A chi pensa di essere “potente” e non ricorda di essere “polvere”: “Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris”

POLITICA - Ogni tornata elettorale diventa motivo di scontro, di dispetti, di cattiveria. Siamo usciti da poco dalle elezioni regionali delle Marche e ci troviamo ora in prossimità del rinnovo di diversi consigli comunali. E nella giornata del Mercoledì delle Ceneri vale la pena ricordare di riconoscere i propri limiti, di ogni genere, perché amministrare la cosa pubblica non significa gestire il potere ma governare con umiltà, servire con onestà, decidere con coscienza
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di Nunzia Eleuteri

 

C’è una frase antica, scolpita nella memoria della tradizione cristiana, che oggi – Mercoledì delle Ceneri – torna a risuonare con forza particolare: “Memento, homo, quia pulvis es, et in pulverem reverteris”. Ricordati, uomo, che polvere sei e in polvere ritornerai.

 

Le parole provengono dalla Genesi (3,19), quando Dio ricorda ad Adamo la sua origine terrena e il suo destino dopo la caduta. È una delle poche certezze assolute della vita: tutti, senza distinzione, condividiamo lo stesso punto di partenza e lo stesso traguardo. La polvere.

 

Eppure, proprio questa evidenza elementare sembra spesso dimenticata da chi si ritiene potente. Da chi occupa ruoli pubblici, da chi governa, da chi decide per gli altri. Da chi troppo spesso si erge a paladino della legalità accusando gli altri e non guardando a se stesso.

 

Oggi, nel giorno che invita alla riflessione e all’umiltà, il richiamo è più che mai attuale: nessun potere è eterno, nessuna poltrona è definitiva, nessuna carica rende immortali.

 

La politica dovrebbe essere servizio. Dovrebbe nascere dal desiderio di costruire, di migliorare, di custodire il bene comune. Ma quando diventa terreno di interessi personali, di rivalità, di dispetti, di regolamenti di conti, allora perde la sua nobiltà e si riduce a miseria umana.

 

C’è una verità che nessun incarico può cancellare: siamo tutti limitati, siamo tutti transitori, siamo tutti destinati a tornare alla terra. Eppure, molte persone non ne tengono conto. Chi esercita un potere dovrebbe ricordare che l’autorità non è proprietà privata ma responsabilità temporanea. Che il prestigio non è grandezza personale ma fiducia concessa. Che la storia giudica e il tempo ridimensiona. Sono nulla anche i potenti. Nulla davanti al tempo. Nulla davanti alla morte. Nulla davanti alla verità ultima dell’esistenza.

 

Il Mercoledì delle Ceneri non è un rito folcloristico, ma un invito severo e liberante: ridimensionarsi, riconoscere i propri limiti, agire con rettitudine. Perché se è certo che torneremo polvere, non è indifferente come avremo vissuto il nostro tempo. La sola cosa che abbiamo…E forse proprio questa consapevolezza dovrebbe guidare chi amministra la cosa pubblica: governare con umiltà, servire con onestà, decidere con coscienza.


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