Di Michele: «Le aste per gli stabilimenti balneari non ci saranno mai: lo dice la legge, denunce per chi le avvia»

SAN BENEDETTO - Incontro organizzato dall'Itb di Giuseppe Ricci con partecipazione di imprenditori da quattro regioni. L'avvocato spiega perché la direttiva Bolkestein non è applicabile e annuncia l'avvio di denunce penali e civili per eventuali comuni e autorità che si muovono per i bandi: «Siete concessione di beni, la Bolkestein non vi appartiene, come ha detto la Corte di Giustizia. E siete disciplinati dalla Legge Amato del 2001, godete del rinnovo automatico»
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Giuseppe Ricci e Vincenzo Di Michele

Partecipata assemblea di balneari organizzata dall’Itb di Giuseppe Ricci con la relazione degli avvocati Vincenzo Di Michele e Gabriella Guida, i quali stanno seguendo la questione balneare in merito alla cosiddetta direttiva Bolkestein. L’incontro, organizzato negli spazi dell’associazione Mare Bunazz di San Benedetto, ha richiamato imprenditori turistici provenienti dalla Romagna, dal Pesarese, dal centro sud delle Marche, dall’Abruzzo e dal Molise, segnale dell’interesse della categoria in un ulteriore momento caotico segnato dalle interpretazioni a macchia di leopardo sulla direttiva da parte di giudici e amministrazioni comunali.

 

Lunga, circa due ore, l’arringa di Di Michele, che riportiamo di seguito: «Le concessioni balneari non rientrano nella Bolkestein, e stiamo lavorando affinché a breve questo venga definitivamente esplicitato – ha affermato Di Michele – Non è un caso che siamo stati invitati a San Felice di Circeo il 20 febbraio, dal Ministero dei Trasporti, che ormai ci ascolta attentamente visti i nostri risultati».

 

«Ci sono diversi motivi per cui sappiamo che le concessioni balneari non rientrano nella Bolkestein, anche se purtroppo errori commessi in passato dai giudici, ai quali gli stessi organi stanno man mano rimediando, hanno creato molta confusione. Ma dove siamo intervenuti abbiamo fermato spinte che non hanno base legale: a Rimini avevano ordinato la demolizione degli stabilimenti entro la fine del 2024, e invece è tutto fermo e abbiamo denunciato l’Amministrazione Comunale per infiltrazioni mafiose. In Versilia avevano chiesto alla Capitaneria di procedere all’incameramento, ed è tutto fermo».

 

«Ci sono due leggi italiane che regolano il settore. La prima fu approvata dal governo Amato, la legge del 16 maggio 2001, comma 10, la quale stabilisce definitivamente che le concessioni balneari si rinnovano automaticamente alla loro scadenza. Questo significa che le concessioni esistenti a quella data hanno diritto al rinnovo automatico e nessuna legge successiva può modificare l’accordo tra l’impresa e lo Stato».

 

«C’è stata la poi la Legge Renzi del 2016, nonostante l’attività contraria di quel governo in Europa, e ulteriormente la proroga al 2033 del governo Conte: tutte le concessioni balneari nel sistema demaniale, il Sid, risultano assegnate fino al 2033, a prescindere dal fatto che abbiano ricevuto copia legale della concessione, perché alcuni comuni hanno ritardato la pratica burocratica. La Legge Renzi stabilisce che il sistema concessorio resta quello stabilito fino a nuova riforma, che non c’è. Quindi le concessioni precedenti al 2010 sono valide a tempo indeterminato perché tali furono decise nel 2001 e le imprese hanno agito sulla base di quella disciplina; o, in subordine, fino al 2033. Qualsiasi altra decisione che va a modificare diritti pregressi, è impugnabile ma non dal giudice amministrativo, perché è stato stabilito che questa è materia di giustizia ordinaria: quindi a San Benedetto, ad esempio, se il Comune si muovesse, i funzionari e l’Amministrazione Comunale vanno denunciati al Tribunale di Ascoli per danni, aggiotaggio, mancato rispetto della legge vigente e per il rischio di favorire l’infiltrazione mafiosa».

 

«Perché diciamo che le concessioni balneari, oltre alle leggi vigenti che le disciplinano e non possono essere abrogate da nessun giudice, sono fuori dalla Bolkestein? Ci sono delle cause pendenti alla Corte di Giustizia Europea, grazie a giudici italiani che hanno capito l’incredibile vicenda spinta dall’Italia in Europa, perché in Spagna la Corte Costituzionale e la Cassazione hanno spiegato alla Commissione che la gestione delle spiagge è competenza esclusivamente interna, e hanno dato proroghe a 75 anni. Primo, le concessioni precedenti al recepimento della Bolkestein, quindi ante-2010, sono state assegnate con rinnovo automatico, e non sono attaccabili perché le direttive non sono retroattive. Chiunque lo fa è passibile di denuncia civile e penale. Secondo, sono concessioni di beni, e la Bolkestein disciplina i servizi: ci arriveremo anche noi ma a dicembre la Corte di Giustizia Europea ha stabilito che le concessioni dei piccoli impianti idroelettrici non rientrassero nella Bolkestein in quanto concessioni di beni e non di servizi. Terzo, la stessa architettura istituzionale europea esclude l’applicabilità di direttive unitarie in ambito turistico».

 

«Questi argomenti e la forza della legge, nonostante una massiccia campagna stampa di demonizzazione, stanno bloccando coloro che si erano mossi verso le aste. Le aste non si faranno per le concessioni balneari. Il governo deve trovare la forza per ribadirlo. A coloro che dicono che il governo si sta adoperando per le aste, posso dire che non sono stati realizzati i decreti attuativi di Draghi né quelli del governo Meloni, e il “bando-tipo” portato in Consiglio dei Ministri dovrà essere affrontato nella conferenza Stato-Regioni, che è un modo per prendere altro tempo e canzonare chi chiede le aste dove non si possono fare. Salvini è al corrente di quel che dico, sempre più giudici hanno compreso di cosa parliamo, e il governo lo sa e anche Mattarella ha capito la gravità di questa situazione che non riguarda i balneari ma riguarda una commistione di grandi gruppi di interesse che stanno agendo in Romagna e Toscana (l’avvocato li cita) e di una interpretazione distorta di una direttiva europea per giustificare un attacco agli interessi italiani che altrimenti non sarebbe possibile alla luce del sole5. Intanto, dopo quelle del Consiglio di Stato, abbiamo impugnato altre sentenze per portarle in Cassazione penale. Questa battaglia sarà vinta perché la logica e il diritto sono dalla nostra parte: il Parlamento è sovrano, c’è la separazione dei poteri, i giudici non scrivono le leggi».

 

T.R.


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