
La sfilata dei Moccoli
di Gabriele Vecchioni
(Le foto relative alla manifestazione di Castignano, fornite dall’amico Eros Iacoponi, sono dell’associazione “Carnevale Storico Castignanese”)

Centinaia di luci accendono la notte di Castignano
Stiamo avvinandoci al Carnevale, una festa mobile molto sentita nella nostra zona. In questo articolo, ne analizzeremo alcuni degli aspetti meno conosciuti. Sarà posta particolare attenzione a uno dei carnevali storici del Piceno, quello di Castignano, con la sfilata del lungo serpentone dei “Moccoli”, cadenzata dal ritmo ossessivo della “catubba”.

Carnevale ad Ascoli
La natura “mobile” del Carnevale dipende dal ciclo lunare tramite la data della Pasqua, che si tiene la prima domenica dopo la luna piena successiva all’equinozio di primavera (21 marzo): è una festa laica ma dipende dal calendario liturgico, iniziando circa 70 giorni prima della Pasqua (la domenica di Settuagesima) e terminando il cosiddetto Martedì Grasso, il giorno che precede il Mercoledì delle Ceneri.
La voce Carnevale deriva dal latino (da carnem levare, eliminare la carne) e ricorda che l’ultimo giorno di carnevale, il cosiddetto “martedì grasso” si mangia la carne per l’ultima volta perché dal giorno successivo (il Mercoledì delle Ceneri) inizia l’astinenza e il digiuno della Quaresima, fino alle festività pasquali. Un proverbio dialettale del vicino Abruzzo recita: «Carnevale valente oggi la ciccia domani la lente [la lenticchia]». Un’altra teoria fa derivare il termine dal carrus navalis, il “carro navale”, la barca allegorica decorata di fiori usata nelle feste romane in onore della dea Iside, spesso celebrato con sfilate in maschera (processione isiaca).

Gli Zanni nell’Acquasantano
Il Carnevale, festa rituale di passaggio («… il Carnevale ha a che fare con l’andamento ciclico della natura, D. Boriati, 2017)») con la trasformazione e lo sconvolgimento delle parti, ha origini pagane e deriva dai Saturnalia (Saturnali) che, fin dal 263 AC, celebravano la data di costruzione del tempio dedicato a Saturno, rievocando la cosiddetta “età dell’oro”, quando tutti gli uomini erano uguali, senza alcuna distinzione sociale. Durante i festeggiamenti, poveri e ricchi si scambiavano i ruoli, con i padroni che servivano (scherzosamente) gli schiavi. Anche l’usanza di indossare maschere e di travestirsi (per non farsi riconoscere) è di epoca romana e deriva dai Bacchanalia (Baccanali), le feste orgiastiche che venivano organizzate in onore di Bacco, dio del vino.
La parola “maschera” [ad Ascoli e in zona, per Carnevale, le persone “si mascherano”] è relativamente recente e deriva dal termine longobardo masca, che significa “strega”.

Lo spettacolo del Bove finto, a Offida
L’usanza di “mascherarsi” permette di abbandonare la propria identità individuale, di cambiare le regole sociali, entrando in una dimensione “altra”.
Le feste di Carnevale terminano con la Quaresima, che inizia il Mercoledì delle Ceneri e termina il giovedì prima della Pasqua (Giovedì santo). La Quaresima è il periodo liturgico che, nella chiesa cattolica, indica i quaranta giorni – di penitenza e di preghiera – che precedono la celebrazione della Pasqua: è una festività simbolica che ricorda i quaranta giorni che Gesù, dopo essere stato battezzato da Giovanni Battista, passò nel deserto e subì le tentazioni di Satana. Il mercoledì i devoti partecipano alla Messa e vengono segnati sulla fronte con la cenere, che simboleggia la condizione umile dell’uomo e la sua debolezza.
I CARNEVALI STORICI – Il Piceno è terra di manifestazioni carnascialesche che possiamo definire “storiche” perché affondano radici feconde nel passato: quello di Ascoli, sorta di teatro popolare “di strada”, occasione di divertimento e di satira sociale; quello degli Zanni di Pozza e Umito, nell’Acquasantano; quello di Offida, con Lu Bove finte e i Velurde, derivato da antichi riti di caccia e fertilità; i Moccoli di Castignano, che vedremo in dettaglio più avanti. Sono tradizioni molto sentite, mantenute in vita da una straordinaria partecipazione popolare.

