di Lino Manni
Ascoli-Ternana: più da bar che da var. Una partita dove ognuno ha detto la sua, dove c’è chi ha visto un calcio di rigore (l’arbitro) ma è stato smentito, chi ha visto un fuorigioco (guardalinee) ed è stato smentito, chi si è giocato la carta Fvs…ed è stato smentito.
Una partita dalle mille interpretazioni, ma tutte prettamente personali. Insomma come davanti al bar dove, solitamente, tutti commentano una partita e dove tutti vogliono imporre la propria teoria. Questo calcio moderno più che giocato diventa sempre più chiacchierato. Anche in campo dove le interruzioni diventano sempre più numerose e lunghe. Otto minuti di recupero, quasi un tempo supplementare. Forse alla fine sarà bello anche così.
L’Ascoli si propone come al solito: fraseggio incessante con l’unica preoccupazione di non perdere il possesso palla. Gioca con una punta ma contro i cinque difensori della Ternana, schierati e stazionari davanti al portiere, è difficile creare pericoli. Il primo tempo, salvo un lampo di D’Uffizi e una “ciabattata” di Chakir, se ne va senza brividi. La ripresa è più movimentata.
I bianconeri alzano il ritmo, c’è qualche passaggio in meno all’indietro e qualche lancio lungo in più. Il centravanti Chakir spacca la traversa con un colpo di testa poi il gol di D’Uffizi deciso dal var visto che giudice di linea e arbitro non erano della stessa opinione. Intanto in campo si perde tempo e le discussioni lasciano il posto alle lunghe discussioni. L’allenatore delle “fere” Liverani vede un calcio di rigore (ma è smentito) mentre Tomei vede il rosso (ed è reale).
I crampi diventano protagonisti e conquistano la scena. Otto minuti di recupero tra i fischi assordanti e pieni di preoccupazione dei tifosi sulla curva. Otto come il voto che mi sento di dare a questo Ascoli. Peccato che non sono un professore.
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