Mancinelli tutto cuore e grinta: «Conta solo la Samb, giochiamo per qualcosa di più grande»

SERIE C - Le prime parole del nuovo allenatore alla vigilia dell'esordio contro la Juventus Next Gen
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Marco Mancinelli

 

di Pier Paolo Flammini

 

A livello emotivo e di motivazioni la scossa c’è stata. Come attesa. Perché lui è a San Benedetto da tre anni ed era stato già apprezzato nelle rare occasioni in cui era stato chiamato in prima persona. Ma adesso non si scherza più: dopo due giorni complicati seguiti alla sconfitta casalinga contro il Perugia, Marco Mancinelli è il nuovo allenatore della Samb. Il campo sarà il giudice, come sempre, a partire dalla (proibitiva) trasferta contro la Juve Next Gen, nel turno infrasettimanale di giovedì (si gioca ad Alessandria alle ore 18). Ma nella conferenza pre-partita l’allenatore di Recanati, 44 anni, ha fatto capire di saper toccare le corde giuste: prima di quelle tattiche (e ci saranno) si tratta di cuore e grinta.

 

Assenti contro la Juve lo squalificato Parigini, l’infortunato Konate (venerdì tornerà nel gruppo). Scafetta non convocato mentre Paolini tornerà a fine mese.

 

«Sono qui con orgoglio e con piacere – ha esordito – non c’è entusiasmo per i risultati ma deve tornare perché l’obiettivo è solo alla Samb, l’ho detto ai ragazzi e intendo: conta la Samb, solo la Samb e la salvezza della Samb. C’è da fare i punti e mettere in cassaforte questa categoria, io so quanta fatica è stata fatta per arrivare in C. Dobbiamo avere chiaro e lucido qual è l’obiettivo e si lavora in funzione di quello».

 

«Io ho idee differenti, l’unica certezza sarà la difesa a 4, quello che sarà davanti dipenderà dall’avversario e dei giocatori a disposizione. Io vengo qui con un solo obiettivo, io posso anche smettere di allenare il 1° maggio ma a fine aprile questa Samb deve essere salva, anche all’ultimi minuto contro la Vis Pesaro. Abbiamo avversari importanti da affrontare. Non è facile entrare nella testa dei giocatori in due giorni, ma ho visto grande attenzione e un entusiasmo che non mi aspettavo perché il momento è difficile, ma i ragazzi mi hanno dato risposte incoraggianti che non mi aspettavo, i nuovi mi sono sembrati ragazzi splendidi» ha aggiunto. «Riguardo me, non mi interessa essere considerato al momento la ruota di scorta o l’allenatore che ha accettato. Non mi interessa. Io sono qui per fare il possibile e l’impossibile per raggiungere l’obiettivo».

 

«Quando ho diretto la squadra ad Arezzo era una situazione di confusione ma la classifica ci diceva che eravamo in linea con l’obiettivo stagionale, con cinque punti sui play out, adesso siamo messi un po’ peggio – ammette – Dobbiamo capire il prima possibile il contesto in cui siamo, purtroppo se la situazione è questa non lo si è capito bene. Qui c’è una città intera che vive di Samb, un argomento che accompagna la settimana. Bisogna capire questa piazza, qui funziona così come in tutte le città dove c’è questo attaccamento. Io non ho alcuna paura, questa è una squadra che ha dei valori importanti per il suo obiettivo».

 

 

Sulla partita di giovedì: «La Juve è una squadra che ho incontrato da viceallenatore anche a Mantova, e in quella Juve c’erano giocatori come Soulé e Miretti, e nella formazione che vedremo domani ci saranno giocatori che nel giro di tre anni saranno in Serie A. Ma c’è una differenza fondamentale: noi giochiamo per qualcosa di più grande, far vedere che noi giochiamo per dimostrare le nostre qualità in funzione dell’obiettivo della Samb. Se questa cosa la mettiamo sulla bilancia possiamo giocarci la partita, solo sull’aspetto tecnico invece soffriamo».

 

E sulle difficoltà a segnare: «Fare gol manca tanto, ce la trasciniamo dietro da tanto tempo: è un discorso mentale, noi d0bbiamo tornare a produrre quantità di gioco e situazioni offensive. Dobbiamo iniziare a essere più dominanti e concreti. Io sono convinto che basta poco, se mi faccio il film che dovrà essere di questa Samb io credo che non faremo gol a grappoli ma faremo i gol che ci servono per vincere le partite».

 

 

«Il passato? Sono orgoglioso di essere qui, io faccio calcio da quando ho 15 anni e quando c’è stato l’esonero mi sono lasciato con cordialità. Io penso all’oggi: ogni allenatore vuole undici professori in fase di possesso e undici bestie avvelenate quando si deve recuperare palla. Ma ho chiesto ai ragazzi di essere solidi, perché ci sono situazioni in cui occorre saper aspettare».



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