C’è Sanremo, tutti davanti alla tv: Livio Canala e l’antenna sul Colle San Marco, l’idea che cambiò un’epoca

ASCOLI - Tra intuizione commerciale, tecnologia e memoria cittadina: il racconto del figlio Mario celebra un pezzo di storia ascolana e dell’innovazione televisiva negli anni Settanta: «Intuì che la vera rivoluzione sarebbe stata un’altra: i colori. E la Pantera Rosa diventò finalmente...rosa»
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Oggi, 24 febbraio, inizia il Festival di Sanremo, incollando davanti al televisore – che sfavillerà di suoni luci e colori –  milioni di spettatori in mondovisione.

 

Livio Canala

Nessuno stupore nel 2026, sono ben lontani i tempi in cui Livio Canala, storico commerciante ascolano, a metà degli anni ’70 partiva alla volta di Colle San Marco per captare con un’antenna creata sul posto per captare il segnale di Tele Capodistria e permettere agli ascolani di guardare Sanremo o altri attesi eventi.

 

A riaccendere nella memoria momenti rimasti sopiti per anni ma ancora in grado di suscitare forti emozioni è proprio il figlio di Livio Canala, Mario, autore di questa bella pagina di vita ascolana, scritta in memoria del padre, venuto a mancare nel 2024: «Ero solo un bambino ma ho vissuto questo passaggio epocale in prima persona e ne sono stato folgorato tanto da diventare un ingegnere elettronico delle telecomunicazioni»

 

 

Livio Canala con Romano Paoletti mentre approntano i primi impianti negli anni ’70

Negli anni 1975-1976, in un periodo segnato da difficoltà economiche e da un mercato ancora poco propenso all’acquisto di beni tecnologici, ad Ascoli Piceno nasce una storia che unisce innovazione, imprenditoria e memoria familiare.

 

«Quegli anni – racconta Mario Canala – erano ancora fortemente influenzati dagli effetti della crisi petrolifera del 1973, che aveva ridotto la propensione all’acquisto di beni voluttuari. La televisione era un oggetto essenziale: in Italia erano disponibili solo due canali, il Nazionale e il Secondo, in un contesto mediatico ancora rigidamente regolato. Le televisioni private erano praticamente inesistenti e le trasmissioni a colori rappresentavano una vera innovazione tecnologica e culturale».

 

L’IDEA VINCENTE DI PORTARE I COLORI AD ASCOLI – Nel negozio della famiglia Canala in piazza Viola, i televisori esposti erano ancora simili a quelli di dieci anni prima: pesanti, costosi e legati alla visione in bianco e nero.

Ma Livio Canala intuì che la vera rivoluzione sarebbe stata un’altra: i colori.

«Nel nord Italia, infatti – continua Mario – i segnali televisivi provenienti da Francia e Svizzera, che utilizzavano il sistema Secam, riuscivano ad attraversare i confini e raggiungere le zone subalpine. L’effetto curiosità era enorme: molti erano disposti a comprare televisori a colori, anche al costo di quasi due stipendi, nonostante la consapevolezza che, con l’introduzione del sistema Pal scelto dall’Italia, quei dispositivi sarebbero diventati presto meno utili.

A differenza del nord, ad Ascoli non era possibile accedere a quelle trasmissioni. Serviva una soluzione alternativa».

 

L’inizio delle trasmissioni a Tele Capodistria

CAPODISTRIA E LE NOTTI A COLLE SAN MARCO  – La risposta arrivò guardando verso est, oltre l’Adriatico, verso la ex Jugoslavia e in particolare verso Capodistria (Koper), dove operava Tele Capodistria, emittente inserita nel circuito Eurovisione e già capace di trasmettere in Pal, con eventi sportivi e programmi di grande richiamo come partite di coppa europea, gare di sci e persino il Festival di Sanremo.

Il segnale però non arrivava direttamente.

Livio Canala iniziò così una vera e propria ricerca tecnologica e commerciale. Il racconto del figlio: «Ogni sera, dopo la chiusura del negozio, partiva con amici e collaboratori a bordo di una Autobianchi A112, caricando pali metallici, antenne e apparecchiature improvvisate, dirigendosi verso Colle San Marco.

Qui, utilizzando l’elettricità concessa dall’hotel Miravalle e lunghe prolunghe assemblate sul posto, veniva installata un’antenna artigianale su un palo tenuto in equilibrio dagli amici. Tra freddo, notti lunghe e tentativi continui, si provava a intercettare il segnale, con grida e regolazioni continue: “Gira”; “no, al contrario”; “forse così”.

Il segnale era instabile, dipendente dalle condizioni atmosferiche, ma la determinazione portò progressivamente a risultati concreti».

 

IL PRIMO TRALICCIO – L’iniziativa si trasformò presto in progetto imprenditoriale. Attraverso il passaparola con le aziende del settore, si scoprì l’esistenza di ripetitori a Osimo e a Montefalcone Appennino, dai quali era possibile rilanciare il segnale verso Ascoli.

E’ ancora Mario Canala a parlare: «Su Colle San Marco venne installato il primo traliccio trasmissivo dopo quello della Rai, realizzato dal consorzio di rivenditori di elettrodomestici guidato da mio padre. La posizione fu studiata con attenzione anche per ragioni paesaggistiche: il traliccio venne collocato su un’area rocciosa visibile solo verso nord, con vegetazione a sud per renderlo quasi invisibile dalla città».

 

L’INNOVAZONE DEI SEGNALI FUORI BANDA – «La vera svolta tecnologica – prosegue il racconto – arrivò con la trasmissione dei segnali di Capodistria “fuori banda”, per evitare interferenze con la Rai. Per ricevere il segnale servivano un’antenna domestica e un convertitore di frequenza, quelle piccole scatole arancioni che iniziarono a comparire sui tetti delle case ascolane.

Questa soluzione, nata per necessità tecniche, anticipava di fatto concetti moderni di trasmissione selettiva dei segnali televisivi».

 

Uno dei primi Tv color di marca Mivar

I PRIMI TELEVISORI A COLORI AD ASCOLI – Nonostante l’innovazione, il progetto iniziale non generava ancora sufficiente domanda: i televisori Pal erano costosi e importati dalla Germania. Il consorzio affrontò costi elevati e un mercato ancora incerto, ma la curiosità del pubblico cominciò a crescere.

 

«Un ruolo simbolico fu giocato anche dalla comunicazione – sottolinea Mario – un giornale locale pubblicò una foto in bianco e nero del negozio di piazza Viola con un televisore acceso, descritto come a colori. Quel televisore era un Sony compatibile con diversi standard, prestato temporaneamente dal grossista Alberto Ciabattoni di San Benedetto del Tronto, dove le trasmissioni a colori erano già attive grazie a Telecavo, poi divenuta Tvp.

Nel 1976 arrivarono finalmente anche ad Ascoli i primi televisori Pal, tra cui i Mivar, dotati di ben sette tasti per i canali e privi di telecomando».

 

Il racconto di Mario Canala si chiude con un’immagine affettiva e familiare: «I cartoni animati delle 19,30 da Capodistria. Grazie a quell’innovazione e all’impegno di mio padre, la Pantera Rosa diventò finalmente… rosa» e per gli ascolani il momento segnò l’ingresso simbolico della città nell’era della televisione a colori. 


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