Montagna, Appignano e Castignano ancora esclusi: «Traditi dalle istituzioni»

TUONA la sindaca Moreschini: «La nuova legge è un’ingiustizia». Uncem chiede il reintegro totale, il presidente Amici: «Ripristinare lo status quo è una scelta di responsabilità»
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La revisione dei criteri per la classificazione dei Comuni montani, approvata in sede di Conferenza Stato-Regioni con l’abbassamento della soglia altimetrica da 600 a 350 metri sul livello del mare, non ha spento le polemiche nelle Marche. Restano infatti 18 Comuni esclusi dal riconoscimento di montanità, tra cui Appignano del Tronto e Castignano, del Piceno.

La questione era stata sollevata già il 6 novembre 2025 da Uncem Marche con una lettera indirizzata al ministro per gli Affari regionali Roberto Calderoli, ai parlamentari marchigiani e al presidente della Regione Francesco Acquaroli. Nel mirino, i criteri della Legge 131/2025, ritenuti penalizzanti per l’Appennino marchigiano (leggi l’articolo).

In origine, un Comune poteva essere considerato montano solo se almeno il 25 per cento della superficie superava i 600 metri di altitudine e almeno il 30 per cento presentava pendenze superiori al 20 per cento, oppure se l’altimetria media superava i 500 metri. Parametri giudicati «assurdi e inaccettabili» dalle Unioni montane, perché incapaci di fotografare la reale condizione dei territori marchigiani, caratterizzati da isolamento, fragilità economica, spopolamento e criticità legate al sisma e al dissesto idrogeologico.

La mobilitazione istituzionale, con il coinvolgimento della Regione Marche e degli assessori Baldelli e Consoli, ha portato a una revisione dei criteri. Oggi per rientrare nell’elenco è sufficiente rispettare almeno uno dei nuovi requisiti, tra cui un’altitudine media pari o superiore a 350 metri con una quota minima di territorio con pendenza superiore al 20 per cento, oppure un’altitudine massima di almeno 1.200 metri.

Un passo avanti, riconosce Uncem, ma non risolutivo.

Il presidente di Uncem Marche Giuseppe Amici

«Da mesi lo diciamo con chiarezza afferma il presidente di Uncem Marche Giuseppe Amiciquesta riclassificazione andava evitata. Sapevamo che avrebbe generato divisioni tra territori che condividono le stesse condizioni. Il buon senso deve prevalere sulla rigidità. Quando una norma crea più problemi di quelli che risolve, la soluzione è ripristinare lo status quo».

Amici parla di rischio concreto di creare «Comuni di serie A e Comuni di serie B», con ricadute su scuola, sanità, trasporti, fiscalità e politiche demografiche. «Se davvero vogliamo coesione e sviluppo delle aree interne – conclude – l’unica scelta coerente è il reintegro totale dei 18 Comuni esclusi. Non chiediamo privilegi, ma equilibrio istituzionale».

Sara Moreschini

Durissimo anche l’intervento della sindaca di Appignano del Tronto, Sara Moreschini.

«La nuova legge sulla montagna è un’ingiustizia – dichiara – Ha escluso Comuni storicamente montani e ne ha inclusi altri nuovi, come il capoluogo Ascoli Piceno. Avevamo avviato un’azione comune per modificare parametri tecnici che non hanno senso. A Loreto abbiamo incontrato il ministro Francesco Lollobrigida, il presidente Acquaroli e il presidente Anci Marco Fioravanti. Ci è stato detto che avevamo ragione. Due giorni dopo, il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto senza cambiare nulla. È un tradimento della parola data. Come sindaca, provo una profonda amarezza: come si può avere fiducia nelle istituzioni se le promesse durano meno di 48 ore? »

La prima cittadina annuncia battaglia: «Se i tavoli di confronto non producono risultati concreti, passeremo alle vie legali. Non lasceremo che il nostro territorio venga ignorato e calpestato».

La partita, dunque, resta aperta. Sul tavolo non c’è solo una questione tecnica di parametri altimetrici, ma un tema più ampio di coesione territoriale e di riconoscimento delle fragilità delle aree interne marchigiane.


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