
Domenico Mozzoni
di Walter Luzi
Oggi, dieci anni fa, ci lasciava Domenico Mozzoni. Una di quelle persone che, a raccontarle, insieme alla loro vita, si ha l’impressione che siano usciti dall’elaborazione ingannevole e irreale di una stramaledetta intelligenza artificiale. Tanto la perfezione, dei contorni fisici come dello spessore umano, è assoluta. La connotazione, di animo e di spirito, ideali. Tanto da sembrare finti. E invece no. No davvero. Lui era realmente così. Un puro. Uno che stonava allora, e stona ancor di più oggi, in un mondo popolato di troppi ipocriti mediocri, e menefreghisti senza scrupoli. Che cavalcano ogni situazione a proprio vantaggio, con un occhio al saldo del proprio conto corrente in banca e l’altro alla carriera. Domenico Mozzoni era diverso. Praticamente una specie di alieno. Che ha vissuto ogni giorno della sua breve vita senza risparmiarsi nel suo slancio costante, generoso, disinteressato, straordinario, unicamente proteso verso il prossimo. Il bene comune inteso in ogni sua declinazione.

Domenico da ragazzo in campagna
Era nato in campagna, Domenico Mozzoni, nell’ottobre del 1952. Quella di Spinetoli. Vallata del Tronto. Terreni fertili e coltivati con sapienza antica. Orgogliosamente figlio di contadini. Era cresciuto all’aria aperta, immerso fra i colori, i profumi, i sapori e le dure fatiche del mondo agricolo. Ancora genuino, incontaminato.
D’estate, da ragazzo, aveva dormito spesso all’aperto a guardia delle macchine mietitrebbia e del prezioso raccolto. Pagliuzza fra le labbra e occhi sognanti alle mille stelle che brillano in cielo. Sono cose che aiutano a nobilitare le anime, e a forgiare i caratteri. A dieci anni era già capace di guidare un trattore. Un motivo di orgoglio per lui, poter essere di valido aiuto ai suoi genitori, sgravandoli di fatiche, ma senza mai trascurare i suoi studi. Nei quali, anzi, eccellerà sempre. Conseguendo brillantemente prima la Maturità Tecnica al “Montani” di Fermo e, successivamente, la Laurea in Medicina alla “Sapienza” di Roma (eloquente il voto di 110 con lode) prima della specializzazione in Odontoiatria.

Con Anna Maria
La lunga storia d’amore con Anna Maria, che sarà la donna della sua vita, intanto è cominciata da un pezzo. Si sono conosciuti giovanissimi. Lei, di Martinsicuro, è poco più di una ragazzina. Lui, maggiorenne da poco, ha solo due anni di più. Si sposano appena possono, due mesi dopo il conseguimento della sua laurea.
È il settembre del 1978. Vanno ad abitare a San Benedetto. Domenico frequenta ogni tirocinio che gli si presenta per acquisire esperienza. I sacrifici non gli pesano di certo. La sua prima notte di nozze la passa in Ospedale, di turno, in servizio. Un segno premonitore della sua vita quasi completamente dedicata agli altri. Domenico e Anna Maria saranno anche, per quasi un ventennio, catechisti nella parrocchia della “Sacra Famiglia” di don Osvaldo. In parrocchia ci stanno poco però. In molti se li ricordano ancora, sempre in giro, all’aria aperta, per vivere, ovunque, insieme ai bambini, delle preziose esperienze formative. Lui ha una bella voce e canta anche nel coro parrocchiale.

La numerosa e legatissima famiglia di Anna Maria, la Bernardini, inizia intanto a gestire, dal giugno del 1973, l’Hotel Relax. È un bellissimo albergo sul lungomare sambenedettese, e Domenico ne diventa subito il principale collaboratore. Non certo per amore del lucro, ma, esclusivamente, per desiderio di progettare e realizzare cose belle. E ben fatte. Che rimarranno per le future generazioni. Lo anima l’amore per l’attività di accoglienza, e, soprattutto, immenso questo, forse ancora maggiore del primo, per la sua città di adozione. San Benedetto. Inizia così, di pari passo, animato da debordante passione civile e l’entusiasmo di sempre, il suo lungo, laborioso e proficuo impegno, fin dal 1982, nella locale Assoalbergatori.
Ne assumerà la guida, dal 1994 al 2006, al fianco di Marcello Camiscioni. Una coppia di vulcanici trascinatori, personaggi straordinari che scriveranno le pagine più epiche dello sviluppo del Turismo sulla riviera sambenedettese. Con la Polisportiva “Ragnola” Domenico Mozzoni si inventa, nel 1987, le “Ragnoliadi”. Giochi di quartiere estivi per i più piccoli, che finiscono per coinvolgere anche i più grandi, in una gioiosa festa collettiva che unisce, affratella tutte le generazioni. Lui ne sarà anche, microfono in mano, lo spigliato e inarrivabile speaker storico. Da presidente ne organizza diciotto edizioni, dal 1996 al 2013.
Tre settimane all’anno di festa, di forte aggregazione sociale e sportiva in uno dei quartieri più popolosi della cittadina. Già tesoriere dell’Associazione Medici Dentisti Nazionale, presidente dell’Asilo Merlini, socio e presidente del locale Lion’s Club, Domenico Mozzoni figura anche fra gli organizzatori più infaticabili dei mitici Gran Galà sambenedettesi annuali della locale Croce Verde. Scende in politica nel 2001. Come candidato sindaco tenta, senza riuscirci, di raccogliere l’eredità di Paolo Perazzoli.

