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Sanità, Pelosi (Nursind): «Valutare cambio della cabina di regia, altrimenti sarà l’inizio della fine»

ASCOLI - Suona come un appello disperato la lettera del sindacalista, inviata ai vertici regionali ed a tutta la classe politica delle Marche: «In una organizzazione sanitaria gli "imprevisti" sono la normalità e inaccettabile e pericolosa la mancanza di gestione»
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Maurizio Pelosi

 

Suona come un appello disperato la lettera del segretario provinciale Nursind Maurizio Pelosi, inviata al presidente Regione Marche, all’assessore regionale alla Sanità, al Dipartimento Salute, a tutta la classe politica delle Marche ed a tutti i sindaci del Piceno, compreso il presidente della Provincia.

Per Pelosi – ma la sua non è una voce fuori dal coro, anzi è l’ennesimo grido di allarme e di protesta che da mesi ormai caratterizza l’intero comparto, per voce o penna dei rappresentanti dei lavoratori – siamo di fronte «all’inizio della fine della Sanità Pubblica», con un Ast che potrebbe «non essere in  grado di continuare a garantire cure gratuite a tutti».

 

Ancora Pelosi: «Sotto finanziato, devastato dalla carenza di medici e infermieri e alle prese con difficoltà crescenti, nonostante la straordinaria prova data durante la pandemia, l’Ast di Ascoli è sull’orlo del collasso. Le liste di attesa aumentano in modo insostenibile, i Pronto Soccorso sovraccarichi, e il territorio è abbandonato mentre i medici di famiglia diminuiscono costantemente.

Questo costringe molti cittadini del Piceno a rivolgersi al privato, che ha già avuto in appalto dal pubblico un numero importante di prestazioni, o a rinunciare alle cure, sia per motivi economici che per l’impossibilità di accedere ai servizi pubblici».

La goccia che ha fatto traboccare il vaso, per il sindacalista del Nursind, è stata la decisione di inserire infermieri interinali, «per un importo di 139.250 euro (+ iva), a causa di carenze eccezionali e imprevedibili. Come Sindacato, denunciamo con forza l’uso di contratti di somministrazione e la tendenza all’esternalizzazione dei servizi.

Una situazione simile non si era mai verificata in passato, e la direzione dell’Ast picena si è dimostrata inadeguata a programmare e gestire come fanno tutti gli altri ospedali.

In una organizzazione sanitaria gli “imprevisti” sono la normalità e questa mancanza di gestione è assolutamente inaccettabile e pericolosa.

Ricordiamo alla direzione – continua Pelosi – che esistono già due graduatorie per infermieri ancora valide, una a tempo indeterminato e una a tempo determinato, che potrebbero essere utilizzate per coprire le necessità di personale. Più la terza graduatoria relativa alla mobilità extra Ast, il cui bando è scaduto il 20 maggio (ancora deve essere pubblicata).

Chi è responsabile di questo disastro? Chi ha permesso che tutto ciò accadesse? È da folli continuare a sostenere che “va tutto bene”.

La classe politica regionale ha grandi responsabilità: da anni promette sostegno ma attua tagli devastanti alla spesa pubblica. I sindaci del Piceno devono adottare soluzioni più sostenibili e rispettose delle esigenze della popolazione, delle professionalità interne e delle risorse pubbliche. È necessario valutare anche un “cambio della cabina di regia” di questa Ast, che fa acqua da tutte le parti. Altrimenti, sarà l’inizio della fine della sanità pubblica, considerando amaramente che abbiamo già percorso un bel pezzo di strada». 

 

Pelosi, torna ad elencare tutte le criticità della Sanità pubblica picena, dalla carenza cronica di personale infermieristico e oss, alle ore di straordinario non pagate ed ai giorni ferie non usufruite, passando per turni di 15 ore consecutive di lavoro, con ordini di servizio e trasferimenti tramite whatsapp.

Il sindacalista ricorda anche i tempi di vestizione da retribuire dal 2018, come la produttività  2023,  le festività infrasettimanali sempre 2023 e la questione dei buoni pasto.

Poi Pelosi sulle modifiche apportate nella gestione dei reparti: Patologia neonatale e Murg con un solo infermiere, un solo tecnico di radiologia di notte, nefrologia dimezzata come posti letto, Urologia mai riaperta e il secondo piano della Rsa di Offida ancora chiuso.

 

 


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