I partecipanti si preparano per la sfilata dei Moccoli, a Castignano
IL RITO DEL FUOCO – Le origini dei festeggiamenti carnascialeschi si perdono nelle nebbie del tempo e così è anche per la festa dei moccoli di Castignano. Lo ha ben ricordato Andrea Fioravanti in un suo recentissimo volume dedicato proprio alla celebrazione castignanese. In esso, l’autore ricostruisce la “nascita” del Carnevale come rito arcaico, «un culto pagano con forti valenze simboliche legate al mondo marittimo e agro-pastorale. Con una particolare cerimonia in maschera si salutava la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera». Quei riti hanno subìto, nel corso del tempo, contaminazioni culturali che hanno portato al Carnevale odierno, mantenendo però la caratteristica ideologica della lotta-convivenza tra l’uomo e l’ambiente naturale.

Ai V’lurd’ di Offida
Per concludere questa breve dissertazione, poche righe sul significato del rito del fuoco nelle celebrazioni di Castignano (presenti, peraltro, anche nella manifestazione de Li velurde, nella vicina Offida).
Il simbolismo del fuoco, la sua permanenza nei cosiddetti “riti di passaggio”, specie quelli che si tengono nella stagione invernale, sono una costante nel tempo. In questo caso, il rito di passaggio è una cerimonia simbolica che sancisce e accompagna un cambiamento stagionale, dando un senso di continuità e di appartenenza comunitaria. Il rito del Carnevale è un rito stagionale che era legato, in origine, ai cicli agricoli e serviva per riaffermare il legame uomo-natura all’interno di una visione circolare del tempo; anche se oggi si manifesta spesso in forme secolarizzate e l’aspetto rituale si è un po’ perso, il Carnevale è una festa popolare molto partecipata e i riti del fuoco (come li Moccule) sono una delle espressioni più caratteristiche.
I MOCCOLI DI CASTIGNANO – Alla festa romana (nel senso “della città di Roma”) dei moccoli Giuseppe Gioacchino Belli, celebre poeta in dialetto romanesco, dedicò dei versi: «Er Carnevale è morto e seppellito, Li moccoli hanno chiuso la funzione… (1847)».
Il Carnevale di Castignano vanta una tradizione secolare, quella della sfilata dei Moccoli, che risale al Seicento ed è attestata nella Roma dei Papi: la processione dei moccoli chiudeva il Carnevale.

Il momento finale della manifestazione
In Italia, la tradizione (ri)vive solo a Castignano, dove i moccoli [in dialetto, li moccule] vengono costruiti artigianalmente con canne e carta velina multicolore e portati in processione dalla popolazione la sera del Martedì grasso: la sfilata, con i moccoli illuminati dal lumino acceso all’interno, si snoda, suggestiva, per le vie del paese, lasciato al buio per l’occasione. Non è un corteo silenzioso: è accompagnato dal battito cadenzato dei tamburi e dal clangore metallico dei piatti, al ritmo della catubba che dà i tempi della parata. Al termine della sfilata, che finisce nella piazza più suggestiva del paese, viene improvvisata una “battaglia dei moccoli” con un falò finale, una sorta di fuoco purificatore.

Anche qui, il fuoco chiude la manifestazione
Il fuoco e il rumore (elementi presenti anche negli altri due carnevali storici) accompagnano spesso i riti di passaggio come il Carnevale: è come se si volesse celebrare la fine dell’inverno e accelerare il ritorno della primavera.
La processione è coinvolgente: il serpente di luce avanza tra le case in un turbinìo di scintille e, al termine, tutto finisce in un gigantesco falò, in Piazza San Pietro, con qualcuno che salta tra le fiamme quasi spente (più che una sfida, è un gesto apotropaico).
In un mondo globalizzato e ormai social(izzato) il mantenimento delle tradizioni (come i riti collettivi del Carnevale e il corteo dei moccoli di Castignano è una di queste) costituisce un bene immateriale da preservare con cura.
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati