La comunità di Ripaberarda e del territorio di Castignano si è fermata oggi per commemorare il primo anniversario della tragica scomparsa di Emanuela Massicci, la donna di 45 anni brutalmente uccisa lo scorso 19 dicembre nella propria abitazione dal marito Massimo Malavolta.
Nel pomeriggio, ai giardini pubblici della frazione, è stata inaugurata una panchina rossa commemorativa, simbolo di memoria e di impegno contro la violenza di genere. L’installazione, scelta tra 19 progetti presentati attraverso un concorso di idee promosso dal Comune insieme alla Scuola di Architettura e Design dell’Università di Camerino, si intitola “Esistenza Mutilata” ed è stata realizzata dagli studenti Leonardo Cifola e Umberto Stefani.
Non si tratta di un semplice elemento di arredo urbano, ma di un’opera dal forte significato sociale: la forma, il colore e gli spazi vuoti della panchina vogliono richiamare l’assenza lasciata da chi non c’è più e invitare chi passa a riflettere sul valore della vita e sull’urgenza di combattere ogni forma di violenza.
La cerimonia, promossa in collaborazione con l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Fabio Polini, ha voluto trasformare un dolore profondo in un impegno collettivo. Il gesto vuole mantenere viva la memoria di Emanuela, mamma e parte integrante della comunità, e parlare alle coscienze di tutti affinché tragedie simili non si ripetano.
Alla cerimonia ha fatto seguito una messa di commemorazione nella chiesa parrocchiale di Sant’Egidio, aperta ai cittadini e ai familiari, in un momento di raccoglimento e di condivisione del ricordo.
«È stato un anno terribile, il dolore è ancora vivo nella nostra comunità. Questa panchina deve essere scomoda, in modo da far riflettere e non permettere l’indifferenza», ha detto Polini.
«L’amore non lascia lividi, non picchia e non uccide. Questa panchina rappresenta il posto vuoto lasciato da Emanuela e ci invita a dire basta alla violenza», ha aggiunto, a nome della famiglia, la cugina Krizia Cecchini.
La giornata si concluderà con una cena di beneficenza, il cui ricavato è interamente destinato ai due figli di Emanuela, Tommaso e Jacopo, con l’obiettivo di offrire loro un sostegno concreto nel percorso di vita dopo la perdita della madre.
La scelta della panchina rossa, ormai simbolo condiviso su tutto il territorio nazionale di lotta alla violenza di genere e di memoria attiva, sottolinea come la comunità intenda non solo ricordare Emanuela, ma anche tenere alta l’attenzione culturale e civile su un fenomeno che ancora oggi colpisce troppe donne.
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