Domenico Mozzoni con Paolo Perazzoli
Viene battuto al ballottaggio da Martinelli, un altro amico che ritrova da rivale sulla sponda politica opposta. Ma la politica senza la P maiuscola, intesa nel senso più deteriore del termine, nulla ha in comune con l’esperienza amministrativa vissuta da Domenico anche come Assessore Comunale al Turismo nella successiva prima giunta Gaspari.
Una esperienza fatta, come sempre nel suo stile, di slancio, forte e disinteressato, al servizio del territorio. L’impresa più grande l’aveva compiuta nel 1998. Insieme a Mimmo Del Moro e Paolo Perazzoli era riuscito a portare le prefinali nazionali di Miss Italia a San Benedetto. Una impresa epica. Senza precedenti e irripetibile, negli anni d’oro del concorso di bellezza più amato dagli italiani.
Il testo continua dopo le immagini

Copertina della pubblicazione “Le miss e le palme”

Con Enzo Mirigliani

Domenico Mozzoni con Tania Zamparo, Miss Italia 2000
Otto edizioni consecutive, fino a quella dell’addio, nel 2005, di una manifestazione per la quale impazziva letteralmente, ogni anno, coinvolgendo proprio tutti, familiari e amici in primis, per la sua migliore riuscita. Una fatica, anche fisica, di quelle giornate, superata, come sempre, con la sua straordinaria energia positiva ed il suo immancabile sorriso. Anche il suo Hotel Relax, come tanti altri della Riviera delle Palme, si riempiva quasi completamente, ogni anno per una settimana, di miss, sempre assediato da giovani fans. Scenario quotidiano fantastico, e davvero indimenticabile, anche per il resto della fortunata clientela, che in quei giorni di settembre era ancora ospite della struttura. Diviso fra l’Hotel, il suo studio dentistico, la Polisportiva Ragnola, l’Assoalbergatori, e le mille iniziative che lo vedevano protagonista, Domenico trovava il tempo anche per solidarietà. Ma alla sua maniera. In grande. Senza risparmiarsi. Come sempre. La sua annuale, irrinunciabile, missione in Africa.

Per un mese all’anno, per sette anni consecutivi, dal 2004 al 2010, è volato infatti fin laggiù, fra il convento-scuola kenyano gestito dalle suore a Banana Hill e la comunità senegalese di Diamniadio, a prestare gratuitamente le sue cure alle popolazioni locali. In molti di quegli ultimi del mondo aspettavano il suo ritorno, ogni anno. In fila, fin dalle prime luci dell’alba, davanti agli improvvisati ambulatori dove aveva fatto trasferire i suoi riuniti da dentista, ad attendere il suo arrivo.

I figli di Domenico davanti alla targa che lo ricorda in Senegal
Le sue valigie sempre ricolme di farmaci e presidi medico-chirurgici. Il suo cuore pieno di amore per il prossimo. Ogni volta tornava indietro solo con il minimo che gli restava addosso e la valigia vuota. Perché, ogni volta, regalava tutto quello che aveva con sé. Nessuno dei suoi pazienti, grandi e piccoli, lo ha mai dimenticato laggiù, in Africa.
Qualcuno di loro è rimasto in contatto con la sua famiglia, anche dopo che Domenico, il 7 gennaio 2016, è volato troppo presto fra le stelle di quel cielo che lo incantava da ragazzo, nelle notti d’estate della campagna di Spinetoli. Qualche mese dopo la sua scomparsa, a maggio, nel villaggio di Deni Malick Gueye, nella regione di Diamniadio, a circa quaranta chilometri da Dakar, si fa una gran festa. Si inaugura la scuola, ampliata e ristrutturata, grazie ad un progetto dell’associazione di solidarietà e cooperazione internazionale “Terre des Egales” coordinato e seguito, passo passo, da Domenico Mozzoni.
Un giorno intero di canti e balli tradizionali africani, letture dei circa duecento bambini che frequentano la scuola, alla presenza delle autorità civili e rappresentanti delle istituzioni scolastiche locali. Ci sono anche la moglie di Domenico, Anna Maria Bernardini, con i figli, Nicola (oggi presidente dell’Associazione Albergatori Riviera della Palme) ed Elisabetta, accompagnati dall’allora sindaco di San Benedetto, Giovanni Gaspari, e una delegazione della marineria sambenedettese. Generosi, e destinatari di gratitudine, anch’essi nell’occasione. In un clima di generale commozione si scoprono le targhe, con la foto, che ricordano e rendono omaggio, in quella terra lontana, a Domenico Mozzoni. Un grand’uomo. Che non va dimenticato.

La cerimonia di intitolazione di una scuola in Senegal
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