Le cartelle cliniche elettroniche sono arrivate, come al Mazzoni, nel mese di novembre. Erano stati annunciati rallentamenti, dovuti al progetto e al processo di digitalizzazione, fino a dicembre. Ma ad oggi, fine gennaio, i problemi di gestione non sono terminati, né per utenti né per addetti ai lavori.

Il dottor Andrea Piccinini (Cimo)
Così la Cimo-Fesmed (il Coordimaneto Italiano Medici Ospedalieri), sindacato dei professionisti della sanità, lancia il secondo allarme nel giro di pochi giorni. E lo fa ancora tramite le parole del Segretario Regionale, Andrea Piccinini, che non usa mezzi termini parlando di necessità di «bloccare l’implementazione» per «limitare i danni» ad un sistema già in nota difficoltà, a corto di risorse e di personale.
«Ringraziamo l’Assessore alla Sanità Calcinaro per aver annunciato alla stampa l’intenzione di risolvere celermente i problemi che stanno affliggendo la nuova cartella sanitaria elettronica in uso in alcuni ospedali delle Marche – le sue parole – Tuttavia, sottolineiamo ancora una volta l’importanza, per il corretto funzionamento degli ospedali e per la sicurezza dei pazienti, che i sistemi informatici siano introdotti già perfettamente funzionanti e collaudati. Chiediamo pertanto, al fine di limitare i disservizi a sanitari e pazienti, di bloccare l’implementazione del nuovo sistema negli ospedali che ancora non lo utilizzano finché non saranno risolti tutti i problemi».
Problemi come l’instabilità delle piattaforme, le difficoltà di accesso alle cartelle cliniche elettroniche e l’impossibilità di visualizzare correttamente le terapie e di consultare la documentazione sanitaria pregressa. Disagi che, al momento, rendono spesso non immediatamente disponibili informazioni cliniche essenziali per una corretta presa in carico dei pazienti da parte dei medici. Le conseguenze sono rallentamenti significativi dell’attività clinica e diagnostica.
«Siamo ben consapevoli della strategicità del progetto e della necessità di introdurre un sistema che consenta a tutti gli ospedali della regione di essere realmente connessi – conclude Piccinini – Ma se tale sistema non funziona, rischiamo di lavorare in strutture che non dialogano nemmeno con se stesse».
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