato Angelozzi ha impugnato la sentenza presso la Corte di Cassazione, che ha stabilito un nuovo esame del caso da parte della Corte d’Appello di Perugia, competente per le Marche. La condanna del dipendente è rimasta definitiva poiché non ha presentato ricorso.

 

Il diverbio era iniziato quando il cuoco si era rifiutato di cucinare una pizza e aveva colpito il ristoratore con un bicchiere rotto, causandogli lesioni guaribili in 15 giorni. Successivamente, lo aveva minacciato di morte brandendo una spada da arredo e promettendo di bruciargli casa e automobile. Il ristoratore, a sua volta, era accusato di aver reagito colpendo il cuoco con schiaffi, pugni e un bicchiere rotto, provocandogli ferite guaribili in 20 giorni.

 

Durante il processo di primo grado, i due imputati avevano fornito versioni contrastanti degli eventi. L’avvocato Angelozzi, nel ricorso alla Corte di Cassazione, ha sostenuto che la Corte d’Appello di Ancona aveva omesso di considerare le testimonianze che indicavano un possibile autolesionismo del dipendente. Un testimone aveva dichiarato: “Si è ferito da solo, l’ha fatto per sfregio”. La Corte d’Appello di Perugia ha ora accolto questa tesi, assolvendo il ristoratore.


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