
L’ingresso del Pronto Soccorso del “Madonna del Soccorso” di San Benedetto
Il Pronto soccorso dell’ospedale “Madonna del Soccorso” di San Benedetto del Tronto è stato selezionato, unico nelle Marche, per partecipare a un’importante ricerca multicentrica che coinvolge 25 strutture sanitarie in tutta Italia.
L’indagine, dal titolo “Uso della tomografia computerizzata cerebrale nella gestione del paziente con trauma cranico lieve in Pronto soccorso”, è promossa dal Gruppo italiano per la ricerca clinica in medicina d’urgenza Fenice dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. Si tratta di uno studio osservazionale che mira a migliorare l’appropriatezza nell’impiego della tac nei casi di trauma cranico lieve, limitando quando possibile esami ripetuti e non necessari.
Il trauma cranico minore rappresenta una delle cause più frequenti di accesso in emergenza. La tomografia computerizzata cerebrale è fondamentale per individuare eventuali lesioni, come emorragie intracraniche, che potrebbero mettere a rischio la vita del paziente. Tuttavia, l’esame comporta esposizione a radiazioni ionizzanti e incide sui tempi di gestione. Considerato che tra l’85 e il 95 per cento dei pazienti con trauma cranico lieve non presenta lesioni cerebrali, diventa determinante una valutazione clinica attenta per stabilire quando l’indagine sia realmente necessaria.
L’obiettivo dello studio è sviluppare uno strumento decisionale in grado di supportare i medici nell’identificazione dei pazienti a rischio di complicanze nel breve termine, così da rendere più mirato il ricorso all’esame diagnostico.

La dottoressa Giuseppina Petrelli
«Lo scopo di questo studio, che è esclusivamente osservazionale – evidenzia Giuseppina Petrelli, direttrice del Pronto soccorso e della Medicina d’urgenza – è quello di effettuare in futuro questo esame in maniera più oculata, seguendo criteri basati su evidenze scientifiche che consentano di individuare i gruppi a rischio di complicanze da sottoporre a controlli».
«Ciascuno dei 25 centri selezionati – prosegue Petrelli – dovrà arruolare 100 casi nell’arco di un anno, per un totale di 2.500 pazienti. Si tratta di uno studio di grandi dimensioni che può produrre risultati significativi e che ambisce anche a proporre alla letteratura internazionale un nuovo score per identificare i soggetti più esposti a complicanze».
La direttrice sottolinea infine il legame con il mondo accademico: «L’Ast di Ascoli mantiene un rapporto costante con le università, in particolare con l’Università Politecnica delle Marche e con il professor Giovanni Moroncini, direttore della scuola di specializzazione in Medicina d’emergenza urgenza. Negli ultimi anni abbiamo assunto sette specializzandi in Medicina d’urgenza e Medicina interna, tre dei quali sono già specialisti, riuscendo così a invertire il trend negativo nazionale che aveva interessato anche i nostri ospedali».
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