di Walter Luzi
(Foto di Walter Luzi)
Carnevale ascolano in piazza 2026 con il sole, wow, ma senza Piazza Arringo. Un tema che scotta, e ispira. I lavori in corso, che non si sono fermati neppure oggi, e che la rendono completamente inagibile, è uno dei piatti forti di questa edizione. Restyling, integrazione urbana. Qua si parla difficile.
Qualcuno propone anche la fighissima traduzione simultanea anche in inglese del programma dei lavori. Ad uso dei troppi che, come riportano le statistiche, non comprendono neppure l’italiano.
Ci parlano le allegre mattonelle ballerine della piazza, che ormai ci erano divenute familiari, e le fontane, già sofferenti per mancanza d’acqua, e mortificate dall’invadenza degli eventi che davanti all’Arengo si susseguono per tutto l’anno. A proposito di lavori. Bersaglio della satira sono anche altri cantieri eccellenti.
Alla collezione di supermercati che fioriscono ovunque, se ne aggiunge un altro, che ci mancava, e che ci voleva.
Il supermarket con vista cimitero. Inquilini dei loculi e vedove in rivolta per i disagi causati dai lavori. Qua non si riesce a riposare nemmeno da morti.
Piani urbanistici naif che producono miracoli di architettura creativa. Come raddrizzare le curve (dello stadio), e curvare i ponti (a Monticelli). Fantastico.
Anche le concomitanti Olimpiadi invernali hanno lasciato il segno, con le sue schiere di improbabili tedofori. Molto gettonati, in tema, gli sport invernali alle nostre latitudini. E qui si ride amaro.
Con bambini seduti in attesa su una seggiovia che, magari andasse a passe d’ome !, ma che, forse, non partirà mai più.
E le gags carnevalesche fanno ridere come certi annunci di imminente costruzione di un nuovo impianto di risalita. A campata unica, ci dicono, dal Jolly fino in cima a Monte Piselli. Spiccicato al ponte sullo stretto di Messina.
Anche il puma/tigre/pantera/gattone, quella lemana là insomma, avvistata a più riprese nelle campagne venarottesi non poteva mancare.
La coppietta di fidanzatini che fa l’Anisetta (lei), una che starebbe bene uguale anche senza la mosca (lui). Deliziosa la famigliola del fritto misto ascolano, con i costumi confezionati in casa dalla nonna (valore aggiunto). Con il cremino (papà), l’olivetta (la figliola nel passeggino) e la mozzarella (la mammina).
La pescheria ambulante con pesciolini in mostra sul banco poco più che poppanti. La coppia di fratello e sorella di “N’arreveme a dà lu rieste”. Auguriamoci non interpreti di loro stessi, stressati come sono dalle numerose attività pomeridiane imposte loro dai genitori. Qui meditare.
La regina (vera) di casa Fattori che diventa la (baby) queen di casa Windsor, con tanto di carrozza e i genitori in veste di guardie reali.
Il clone di Paolo, il macellaio “spettacolooo” più famoso della città. La “crema” di Ascoli, i sempre presenti nelle occasioni che contano, gli immancabili agli appuntamenti mondani, gli “in” che più “in” non si può.
Le giapponesine con le farfalle passate dallo stomaco alla testa. La solitaria di “Sò nu libbre apierte” con il suo costume di bellissima fattura: le pagine di un libro zeppe di detti dialettali. Il gruppo di marziani sbarcati a bordo di ufo dalla galassia fino ad Ascoli, ma in crisi anche loro per trovare parcheggio. Le grandi orecchie di cartapesta del gruppo “Da na recchia me endra e da naddra me esce”.
Tanti, tantissimi bambini in maschera. Belli, ma anche bravi. La vecchia guardia del carnevale ascolano può stare tranquilla. Piccoli eredi del Carnevale ascolano crescono. E altrettanto numerosi i detti dialettali ascolani rispolverati. Eterni. Saggi. Sempre attuali. Che acquisiscono ancor più valore in bocca a bambini così piccoli.
Se non muore il dialetto non moriranno neppure le tradizioni e la memoria di un popolo.
E poi tutta la varia Umanità che il Carnevale si porta dentro. I dimostratori del Zompaflex, ultima versione della prova qualità materassi eseguita grazie a pseudovolontarie rigorosamente giovani e bellocce. Il rinchiuso in casa dalla moglie dietro le sbarre del menage coniugale senza scappatoie.
Il G22 de noartri, con i delegati dei piccoli centri delle nostre campagne e zone rurali.
La pittoresca brigata Sdommela in costume d’epoca, che recluta combattenti, con tanto di controlli e visite mediche immediate, per riconquistare il porto di Ascoli e la Sentina.
Le mostre di fiori giganti in piazza Roma, e quelle cinofile, con i Cà… di razze diverse da indovinare attingendo al vernacolo ascolano. Come, ad esempio, Cà…restuse e Cà…pesciò. E poi l’Arte nel Carnevale. Circolano le tre Grazie di Botticelli, live, in apposita cornice, e la versione aggiornata dei volti degli angeli nella basilica romana di San Lorenzo in Lucina.
Adesso, dopo il nuovo restauro, con ben due somiglianze …eccellenti.
Finito il Carnevale ora è tempo di Quaresima. Basta scherzare. Ce lo ricorda l’unica maschera che ci riporta alla dura realtà contemporanea che vede in pericolo i diritti più sacri. La famosa statua newyorkese della Libertà, ferita, sanguinante e piangente.
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